UNA STORIA NORMALE

di

40 anni, sieropositivo da 12, abbandonato dal compagno 28enne, negativo ma complessato: «Che ne sarà di lui? E cosa posso aspettarmi io dalla vita?». E la jena: «Lascialo...

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D’accordo, la storia è finita. All’improvviso, come spesso accade, senza preavviso, senza segni premonitori. La solita storia: lui, (cioè io) 40anni affermato professionista, uomo interessante; l’altro lui, un 28enne siciliano, complessato, in divisa; l’altro, l’amante, psicologo, 48enne bisex, circuito bears e ciccioni.
Sembrerebbe una normale storia a tre ma lui, cioè io, sono sieropositivo da 12 anni. Quattro anni fa, quando ci siamo rimorchiati una sera di luglio per strada, gliel’ho detto dopo 20 minuti e lui, G., se l’è data a gambe. Io ci sono stato malissimo ma il giorno dopo è tornato a cercarmi e da quel giorno siamo stati sempre insieme per quattro lunghi anni, in un momento in cui non credevo di potere più avere una relazione per via della mia sieropositività.
La storia è andata avanti tra alti e bassi con le famiglie, la convivenza, i cani, i soliti problemi di coppia ed in più lo spettro della malattia che aleggiava tra noi, come una minaccia. Lui non ce l’ha fatta, si è trovato un amante ed ha fatto in modo di farsi lasciare proprio alla vigilia del nostro anniversario, lo scorso luglio, dopo sei mesi di relazione extraconiugale e quattro anni di vita insieme. Non ha avuto il coraggio di confessarmelo. Mi ha detto che non si sentiva più parte di una coppia, che non mi amava più, anzi, no, che non mi aveva mai amato e che era stato con me solo perché ero sieropositivo. E che ora mi lasciava per lo stesso motivo per cui si era messo, a suo dire, con me:l’hiv.
Non gli ho creduto ed ho saputo solo in seguito tutta la verità sulla storia con l’altro ed ora so che quelle parole non sono sue ma sono il frutto di una seduta psicoterapeutica spicciola e di comodo, e di un lavaggio del cervello fatto da uno psicologo da due lire sul terreno fertile di un cervello con scarsa personalità. Va bene il ragazzo è mediocre, ha un grosso complesso d’inferiorità derivante dalla sua cultura (scarsa), dalla sua invidia del pene, che ha piccolo, e dalla sua semplicità. Ma io gli voglio bene e gliene volevo, perché tra tanta meschinità aveva anche tanto coraggio a stare con me, a riempirmi di attenzioni ed a fare l’amore con me. Adesso sta a 50 metri da casa mia e vive con l’altro, mediocre e triste più di lui, una storia forse più comune ma in fondo tranquilla e più adatta alle sue -limitate- aspettative. Lo vedo tutti i giorni da lontano, li vedo uscire di casa insieme ma non mi fa più male ed ho deciso di non parlare più con lui, come Meryl Streep nel film della Allende “La casa degli spiriti”. Non perché ho paura di soffrire ancora, semplicemente non se lo merita, bastava solo un po’ di onestà in più. Il dolore c’è, c’è stato ma sta passando. In un certo senso mi sento più forte, ed a volte mi chiedo, ma che ne sarà di quel ragazzo? Avrà imparato qualcosa da questa storia? Ed io, che mi devo aspettare a questo punto dalla vita? Per il momento mi aspetto solo un pò di serenità. Il resto verrà.
Angelo

Carissimo Angelo, ho scelto la tua lettera per (ri) parlare di questo argomento. Forse la meno rassicurante, la meno accomodante, ma sicuramente la più vera, la più diretta. Arriva come un pugno nello stomaco. Trovo che il tuo equilibrio, la tua maturità siano veramente apprezzabili ed auspicabili per tutti noi!! Evidentemente la malattia ti ha reso più forte, Non c’è un solo punto nella tua lettera che faccia trasparire risentimento, astio nei confronti di quello stronzo! perché, concedimelo, è solo uno stronzo!! basta trovare scuse per chi si comporta da stronzo!! altro che anima semplice…(ignorante, chiamiamo le cose con il loro nome!) invidia del pene? non è che stando con lo psicologo gli crescerà!!! Non credo ad una parola di quello che ti ha detto! altro cha paura dell’hiv! dopo 4 anni? no, non penso. E’ solo che dopo un po’ ha cominciato a fare la zoccola in giro ed ha trovato lo strizzacervelli. A tal proposito, non credo nemmeno alla tua teoria che il poverino abbia subìto un lavaggio del cervello dal nuovo amante. Quando uno deve fare del male, lo sa fare benissimo da solo. Se poi lo psicologo, lo avesse consigliato di lasciarti a causa della tua malattia, sarebbe veramente da denunciare, ma non ci voglio credere!
Immagino che il dolore sia forte ed ancora presente. Come ci dicono sempre quando si soffre per amore, l’unico vero rimedio è il tempo, banale ma vero! La cosa che invece mi sconvolge della tua lettera, caro Angelo, è che tu ti chieda “che ne sarà di quel ragazzo?”… Che ne sarà, dico io? e chi se ne frega!!! Guarda, purtroppo non avrà imparato una beata mazza da questa storia. E sai perché? te lo dico io. Perché gli stronzi non imparano mai! trovano sempre un fesso (magari innamorato) disposto a credere, a perdonare, a comprendere, e loro si sentono sicuri, protetti, dalla parte della ragione, insomma!!! Tra un po’ si stancherà anche dello psicologo e via! ricomincerà a cercare un altro disposto a “prendersi cura” del suo piccolo cervello (ed del suo piccolo pene…) Altro che pensare a lui!! pensa a te, una volta tanto!! pensa a quanto ti meriti una persona accanto che ti ami veramente. La malattia, nonostante sia sempre una cosa seria, oggi non preclude rapporti, come qualche anno fa. Non pensare nemmeno per un attimo che uno ti debba stare vicino per compassione, per pietà, “perché ha coraggio a fare l’amore con te”. Ma siamo pazzi?! chi ti sta accanto, chi avrà l’onore di stare accanto ad una persona come te, Angelo, lo dovrà fare solo perché ti ama! Ecco cosa ti devi aspettare dalla tua vita. Ma la serenità, amico mio, va trovata in noi stessi, non deleghiamo nessuno! Lo so, tu sicuramente hai un problema in più da affrontare tutti i giorni, ma non dobbiamo aspettarci che qualcuno, chiunque esso sia, qualunque sia la forza del suo amore, faccia per noi quello che nemmeno noi facciamo per noi stessi: rispettarci e farci rispettare.
Non credo di dover aggiungere niente se non augurarti tanta, tanta fortuna.
Con affetto e stima
Fabio

di Fabio Canino

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