UNA VERA MOSTRA GAY

di

Mai tanti film glbt a Venezia: premiati "I nipoti" in 'Orizzonti', seconda Coppa Volpi a Javier Bardem per "Mar Adentro" (la prima fu per un ruolo gay). Leone...

703 0

Era dal 2000 che non si vedevano a Venezia così tanti film gay/lesbo/bi e di tal fattura (medio-alta senza eccessi) quasi tutti fuori competizione.
Premi gay-oriented
La vittoria nella sezione ‘Orizzonti’ di un piccolo film artigianale, girato con due videocamere digitali e tanta fantasia, ‘I nipoti‘ (Les petits fils) di Ilan Duran Cohen è la prova della vitalità di un cinema gay-oriented che va al di là delle settorializzazioni (un po’ come questo Festival).

Il Gran Premio della Giuria più la 2a Coppa Volpi a Bardem per ‘Mar Adentro‘ dell’outed Amenàbar dimostra che i gay i film li sanno fare, eccome: Javier ha dichiarato che «Quattro anni fa il protagonista rivendicava rispetto come artista e omosessuale nella società cubana che lo discriminava, questa volta il protagonista vuole essere proprietario della sua vita fino in fondo, e lotta contro le istituzioni religiose e politiche che condannano la libertà dell’essere umano».
E la vittoria di Mike Leigh e della principessa Vera (una donna delle pulizie che pratica aborti gratis nella Londra degli anni ’50) ha premiato l’attrice col volto più espressivo, l’ineguagliabile Imelda Staunton e il film più solido, più classico, più umano che combatte un altro tabù oltre all’eutanasia, quello dell’aborto.

Il titolo italiano sarà ‘Il segreto di Vera Drake‘ (che resta nel cuore della protagonista e non è nella famigerata scatoletta con sopra raffigurata una casa che contiene la ‘ricetta magica’ per l’aborto perfetto) e sarà distribuito prossimamente dalla Bim.
Azzeccato anche il premio alla miglior regia, ‘Ferro 3‘ di Kim Ki-Duk, capace di rendere appetibile e divertente una storia d’amore estrema in cui al posto delle esche de ‘L’isola’ il regista coreano si scatena scandagliando un’ossessione per le mazze da golf e relative palline usate come arme improprie.
Una mostra pluriculturale
Di film interessanti se ne sono visti molti in questa Mostra numero sei-uno-famoso che passerà alla storia come uno dei Festival più pluriculturali, multilinguistici (Mueller parla 9 lingue: correntemente italiano, cinese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e mediamente russo, parsi e giapponese), molto glamour e divistico, fortemente insertivo, caratterizzato da storie iperdrammatiche inevitabile specchio dei tempi, giocato sui luoghi e gli spazi (‘Le chiavi di casa’, ‘La casa vuota’, ‘Il castello errante di Howl’, ‘Finding Neverland’ bellissimo), l’accumulazione disordinata e l’intreccio dei generi, l’enumerazione ordinale e palindromica in molti film (5×2, 20 dita, 4, Ovunque 6, Palindromes). La critica ha scritto un manifesto in 10 punti per rifondare se stessa (collettivo Aguirre) e Marco Mueller ha redatto un codice numerato da 1 a 10 per codificare i film presenti al Festival (l’1 è il film-treno, 9 il film-fiume, 10 l’italiano). Di fronte all’indecifrabilità della realtà il cinema cerca l’enigma, la complessità delle trame, lo stupore causato dall’impenetrabilità del garbuglio che è il mondo contemporaneo.
Divi al top
Tom Cruise, splendido con capello argenteo e meraviglioso dal vivo, con le nocche delle dita molto callose che ne fanno un vero macho; Lauren Bacall che batte tutte le star americane per il suo vestito di seta grinzata non firmato da nessun chirurgo plastico; Béatrice Dalle (‘L’intruso’ della Denis, il film più difficile del Festival) per la sua simpatia e il suo neo sulla prorompente tetta sinistra.
Party similCannes: quadrato per ‘Ciak’ sulla Terrazza Martini con Tarantino ‘malcagato’ su un divano a leggere un libro su di lui, Bova magnetico in nero e Accorsi con baffetto da sparviero; rettangolare per Spielberg in un Terminal trasparente da togliere il fiato ricostruito sulla spiaggia dell’Excelsior; a spirale per Ozon (10 vips intercettati); rotondo per il frizzante Brachetto Party con fiumi di vino.
I tre migliori
In un Festival dove il triangolo (sessuale, geometrico, amoroso) l’ha fatta da padrone ecco i 3 titoli più belli e stimolanti, gay e non, visti a Venezia:
1) HOTEL PROMISED LAND di Amos Gitai
Due prostitute costrette a diventare amanti e poi amiche per salvarsi la vita in un Hotel che è Israele, dopo essere state vendute all’asta come vacche: il film più duro e più estremo del festival, con un’Hanna Schygulla da brividi nella parte della maitresse che le trucca prima del lavoro. Una bomba sull’hotel le salverà. Senza compromessi.

2) VERA DRAKE di Mike Leigh
Perché è l’unica eroina sincera vista a Venezia, una pura di cuore che verrà sacrificata all’altare dell’arretratezza culturale in una tristissima Londra postbellica resa con maestria dal più grande cantore del proletariato inglese. Commovente.
3) MYSTERIOUS SKIN di Gregg Araki
Perché è stato il più grande successo di pubblico e critica, per la sua dolcezza infantile (i croccantini sul volto del protagonista come fiocchi di neve) e durezza estrema (il sesso hard senza censure), per la sua storia con un punto cieco colmato dall’amore gay, per il segreto ‘in quella casa’ e per il futuro dei suoi attori. Riconciliante.
Alla prossima con altri 7 titoli.
Momento trash
Alla proiezione del film trittico di Wong Kar-Wai, Soderbergh e Antonioni, a metà del secondo episodio (una scena dallo psicanalista con Robert Downey jr, bisex dichiarato) cambio di stile: arriva una gang losangelina in un pub dove un negrone sta facendo uno strip. Critici sorpresi. Per dieci minuti nessuno dice nulla. Poi si scopre l’inganno: si trattava di una scena di ‘Stryker’ di Noam Gonick, un adepto di Bruce LaBruce, figlio di un marxista radicale. Il proiezionista aveva sbagliato rullo. Urla in sala (‘Buffoni!’, ‘W la foca!’), il produttore americano che si scusa sul palco mentre Spike Lee in sala resta sbigottito, Ghezzi riprende tutto con la sua videocamera. Proiezione ripristinata dopo un quarto d’ora. A seguire l’intenso ‘Filo pericoloso delle cose’ con le donne nude di Antonioni. A Venezia non era mai successo.

Leggi   Padova Pride Village: questa settimana Cinzia Leoni, l'omofobia in politica e il fondatore di Spetteguless
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...