UN TOCCO DI ROSA

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"A touch of pink" apre il 19° festival del cinema gay di Milano. Una commedia esilarante - con il fantasma di Cary Grant - sul coming out. Ce...

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MILANO – Taglio del nastro (rosa) per il diciannovesimo festival del cinema gay di Milano, nella nuova sede del cinema Manzoni, quasi esaurito per l’occasione. Ad aprire la kermesse cinematografica una pellicola davvero divertente, “Touch of pink” di Ian Iqbal Rashid, regista di origini sud-asiatiche, cresciuto in Canada e residente a Londra da molti anni. Il film, molto autobiografico, racconta di un giovane ragazzo gay e musulmano alle prese con una mamma molto all’antica che dal Canada decide di andare a trovarlo a Londra, dove vive con il fidanzato. Il protagonista, guarda caso, lavora nel cinema ed ha una passione smisurata per le vecchie commedie hollywoodiane, tanto da essersi creato nella mente il fantasma di uno dei suoi miti, Cary Grant (interpretato da Kile Maclachlan, uno degli attori di Sex and the city e icona di Twin Peaks) che, come un angelo custode, lo segue e lo consiglia. Innumerevoli gli applausi durante la proiezione, terminata con una vera e propria ovazione.
Vuoi spiegarci il significato del titolo Touch of pink?

Ci sono tre significati. Il primo è riferito ad un vecchio film di Cary Grant dal titolo “That touch of mink“. Il secondo si rifà all’espressione che usa la madre del protagonista nei confronti della pelle chiara dell’amico del figlio. Il terzo è che il rosa è un po’ il simbolo dell’essere gay, dell’omosessualità. Il film parla di molte cose, inclusa l’omosessualità, è come un tocco di rosa su tutte queste.
Come ti è nata l’idea del film, è una storia autobiografica?
Completamente autobiografica, il protagonista del film è molto simile a me, quando ero giovane, appena arrivato a Londra dal Canada. Allo stesso modo è ispirato a mia madre, al suo background indiano, a tutte le cose tipiche della comunità musulmana, ed allo stesso tempo il suo essere affascinata dalla cultura occidentale e da Hollywood, che mi ha trasmesso.
Come mai hai scelto proprio Cary Grant come icona di Hollywood?

Secondo me è una delle più grandi star, rappresenta proprio il vecchio glamour di Hollywood. Diceva ogni battuta in modo perfetto, era mascolino ma non macho e molto sensuale. Ho imparato molto dai suoi film e lui e veramente un buon simbolo di comportamenti perché era perfetto!
Era gay, secondo te?
Ci sono solo voci, ma questo non è stato importante per me. Io lo trovo comunque uno dei più attraenti tra le vecchie star del cinema.
Per interpretarlo hai scritturato Kile Maclachlan, uno dei protagonisti di Sex and the city (nel ruolo del primo marito di Charlotte. N.d.r.), serial molto amato dai gay. È stato questo il motivo della tua scelta?

Sinceramente non sapevo chi scegliere all’inizio. Mentre scrivevo il film mi domandavo sempre: “chi farà Cary Grant, chi farà Cary Grant?” e lo chiedevo pure ai miei amici e collaboratori, era terribile. Una sera a Londra, andai a teatro a vedere una commedia in cui recitava Maclachlan. Vedendolo recitare, vedendo il suo profilo, mi sono reso conto che ricorda molto lo stile delle vecchie star del cinema. È sempre molto elegante, hai dei modi vecchio stile, quindi gli mandai un copione gli chiesi di lavorare per me.
Ho letto che la tua famiglia non ha preso molto bene il fatto che tu avessi deciso di fare il regista, è così?

Sono cresciuto in una famiglia di immigrati, abbastanza povera, loro avrebbero voluto che diventassi un dottore, un avvocato, un professionista. Avevano paura che rimanessi povero e solo ed è stata dura all’inizio. Poi è stato molto eccitante perché il film è andato molto bene, soprattutto in Nord America e i miei vivono in Canada. È successo che erano su un autobus ed alcune persone parlavano del film, sottolineando che è molto difficile, talvolta, aprirsi alla propria madre. Questo è stato molto bello.
Il tuo film ha aperto il festival del cinema gay di Milano e la reazione del pubblico è stata fantastica.

Sono molto contento, credo che ci siano molte somiglianze tra la cultura indiana e quella italiana per quanto riguarda il concetto di famiglia, tradizioni, religione, ecc. Ho parlato con alcuni ragazzi stasera che mi hanno detto di aver vissuto la stessa situazione e mi hanno capito molto bene.
Vuoi aggiungere qualcosa per gay.it e per il pubblico italiano?
In Inghilterra, in America ed in Canada, dove il film è stato ben accolto, ci sono grosse comunità italiane. Mi è capitato di parlare con alcuni giovani omosessuali italiani ed ho capito che spesso hanno molte difficoltà a fare coming out a causa delle loro famiglie. Spero che il mio film possa aiutare in tal senso. Fare coming out può essere talvolta molto difficile, ma è una cosa che rende veramente felici.
Sito ufficiale del film: www.sonyclassics.com/touchofpink/
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di Francesco Belais

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