SPIE OMO E BOXER TRANS

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Weekend al Togay con il primo film italiano. Buono "Walk on Water" di Eytan Fox, autore di "Yossi & Jagger". Ossessioni ursine in "Dancing", intrighi bisex in "Grande...

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TORINO – Spie, agenti in incognito, dossier misteriosi, servizi segreti: due film in concorso del Togay raccontano, con esiti diversi, un tema da spy story classica e ci innestano argomenti gay. Ed entrambi, pur non essendo film tedeschi, sono strettamente legati alla Germania: ‘Anime veloci‘ di Pasquale Marrazzo, primo lungometraggio italiano in concorso della storia del festival, è infatti ambientato a Berlino e narra l’intreccio (un po’ pindarico) tra due storie molto diverse.

Un travestito napoletano buddhista molto effeminato si prostituisce di giorno insieme a una ragazza bassa e sfacciata. Un suo cliente, Andreas, si innamora di lui ma viene minacciato da un’ex detenuta politica, Susanne, che viene a scoprire dai dossier della Stasi di essere stata spiata da lui. Il travestito assiste alla morte violenta di Andreas e si trova a fuggire in Italia insieme a Susanne ma le vite di entrambi rischiano di correre troppo velocemente. Interpreti bravi (c’è anche Arnoldo Foà nei panni del padre di Susanne, presente in sala e applauditissimo) ma risultato faticoso e atmosfera lugubre pesantemente teutonica. Voto: 6.

Molto più riuscito il film israeliano ‘Walk on water‘ (‘Cammina sull’acqua’, foto accanto al titolo) di Eytan Fox, il regista di ‘Yossi & Jagger‘ che si conferma un autore interessante da seguire con attenzione. Attacco fulminante: appena sceso da un battello, un uomo accompagnato da moglie e figlio viene urtato da un tipo che era a bordo e muore istantaneamente. In realtà si tratta di un agente segreto del Mossad, Eyal, figlio di vittime dell’Olocausto che l’ha terminato con una siringata letale. La missione successiva è trovare il nonno di due fratelli, Pia e Axel, un criminale nazista che dovrebbe essere ancora vivo da qualche parte in Germania. Per carpire informazioni si spaccia da guida turistica di Axel e lo porta in giro per la nazione, dal Muro del Pianto a Gerusalemme fino alle acque salate del Mar Morto. Tra i due si instaura uno strano rapporto d’amicizia messo in crisi dalla scoperta di Eyal sull’omosessualità di Axel. Quando Eyal va a trovare Axel in Germania e scopre che il nonno è presente a una festa in una villa di famiglia, non ha però il coraggio di ucciderlo. La strana miscela di ingredienti (spie e omosessualità, commedia e dramma) ha uno suo inaspettato equilibrio e il regista riesce a tenere saldamente in mano le redini della storia dall’inizio alla fine. Fascinoso e funzionale il protagonista che interpreta il ruolo di Eyal, Lior Ashkenazi, quasi un Andy Garcia mediorientale. Eytan Fox ha dichiarato che per fare il film ci sono voluto ben 5 anni e l’aiuto finanziario di suo padre. Nel frattempo ha realizzato il meno costoso ‘Yossi & Jagger’ che aveva vinto al Togay il premio del pubblico. Voto: 7 e ½, per ora il migliore del concorso.

Meno convincenti invece i film francesi. ‘Dancing‘, realizzato a sei mani da Patrick Mario Bernard, Xavier Brillat e Pierre Trividic, è un’anomala pellicola d’autore densa di simbologie freudiane trasfigurate però da uno schizofrenico sguardo lynchiano. Una coppia di orsi molto simili vive in un dancing abbandonato sul mare, in Bretagna. Uno dei due, un artista figurativo ossessionato dal soggetto ursino, resta impressionato da un’immagine di due strani figuri che appaiono sul retro di una loro intervista rilasciata a una giornalista locale. Quando il fidanzato va a fare un viaggio in Danimarca, inizia a vederli nel sottoscala della sala da ballo e a convivere con uno di essi, una specie di suo doppio, e teme di impazzire. Quando scopre che un uomo con cui chatta vede anche lui il misterioso essere via webcam lo invita a casa: l’ospite inizierà ad avere allucinazioni in cui il dancing viene invaso da infiniti cloni di se stesso. Nonostante lo stile molto personale e l’abilità della regia lo rendano degno di attenzione (è girato in DV in maniera estremamente sofisticata), il risultato è quanto mai ostico e trascinato: bastava un cortometraggio. I registi hanno dichiarato di essersi ispirati “alle atmosfere dei romanzi di Maupassant”. Voto: 6+.

Schermaglie amorose bisessuali si sono invece viste nell’impersonale ‘Grande Ecole‘ di Robert Salis in cui un gruppo di giovani frequentano una specie di college per imprenditori. Quando un giovane bisex difende un imbianchino di colore dagli insulti di un superiore e se ne invaghisce, si innesca una serie di seduzioni multiple che sconvolge gli equilibri della comunità. Tratto da un testo teatrale ben scritto ma reso sullo schermo in maniera molto accademica (e con cadute di gusto, come la scena di sesso su letto rotante e specchi multipli), è una specie di aggiornato Laclos (‘Le relazioni pericolose’) in versione bisessuale. Voto: 5.

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