SOTTO IL SEGNO DI MEL GIBSON

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Fantathriller dalle venature horror, "Signs" mette in campo l'alieno cattivo, combattuto da un mistico Gibson dagli occhisempre più blu. Messi in risalto dalle rughe…

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In tempi di celebrazioni stregonesche con Halloween alle porte, non fa male godersi al cinema un fantathriller dalle venature horror come ‘Signs’ del regista indoamericano Manoj Night Shyamalan, trentenne di Madras emigrato in Pennsylvania, celebrato regista de ‘Il sesto senso’ e ‘Unbreakable’, già considerato degno erede del talento spielberghiano per visionarietà e doti autoriali. Altra sensata attrattiva è il protagonista principale del film, il fascinoso quaranteseienne Mel Gibson (chi non si ricorda il suo splendido nudo posteriore in ‘Arma letale’ che in tempi di edonismo maschilista fece scalpore?) nell’insolita parte di un prete che ha perso la fede dopo la morte accidentale della moglie.

I ‘segni’ del titolo sono un fenomeno reale, i cosiddetti ‘crop circles’, ovvero i ‘cerchi nel grano’, elaborati disegni geometrici che da anni compaiono in molte piantagioni sparse in tutto il mondo e di cui il regista dà una spiegazione semplice e allarmante: sono di natura aliena, utili come ‘mappatura’ di riferimento per veicoli extraterrestri pronti all’invasione. E padre Graham se li ritrova nel suo campo di grano, di fronte alla casa dove vive coi due figlioletti Morgan e Bo e il fratello Merrill, convinto all’inizio che si tratti dell’opera di due vicini rompiscatole e burloni e poi rassegnato a un’interpretazione non umana dopo che anche la tv ha annunciato la colonizzazione aliena con tanto di astronavi stazionanti sopra l’immensa Città del Messico. Ma più che a uno sviluppo di ordinaria fantascienza, il regista si interessa a un’interpretazione mistico-filosofica dell’evento, con tanto di rimessa in discussione dello scetticismo del prete (che riprenderà a esercitare) e a riflessioni sulla libertà individuale e sul destino governato o meno da una logica superiore (i dialoghi esistenziali col fratello intepretato dal giovane Joaquin Phoenix).

Molto cupo, pervaso costantemente da un’atmosfera inquietante e brumosa di rassegnazione pessimista – probabilmente il clima che si respirava sul set dato che il film è stato girato subito dopo l’11 settembre – è meno riuscito de ‘Il sesto senso’ ma conferma le doti registiche di un autore abbastanza anomalo nel panorama appiattente delle major americane, più interessato a stupire col non detto e il non visto che con facili effettacci splatter.

Molti i momenti di pura paura: dall’angosciante apparizione del primo alieno antropomorfo nelle riprese amatoriali durante una festa per bambini in una cittadina brasiliana, al finale romeriano con i mostri artigliati che assediano la famiglia nella cantina della casa ormai isolata dal mondo.

Il piccolo Morgan Hess è interpretato da Rory Culkin, fratello-fotocopia del più noto Macaulay: bravissimo. Come la piccola Bo (Abigail Breslin) a cui spettano le battute più lucidamente ironiche del film. Il regista si ritaglia invece il ruolo-chiave del veterinario che investì la moglie del prete ed è roso dai sensi di colpa. Che dire di Mel Gibson? Nonostante l’espressione costantemente addolorata e immusonita necessaria per questo ruolo, sta invecchiando bene e le rughe che contornano gli splendidi occhi blu gli donano come non mai: potrebbe diventare un ‘vecchio sexy’ alla maniera di Sean Connery, speriamo.

Nel frattempo godiamocelo mentre combatte il Male qui molto tangibile ed extragalattico.

Segnatevelo.

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