Tribeca Film Festival, la creatura di De Niro svela un’anima queer

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Mai come quest'anno la cinekermesse newyorchese dà spazio al cinema gay: dalla commedia brillante "Gay Best Friend" al melò lesbico "Reaching for the Moon" e aL doc su...

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Tribeca è un vivace quartiere modaiolo di Lower Manhattan, affacciato sull’Hudson a ovest e confinante con le folcloristiche Chinatown e Little Italy a est ma abbellito dall’effetto civetta di celebrities che vi dimorano quali Julia Roberts e Beyoncè. Deve il suo nome alle iniziali di “TRIangle BElow CAnal Street”, ossia “triangolo sotto Canal Street”. Sceso di quotazioni dopo l’immane tragedia dell’11 settembre – non è distante dal World Trade Center – sta recuperando terreno e smalto anche grazie al Tribeca Film Festival fondato l’anno dopo, nel 2002, da Robert De Niro e Jane Rosenthal, una sorta di mini-Sundance della East Coast, vetrina di un certo prestigio per il cinema indipendente americano ma non solo. Ma quest’anno il triangolo di Tribeca diventa rosa. La sua dodicesima edizione, infatti, in programma dal 17 al 28 aprile, si preannuncia densa di molti interessanti titoli a tematica lgbt. Sarà presentata in anteprima mondiale quella che potrebbe essere la commedia gay dell’anno, “G.B.F. (Gay Best Friend)” di Darren Stein, su un adolescente che fa coming out e tenta una imprevedibile scalata sociale attraverso una strategia mirata: diventare l’accessorio imprescindibile delle ragazze che contano, ossia il migliore amico gay.

Si vedrà anche la rom-com taiwanese “Will You Still Love Me Tomorrow?” di Arvin Chen in cui il timido Weichung, sposato da nove anni con Feng che vorrebbe un secondo figlio, rincontra l’ex fiamma Stephen, organizzatore di matrimoni, e lo convince a riprendere la frequentazione dell’ambiente gay come faceva prima di sposarsi. Quando Weichung si invaghisce di un assistente di volo le cose si complicano, complice l’intromissione della madre e della suocera. Nel melò brasiliano “Reaching for the moon” ritroviamo una desaparecida Miranda Otto nei panni di una poetessa frustrata che si innamora di un architetto donna (Gloria Pires) che inizialmente le ispira profonda antipatia.

Ma sarà sul fronte dei documentari queer che il Tribeca giocherà le sue carte migliori: farà il suo debutto l’atteso “Gore Vidal: United States of Amnesia” di Nicholas D. Wrathall con interviste esclusive a Gorbachev, Sting e David Mamet sulla vita del grande scrittore americano, radicale e polemista, autore del cult gay ‘La statua di sale’ e sceneggiatore dell’immortale “Improvvisamente l’estate scorsa”. I premi Oscar Rob Epstein e Jeffrey Friedman presenteranno “The Battle of amfAR” sulla prima fondazione per la ricerca sull’Aids creata nel 1985 da Elizabeth Taylor e dalla dottoressa Mathilde Krim.

L’attualissimo tema dei matrimoni lgbt è al centro di “Bridegroom” sulla morte accidentale di un ragazzo gay, Tom, ricostruita dal suo fidanzato Shane, privo di qualsiasi tutela e diritto perché non si è potuto sposare. La loro storia, raccontata in un video postato su YouTube, è stata visualizzata da più di 3,4 milioni di persone e tradotta in più di venti lingue. Grazie a Whoopi Goldberg nell’insolita veste di regista, scopriremo un’icona queer del primo Novecento, Jackie “Moms” Mabley (1894 – 1975), attrice comica di vaudeville che spesso si travestiva da uomo, bandita come pornografica dopo essersi dichiarata lesbica all’età di ventisette anni.

Peccato solo che il Tribeca Film Festival si sovrapponga come date al Togay, sennò meriterebbe davvero una morsicatina primaverile della Grande Mela.

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