TORINO, ANTEPRIMA DEL FESTIVAL GAY

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In esclusiva per Qx, il direttore del festival gay "Da Sodoma a Hollywood" racconta la prossima edizione, che vedrà protagonisti Fassbinder, George Cukor, David Bowie e Marlene Dietrich....

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Il Festival internazionale di aprile a Torino è la più grande e seguita manifestazione italiana di cinema gay. Potrebbe darci qualche anticipazione sull’edizione del prossimo anno che sarà la sedicesima?

"L’anticipazione più importante può essere quella che il Festival più di sempre sarà un successo! Sicuramente uno degli eventi più significativi sarà la retrospettiva dedicata a Fassbinder che anticipa il ventennale della sua scomparsa. Poi una delle ‘icone’ sarà la mitica Marlene Dietrich insieme a David Bowie, e anche qui ci sarà da sbizzarrirsi per dare l’opportunità soprattutto alle nuove generazioni di scoprire e vedere del grande cinema, grandi interpreti, cosa che sicuramente interesserà anche le vecchie generazioni che avranno la possibilità di rivederli. Insieme a loro ci saranno gli indimenticabili film di George Cukor per la sezione ‘A volte ritornano’. E poi, come sempre, tante sorprese".

‘Da Sodoma a Hollywood’ collabora alla realizzazione del canale satellitare Rainbow Channel Television. Di che cosa si tratta e qual è il vostro contributo?

"E’ una nuova, bella e dura esperienza. Nasce da un’idea di Alessandro Golinelli, il direttore che caparbiamente la sta portando avanti con successo grazie alla società (la Digital World Television) che sta investendo su questo progetto. E’ una pay-tv che si propone di dare maggiore visibilità a tutti i film gay/lesbici che non hanno una normale diffusione, occupandosi anche di informazione, cultura, produzione di materiali che servono sempre per poter dare visibilità a manifestazioni, spettacoli, e così via. Ad esempio io ho avuto modo di filmare un bellissimo spettacolo teatrale che purtroppo è andato in scena solo a Roma, ‘Che cos’è mai quest’amore‘ (confessioni di alcuni sacerdoti gay, diretto da Carlo di Majo – NdR) che sarà mandato in onda, e poi è stato selezionato per il Torino Film Festival che si svolgerà nei prossimi giorni sotto la Mole. Il nostro contributo è di vario tipo, principalmente ci occupiamo dell’acquisto dei film, io sono stato nominato vicedirettore e do una mano a realizzare il palinsesto".

Il cinema gay sta lentamente ottenendo una sua fetta di mercato nella distribuzione dei circuiti nazionali. Come sono evoluti i rapporti tra il Festival gay e le case distributrici italiane?

"A parte qualche felice eccezione, per esempio lo scorso anno con la Medusa per il film di Schlesinger (‘Sai che c’è di nuovo’ con Madonna e Rupert Everett, NdR), o due anni fa con la Lucky Red, non c’è stata un’evoluzione…"

In questi giorni cade l’anniversario della scomparsa di Ottavio Mai. Com’è cambiato lo spirito del Festival dai tempi di Ottavio e qual è il modo migliore per ricordarlo?

"Credo che la maggior parte delle persone che ricordano Ottavio lo facciano indipendentemente dal Festival ma nello stesso tempo non si possono scindere le due cose, Ottavio era con me e intorno a noi c’era il Festival. Quest’anno poi, non c’è modo migliore per ricordarlo soprattutto con la retrospettiva su Fassbinder: Ottavio amava il suo cinema, era il suo regista preferito. Lo spirito del Festival è cambiato perché ha avuto una sua evoluzione naturale, evoluzione che comunque è cominciata con l’ultima edizione fatta insieme, quella del 1992, con una bellissima retrospettiva dedicata a Genet".

Il Festival gay di Milano s’è visto ritirare recentemente dalla Regione un finanziamento di dieci milioni, decisione poi sovvertita da un intervento del Consiglio Regionale lombardo. Quello di Torino corre qualche rischio?

"Innanzitutto sono contento di quella che è stata la decisione finale del Consiglio Regionale lombardo, sicuramente è una decisione che mi porta a pensare bene, anche se noi da qualche anno abbiamo una giunta regionale di centrodestra e possiamo dire che non ci sono stati grossi problemi. L’assessore alla cultura Leo pur con molte difficoltà ha sempre appoggiato il nostro Festival, anche se la destra (An e Lega) in Regione non ha mai opposto resistenza, mentre sappiamo tutti qual è sempre stato il loro atteggiamento in Comune, dove sono all’opposizione.

Bisogna comunque dire che non viviamo sogni tranquilli, il Festival cresce sempre di più e avrebbe bisogno di più risorse ma purtroppo è già da qualche anno che, a parte il Ministero dei Beni Culturali che ogni anno aumenta il contributo, e sponsor privati come Benetton e il British Council, i finanziamenti degli enti locali sono sempre gli stessi. Noi comunque abbiamo fede, soprattutto in noi stessi. E siamo sicuri che prima o poi arriverà qualche gay ricco che, magari in forma anonima, deciderà di finanziare il Festival! Certamente contiamo anche molto sui giovani imprenditori gay che potranno decidere di aiutarci".

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