Terremoto al Togay, via i programmatori

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Il direttore Minerba cambia staff: «D’ora in poi ci sarà più attenzione ai gusti del pubblico. E sceglierò selezionatori di indubbio prestigio». «Non sa fare il direttore» ribattono...

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Successo di pubblico e critica, apprezzamenti (e ringraziamenti) a pioggia, un clima apparente sereno riconosciuto cum gaudio. Sembrava che al Festival Glbt di Torino "Da Sodoma a Hollywood" tutto andasse per il meglio. Invece no. Da anni c’è una frattura personale, sempre più profonda, tra il direttore Giovanni Minerba, alla guida da quando è nata la manifestazione, 24 anni fa, e la triade dei programmatori composta da Cosimo Santoro, Davide Oberto e Ricke Merighi a cui non è stato rinnovato il contratto annuale in scadenza a maggio. Un campanello d’allarme lo avevamo percepito anche noi, ascoltando le lamentele da parte dell’audience che storceva il naso per la presenza, da taluni giudicata eccessiva, del cinema orientale (ben sei titoli in concorso nell’ultima edizione) e una marcata tendenza d’essai verso una ricerca di sperimentazione più autoriale che faceva la gioia di alcuni cinefili ma veniva giudicata solo snob e di bassa qualità da parte del grande pubblico.

«Da parecchio tempo è venuto a mancare il rapporto di fiducia» ci spiega Minerba. «Ma non è vero che sono stati licenziati come loro stessi hanno scritto su Facebook. Il Museo Nazionale del Cinema non ha proceduto ad alcun licenziamento all’interno dell’organico del Festival, poiché dal sottoscritto non è stata mai sollevata tale richiesta. Nel 2010 il Festival celebrerà i suoi primi 25 anni e in prospettiva di questo straordinario evento è necessario prevedere, organizzare e costruire, anzi ricostruire, uno staff ampiamente motivato, affiatato e coeso, dove qualunque motivo o elemento di criticità, pur inevitabile, possa essere serenamente individuato, circoscritto e reso innocuo.

Questa esigenza primaria non sussisteva, e la perdurante latenza di incomprensioni, sovrapposizioni, micro conflitti interni, avrebbe seriamente messo a repentaglio un buon clima di lavoro, di passione comune e obiettivi chiari, condivisi e partecipati.

Non sono mai state in discussione la qualità delle prestazioni fornite da Cosimo Santoro, Davide Oberto e Ricke Merighi, il loro rigore filologico e il generoso contributo volto a far conoscere produzioni che diversamente sarebbero rimaste confinate in ambiti e territori molto parziali e regionali, ma è stata anche raccolta la lamentela di eccessiva concentrazione di attenzione, e risorse, su alcuni filoni e prodotti cinematografici troppo lontani dalle aspettative e dalle esigenze di una fetta del nostro pubblico, che si è in parte disamorato. Ho dato a Santoro, Oberto e Merighi troppa libertà di gestione. Hanno preso decisioni e scelto film senza avermi consultato».

«Le affermazioni sulla mancanza di fiducia sono gravi» ribatte Cosimo Santoro. «In questi anni c’è stata concertazione ma mi sorge un dubbio: il festival ha sempre avuto una forte impronta che non era del direttore. Il lavoro lo faceva lui o chi collaborava con lui?». Riguardo a come sarà il venticinquennale del Togay, Minerba però non ha dubbi: «Le parole di Santoro sono un’offesa nei miei confronti. Sarà un bellissimo festival, con persone di indubbio prestigio che si occuperanno di selezione e programmazione. Ho consumato tutta la mia scorta di caffè pugliese per amici che venivano a parlarmi del festival dicendo che non avevano più voglia di vedere certi film. Un festival è per tutti». «Il Festival ‘Da Sodoma a Hollywood’ non è un evento come il Gay Village, il gusto del pubblico si è evoluto» sostiene Santoro. «Non mi sembra che ci siano film che non gli sono stati sottoposti, a parte le sezioni laterali curate da singole persone. Comunque la selezione veniva fatta a maggioranza, e la regola è stata data dal direttore. Ricordo che lo stesso Minerba ha una convenzione col Museo del Cinema in scadenza l’anno prossimo». «Se ritiene che noi lo abbiamo scavalcato, evidentemente non è capace di fare il direttore» aggiunge Davide Oberto, decisamente piccato. «Il fatto che non abbia avuto il coraggio di parlarci in questi mesi dimostra quanto è poco corretto. Ha inoltre un’idea un po’ autoritaria e paternalistica del pubblico, quello del festival gay è più attento e intelligente di quanto crede Giovanni. Non ha imparato a discutere con le persone e ci sta trattando come dei poveracci».

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