AL PARKER, UNA VITA PER IL SESSO

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I segreti del divo pornogay in una biografia pubblicata negli Usa. Dall'adolescenza alla fine, tra amori, video hard e marchette di lusso.

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A Natick, cittadina di 20.000 abitanti nel Massachussets, dove era nato nel 1952, i compagni di scuola lo avevano soprannominato "pony boy" per via di quell’ipertrofico apparato riproduttivo che si ritrovava. Lui, Andrew Okun, detto Drew, teenager introverso, non solo non ne faceva un vanto, ma quasi se ne vergognava. Fu soltanto fra il 15 e il 17 agosto del 1969, sullo storico prato di Bethel, nei giorni epici di Woodstock, che Drew, dimentico della pioggia che cadeva a dirotto sul più famoso concerto rock della storia, passò tutto il tempo sul retro di una macchina in compagnia di un Hell’s Angel biondo e barbuto e si rese conto del potenziale che aveva fra le gambe.

Un giorno di quasi di 40 anni dopo, già malato di Aids, Al Parker attendeva il suo turno nella sala di aspetto di un medico di San Francisco, quando il dottore fu costretto a uscire dallo studio per il gran baccano che stava succedendo: "Ma come, non lo conosce? – disse un paziente indicandogli Parker – questo è la Liz Taylor del cinema porno!". Nessuno voleva perdere l’occasione di stringere la mano e salutare la più famosa e acclamata gay superstar.

Fra i due episodi non solo si era quasi consumata la vicenda umana di Andrew Okun, in arte Al Parker, che sarebbe morto nel 1992 a 40 anni, ma erano trascorsi i venti anni più gloriosi, spericolati e liberi del movimento omosessuale.

Perché i 70 e gli 80 hanno visto il movimento gay crescere affermarsi e diventare soggetto sempre più protagonista della scena politica americana. Contemporaneamente gli omosessuali, gli americani per primi, scoprivano che tutto era possibile, che ogni fantasia sessuale a lungo sognata si poteva trasformare in realtà, che non c’era limite alla bizzarria, ad ogni piacere.

Testimonianza di questo scatenamento erotico, che sarebbe andato a scontrarsi dalla metà degli anni 80 contro la marea nera dell’Aids, sono non soltanto i video porno girati da Al Parker, ma la sua stessa vita trascorsa per molti anni con Richard Cole, fidanzato e complice di interminabili avventure spesso sostenute dall’uso di droghe. Perché fra le azioni davanti alla macchina da presa e quelle in camera da letto c’era poca differenza.

Ed è proprio questa, invece, la differenza fra i video porno degli anni 70 e 80, e quelli di oggi con modelli più intenti a mostrare i muscoli che il piacere.

Con la sua vita spericolata Parker era la personificazione del clone, l’omosessuale in jeans, maglietta e scarpe da tennis, libero, pronto sempre e comunque ad ogni avventura. E proprio "Clone, the life and legacy of Al Parker gay superstar" si intitola la biografia di Roger Edmonson pubblicata pochi mesi fa da Alyson Pubblications (www.alyson.com).

Presa presto coscienza della propria omosessualità, Drew sbarca giovane in California e trova lavoro nella casa di Hugh Heffner il padrone di "Play Boy". Due incontri gli cambiano la vita : quello con Richard Cole con il quale decide di dividere i propri giorni e quello con Rip Colt che realizza le sue prime foto di nudo.

All’inizio degli Anni 70 l’industria del porno gay fa i primi passi. Si gira ancora in pellicola, si proietta nelle sale specializzate, il video deve ancora venire. Parker lavora per Colt, per Falcon prima di mettersi in proprio con la Surge Film. "The other side of Aspen", realizzato con la Falcon è il primo "classico" di Parker. Seguono, con la Surge, titoli come "Flash Back", "Games", girato durante i primi giochi olimpici gay a San Francisco, "Head Trips", entrati nella storia del porno.

La vita di Parker scivola via negli 80, fra video e impegno politico, soprattutto con l’insorgere dell’epidemia di Aids. Con il passare del tempo i suoi film si fanno sempre più barocchi. Il gusto per il bizzarro, per il freak, per l’oversize si accentua quando scopre una macchina, una pompa a vuoto d’aria per aumentare le dimensioni degli organi genitali. Va fuori di testa di fronte a modelli così dotati e così agili da riuscire nell’autofellatio o nell’autopenetrazione. Tutte cose che non manca di inserire nei suoi film. Così come non manca, quando se ne presenta l’occasione, di fare qualche marchetta. Per esempio con il regista George Cukor. Avventura che egli stesso testimonia in un manoscritto di memorie ampiamente utilizzato da Edmonson: una serata passata a casa del grande regista, ormai anziano, ma ancora brillante conversatore e che finisce con il discreto abbassarsi delle luci sulle due star.

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