ToGay: finale con sorpresa

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Bilancio ultrapositivo per la 24esima edizione: è stata la migliore degli ultimi anni per qualità delle proposte e numero presenze. Rivelazioni Hung e Arrieta, una bella scoperta la...

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È stato un trionfo. Si temeva un’inflessione di presenze, visto che è durato un giorno in meno e non c’è stata la serata di preapertura: invece il 24° Festival GLBT di Torino ha totalizzato circa 35.000 presenze con un sensibile aumento del 5%, proponendo agli spettatori la migliore selezione cinematografica degli ultimi anni.

La giuria ha fatto un buon lavoro, scegliendo il veemente “Leonera” per il premio Ottavio Mai, evidenziando la regia di Trapero, definita “rigorosa e geniale”, e l’esemplare interpretazione della protagonista Martina Gusman, madre coraggio dalla travolgente sensibilità ferina. Ma sarebbe stato davvero un atto di coraggio invertire i massimi riconoscimenti facendo salire sul gradino più alto del podio lo ‘scandaloso’ Elève libre (l’angelico Jonas Bloquet è stato paragonato a Tadzio in ‘Morte a Venezia’) che si deve accontentare del Premio Speciale, anche perché “Leonera” è ben poco lesbico – la tematica queer è secondaria – mentre l’irriverente dramma di Lafosse ha la forza di scuotere lo spettatore attraverso stimolanti interrogativi senza risposte rassicuranti e andando a fondo sulla questione pedofilia, anzi ‘efebofilia’ come hanno giustamente fatto notare i nostri lettori sul forum (il protagonista ha sedici anni quindi ‘tecnicamente’ non è pedofilia).

C’è stato anche un piccolo giallo che dimostra quanto il terreno in questo campo sia scivoloso: il comunicato ufficiale motivava la scelta “per il coraggio con cui affronta in modo profondo, intelligente e estremamente rigoroso un tema difficile e scabroso come quello della pedofilia grazie a una sceneggiatura perfettamente calibrata con dialoghi asciutti ed essenziali”. Ma nel tardo pomeriggio è stato corretto e la parola ‘pedofilia’ è misteriosamente sparita. Più tabù di così!  Azzeccati anche i tre premi – Nuovi Sguardi e premio del pubblico più una menzione speciale della giuria – al film rivelazione “Soundless Wind Chime” di Kit Hung, visivamente affascinante e poeticamente impenetrabile, sul rapporto tra cultura occidentale e orientale. Il pubblico è rimasto totalmente spiazzato a livello narrativo e il regista ci ha dato questa spiegazione: i ragazzi svizzeri sono due ma interpretati dallo stesso attore e tutta la parte ‘alpina’ è in realtà un lungo flash-forward.

Con inserti musical alla Tsai Ming-Liang e una forza espressiva non comune, Hung firma una suggestiva ricognizione sul concetto di morte come abbandono in cui il confronto tra due visioni queer del mondo si fonde in un afflato amoroso di struggente intensità (il titolo si riferisce a quei caccia spiriti che si appendono al soffitto e tintinnano mossi dal vento).

Pimpante la cerimonia di premiazione con la scoperta di un’inedita Vladimir Luxuria nelle vesti di cantante, sempre più avvenente (ma forse troppo magra): che classe e che voce! Chapeau anche al talento detonante di Gennaro Cosmo Parlato che ha presentato un estratto dal suo nuovo album "Soubrette" e al carisma ‘funky’ di Georgeanne Kalweit, voce americana dei Delta V ma naturalizzata lodigiana, quando ha intonato un’emozionante “Over the rainbow”.

In chiusura si è vista una commedia spagnola corale poco significativa e soporifera, “Mentiras y gordas” (“Ciccia & bugie”) di Alfonso Albacete e David Menkes sulle trascinate notti in discoteca di un gruppo di giovinotti, tra cui un gay innamorato senza speranza di un etero: forse non si era mai vista in un film gay così tanta droga consumata ovunque ma, onestamente, non ne sentivamo il bisogno.

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Quest’edizione si ricorderà anche per l’ineffabile charme degli ospiti presenti: su tutti una commovente Franca Valeri che ha rivelato alla platea adorante (standing ovation da far venire giù il cinema): “Ho scoperto che cosa ci unisce: l’ironia. Voi ridete quando faccio la signora Cecioni o la signorina Snob: c’è un legame oso dire culturale. Sono veramente felice di essere qui. Anche perché a questo festival sono passati molti film tra cui uno dei più bei ricordi della mia carriera cinematografica, "Parigi o cara". Siete tanti e molto esperti in umorismo!”. Abbiamo potuto così (ri)vedere lo spassosissimo “Il segno di Venere” per la regia di Dino Risi – che cast, ragazzi: Sofia Loren, Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Peppino De Filippo e un bellissimo Raf Vallone – in cui la compostina Cesira dattilografa cerca i tre uomini evocati da un giro di carte della vicina emiliana (ah, quell’immortale “Invitata?” “No, un’occhiatina…”) mentre davanti alla sorella Agnese tutti sdilinquiscono.

Anche nel disimpegnato "Leoni al sole", esordio dell’ex marito Vittorio Caprioli, la Valeri interpreta uno dei suoi personaggi chiave, la milanese riservata Giulia che si innamora di Mimì, un memorabile Philippe Leroy in versione napoletana. “Mentre giravo pensavo solo alle commedie che avevo scritto, avevo il terrore che non venissero rappresentate!” ha svelato la Valeri. “Vittorio fu colpito dalla gestualità di Philippe: gli sembrava perfetto per il ruolo”.

Rivelazione caustica e urticante, lo strepitoso Leopoldo Mastelloni che ha presentato un documentario molto riuscito, “Metti una sera con… Patroni Griffi” e ci ha concesso un’intervista esclusiva di prossima pubblicazione.

L’omaggio a Adorfo Arrieta ci ha fatto invece scoprire un interessante autore underground spagnolo d’ispirazione surrealista che ha lavorato molto a Parigi, amico di Jean Marais e Marguerite Duras, influenzato da Cocteau (l’ossessione per gli angeli), quasi un Warhol europeo per il suo colorato demi-monde popolato di travestiti, autore di almeno un capolavoro, il poetico e straziante “le jouet criminel”, instancabile nel montaggio frenetico e ininterrotto delle sue opere.

Bella anche la nuova sigla firmata da Ennio Di Giacomo e Giampiero Majolo, con significative immagini dei film del festival che occhieggiano sui palazzi barocchi del centro di Torino.

L’assessore alla cultura Fiorenzo Alfieri ha promesso grandi festeggiamenti per celebrare le nozze d’argento il prossimo anno. L’affezionatissima madrina del festival, la fascinosa Laura Righi, ha proposto un anello Cocteau (tre vere intrecciate) per coronare il rito: verrà rispettato il cerimoniale?

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