‘UN-CU(L)T’, LUNGO E SENZA TAGLI

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Un’inquadratura fissa di 75 minuti su un pene: è ‘Uncut’, provocatorio film di Gionata Zarantonello. Film comico antimaschilista sulle vicissitudini del povero Ciccio, diverte e fa sorridere.

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Occhio, ragazzi, a questo bizzarro film che potrebbe diventare velocemente un vero ‘(s)cult’. È ‘Uncut – Member Only’ del giovane regista vicentino Gionata Zarantonello (‘Medley’), provocatorio film warholian-sperimentale costituito da un’unica lunga inquadratura di 75 minuti (in realtà sono tre tranches raccordate in sequenza, essendo girato in pellicola) che serra ossessivamente il pene del protagonista Ciccio bloccato a letto per una frattura del bacino con tanto di gamba steccata da un’intelaiatura metallica. Travolto da desiderio incontenibile, Ciccio cerca una donna nella sua agenda delle ‘conquiste’ ma finirà nei guai dividendo il (sudato) talamo con la compagna di un tennista vendicativo e finendo persino con l’essere accusato di omicidio della propria fidanzata da parte di un’ispettrice troppo sospettosa.

«Volevo fare il film più piccolo del mondo, il piano-sequenza era una necessità» ha dichiarato il regista «È un film comico, a me piacerebbe vedere un film così. Avrei potuto raccontare la stessa storia con un sesso femminile ma non avrebbe fatto ridere. La produzione è stata una follia: ho presentato la sceneggiatura al produttore Beppe Attene che mi ha solo chiesto se faceva ridere. Dal venerdì al lunedì eravamo già in preproduzione». Girato a tempo di record in quattro giorni di prova e una di riprese, viene distribuito per ora in tre sole copie a Roma, Bologna e Torino dalla Lantia, per cui il tam tam del passaparola è fondamentale. E la sfida del regista (che diventa una sfida anche per lo spettatore) è vinta a pieni voti: ‘Uncut’ è fatto bene, non annoia (giocato interamente sulle voci fuori campo ha anche una sottotrama gialla curiosa e riuscita) e diverte, anche se avrebbe potuto osare un po’ di più nel finale.

Al povero membro capita davvero di tutto, dai giochi erotici a base di cera e cioccolata all’intrappolamento in un aspirapolvere ‘suggitutto’, da un’estemporanea depilazione al pietoso travestimento con occhiali e sigaretta. Non manca un personaggio gay, il dottore Pasquale che ha in cura Ciccio e tenta di sedurlo fino a ergersi nudo sul letto sfoderando la sua arma migliore al suono di frasi del tenore: «Le donne non ci capiscono perché non hanno l’uccello e non sanno fare l’effetto ‘mangiatore di spade’». Al suo rifiuto: «Restiamo amici?» «Perché? Eravamo fidanzati?». Simpaticamente antimaschilista, ‘Uncut’ ironizza sui luoghi comuni del sesso («Il sesso non è che la sublimazione dell’omicidio», «Le donne si innamorano del cazzo, il cazzo è il perno su cui ruota il mondo», «Sei solo un cazzo che cammina. No, io non cammino») con un ritmo febbricitante e scanzonato che ricorda il primo Almodóvar e che avrebbe probabilmente divertito persino il grande Bazin per il suo ineludibile ‘realismo ontologico’.

A dire il vero la prima impressione di vari spettatori (non tecnica) all’uscita: «non è certo molto lungo» non è da riferirsi tanto al film, quanto piuttosto al suddetto pene protagonista, che, appartenendo all’attore porno bolognese Franco Trentalance («Abbiamo scelto lui perché ci sembrava il più simpatico e disponibile anche se all’inizio temeva di rimanere traumatizzato da questa esperienza ripagata col compenso di 1000 euro» ha spiegato Zarantonello) ci si poteva aspettare più generoso in fatto di metraggio.

E un po’ di maretta ‘Uncut’ l’ha smossa, grazie anche a una lettera a ‘Libero’da parte di un lettore indignato per il manifesto del film e all’Associazione Casalinghi Cattolici Italiani che ha così protestato: «Consideriamo questo film lesivo dell’immagine dell’uomo che, ridotto a mero apparato riproduttivo, viene ritratto come incapace di avere pensieri diversi dal sesso». Il disturbatore televisivo Gabriele Paolini ha invece protestato in Piazza San Pietro perché il film venga distribuito in almeno 20 copie. Zarantonello, nel frattempo, è già all’opera al suo prossimo film, un thriller dal titolo ‘La stanza delle farfalle’ di cui ha già avuto un finanziamento dalla Svizzera.

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‘Uncut’ è abbinato al simpatico cortometraggio ‘L’inquilina dell’ultimo piano’ di Guido Norzi e Igor Mendola, commedia ironica (ed onirica) con fotografia virata in un elegante giallo-verde sull’amore fantasmatico di un ragazzo per una prostituta, interpretato da Mao Gurlino e col gustoso cameo dei fratelli Rigueira nei panni dei gestori di una videoteca hard. I due film escono insieme vietati ai minori di 18 anni ma, per una volta, si garantisce (in tutti i sensi) che non è stato fatto alcun taglio.

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