Toni Erdmann, che spasso questo naked party assolutamente folle

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Non perdetevi la commedia eccentrica della tedesca Maren Ade che ha sfiorato l’Oscar: un rapporto padre e figlia come non se ne sono mai visti.

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La scena più queer della stagione, nel senso etimologico di ‘eccentrica’, è appannaggio dell’originale e intelligente commedia tedesca Vi presento Toni Erdmann di Maren Ade, finalmente in uscita nelle sale italiane dopo aver sfiorato l’Oscar come miglior film straniero e aver vinto cinque European Film Awards (l’avevamo vista in concorso a Cannes l’anno scorso dove si è aggiudicato il prestigioso premio Fipresci della critica).

È un naked party folle, imprevedibile, da far invidia alla FKK, la Cultura del Corpo Libero fondata negli anni ’20 in Germania, a cui partecipa anche una persona non nuda col costume da kukero, una tradizione delle zone montane bulgare, una sorta di scimmione peloso con la testa altissima che allontana gli spiriti maligni… ma non vi sveliamo di più. Anche perché sulla Croisette il pubblico rideva divertito per le trovate a catena ma occhio: si tratta di umorismo teutonico, quindi sottile e stralunato. Bisogna gradire il genere.

Ines (Sandra Hüller, attrice soprattutto teatrale, bravissima) è una carrierista di quelle indefesse, tailleur azzimato e professionalità impeccabile, lavora a Bucarest per un’azienda tedesca ed è esperta in outsourcing, cioè aiuta le nuove imprese ad appaltare a società esterne servizi e processi produttivi, “insomma a licenziare”. Suo padre si chiama Winfried (Peter Simonischek), è un insegnante di musica in pensione, separato dalla moglie, e vive solo col suo cane sofferente. È un ex hippy con molta nostalgia della sua giovinezza e ha l’abitudine di fare scherzi ridicoli, spesso imbarazzanti, peggiorati da improbabili travestimenti. Si spaccia persino per gay ossessionato dai dildo che ordinerebbe via posta (è il primo, bizzarro scherzo). Quando vede sua figlia non riesce quasi a parlarle, lei è sempre al telefono, stressata e senza altri interessi oltre a quello lavorativo che, però, lentamente la logora.

Quando lui la va a trovare a Bucarest, non è altro che un impiccio e un fastidio: lui decide quindi di travestirsi, riconoscibilissimo, da Toni Erdmann, l’immaginario coach del suo boss, con tanto di dentiera finta e parrucchetta inguardabile. Un tocco di follia entrerà quindi nel mondo aziendale organizzato e impegnato solo al profitto, contagiando la stessa, irreprensibile Ines. Che lentamente scoprirà che nella vita non c’è solo il sesso cheap magari utile per fare carriera (la scena dei dolcetti è raccapricciante!) e che, pensando solo al successo professionale, si rischia di trascurare gli affetti famigliari, la possibilità di un amore, la felicità.

Una frase bellissima del padre recita: “Mentre siamo attivi e giovani, lavoriamo, telefoniamo, ci agitiamo, e intanto il tempo scorre. Perdiamo tante cose per strada, ma ce ne accorgiamo solo dopo; solo alla mia età, da anziani. Tuttavia non c’è soluzione, perché in quel momento della vita non possiamo capirlo”.

Se dobbiamo trovare un difetto a Vi presento Toni Erdmann è la lunghezza di due ore e quarantadue minuti che potevano essere scorciati di mezz’ora, anche se non è affatto noioso: i personaggi hanno bisogno di tempo per evolvere nel corso della narrazione. La regista aveva anche fatto una versione più corta che però, secondo lei, non funzionava.

Il remake americano è già in pre-produzione e avrà come protagonista nientemeno che Jack Nicholson.

Da vedere.

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