VERI MA(S)CHI AL TORINO FILM FESTIVAL

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Alto tasso di virilità al XXIV TFF che apre con 'Flags of our Fathers' di Eastwood: i carcerati gay di Takashi Miike, 'I ragazzi del coro' di Robert...

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Si preannuncia ad alto tasso di virilità (ma non per questo priva di interessanti spunti gay) il XXIV Torino Film Festival – 10/18 novembre, Cinema Ambrosio, Greenwich e Massimo – a partire dal film d’apertura che esce in contemporanea nelle sale, il bellico Flags of our Fathers dell’insuperato maestro Clint Eastwood, ricostruzione della celebre battaglia di Iwo Jima sul fronte giapponese iconizzata dalla fotografia dell’alzabandiera americano (23 febbraio 1945) ma conclusasi, sul campo, con una strage da entrambi i fronti (ventiseimila morti dei centomila marines Usa contro i mille sopravvissuti giapponesi su ventimila soldati).

Tratto da un libro di James Bradley, uno dei soldati che piantò la bandiera, vanta una confezione di lusso con Spielberg alla produzione, il doppio premio Oscar Paul Haggis alla sceneggiatura e un florilegio di bellissimi giovani attori americani nel cast, da Adam Beach e Ryan Philippe – interpreta Bradley – al magnetico Jesse Bradford – teniamolo d’occhio, era il sublime Nicky in ‘Happy Endings’.

Ma sulla linea d’onda di un trascinante surplus di testosterone, potremo vedere anche la nuova fatica del visionario Takashi Miike, Big Bang Love – Juvenile A, dramma carcerario queer ambientato in una prigione di massima sicurezza in cui il misterioso Arijoshi Jun, un giovanotto con un passato da barista in un locale gay, confessa un omicidio avvenuto all’interno dell’impenetrabile struttura. Mentre due detective indagano sull’efferato crimine, un altro detenuto viene trovato morto per soffocamento: si tratta di Katzuki Shiro, un condannato col corpo coperto da curiosi tatuaggi e oggetto delle attenzioni sessuali di Jun, diventato suo confidente.

Scenografie stilizzate e suggestive – c’è anche un esplicito omaggio a Dogville

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Scenografie stilizzate e suggestive – c’è anche un esplicito omaggio a Dogville di Von Trier con i muri delle celle disegnati sul pavimento – per un imprevedibile kammerspiel futurista che vira verso il fantastico con tanto di bizzarra rampa di lancio e missile pronto a partire appena fuori dalla maxi-prigione.

Assolutamente imperdibile la ricca retrospettiva sull’energico e anarchico Robert Aldrich, di cui potremo (ri)vedere anche il voluttuoso I ragazzi del coro (ah, quel deretano nudo ‘punzecchiato’ dal volatile e quell’erotismo palpabile tra i rabbiosi poliziotti losangelini!) e il melò lesbico L’assassinio di Sister George.

Ma non mancherà il peplum kolossal girato a Cinecittà Sodoma e Gomorra e il grandguignolesco Piano… piano, dolce Carlotta. Nel concorso regionale Spazio Torino spicca invece l’intenso documentario ‘Fuori Fuoco’ di Ernaldo Data e Daniele Salaris, profonda riflessione sulla situazione mediorientale – mai così attuale dopo il ridimensionamento del World Pride a Gerusalemme – attraverso le testimonianze incrociate di una drag queen araba e quattro giovane lesbiche israeliane. Il presidente del Circolo di Cultura Italo-araba torinese Younis Tawfik ha dichiarato di essere interessato a proporne la visione ai suoi soci.

E le donne? Non mancano, ma anche loro hanno una forte personalità quasi maschile: ecco l’icona fetish Bettie Page, leggendaria pin-up di Nashville, regina incontrastata di cuoio e borchie, in The Notorious Bettie Page di Mary Harron (Ho sparato a Andy Warhol, American Psycho) che ricostruisce la genesi di questo mitico personaggio della controcultura anni ’50, antesignana delle provocanti mistress in total black esperte in spanking e bondage per soddisfare le più pruriginose fantasie sadomaso. La interpreta l’emergente bionda con parrucca Gretchen Mol.

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È prevista invece la presenza di Asia Argento, in città per girare La terza madre del padre Dario, alla presentazione del lussuoso Maria Antonietta di Sofia Coppola ispirato alla biografia omonima di Antonia Frasier dal sottotitolo La solitudine di una regina (Oscar Mondadori).

Le ragazze non si perdano invece l’omaggio al maestro americano dell’eros casereccio Joe Sarno, abile infarcitore di piccanti trame bisex (ma essendo etero, dai risvolti prevalentemente saffici) in titoli che sono tutto in programma quali The Bed and How To Make It (Il letto e come farlo), The Sex Cycle (Il ciclo del sesso, in cui un paio di orecchini magici fanno capitolare uomini e donne davanti alla femmina che li indossa), Inga (coproduzione americana e svedese in cui una diciassettenne va a vivere dalla zia Greta e si innamora del suo uomo) e il bollente Abigail Leslie is Back in Town! (Abigail Leslie è tornata in città!, in cui la protagonista torna nel villaggio di pescatori da cui era stata costretta a fuggire per un’avventura extraconiugale).

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