Andrés Serrano: cercando Dio nella carne dell’uomo

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Gli elementi che più degli altri caratterizzano le sue opere sono i bodily fluids, i fluidi corporei. Quindi, il sangue, l'urina, il latte, lo sperma.

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Piss, 1987
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Blood, 1987

Le fotografie di Andrés Serrano non sono spesso di facile digestione, perché facili non sono le questioni con cui ci spinge a confrontarci. Senza mai dimenticarsi della dimensione di hic et nunc dell’uomo fatta di carne, sangue e materia, Andrés Serrano diventa dispensatore di emozioni frammiste e contraddittorie dettate dalla controversialità dei soggetti scelti e da ciò che la loro immagine può suscitare. Fra gli altri, si contano simboli religiosi, fluidi corporei, senzatetto, componenti del Ku Klux Klan… Dopotutto, come egli stesso affermò in varie interviste, ciò che scatta è ciò che vede.

Gli elementi che più degli altri caratterizzano le sue opere sono i bodily fluids, i fluidi corporei. Quindi, il sangue, il piss (piscio), il latte, lo sperma… diventano materia prima per il suo obiettivo. L’aspetto importante di questa scelta sta nel valore che egli dà a queste sostanze comunemente associate alla repulsione, al disgusto o all’imbarazzo.

Attraverso le sue opere, le spoglia della loro ignobile reputazione per elevarle ad elementi caratterizzanti della condizione umana – ciò che ci rendono esseri terreni – e per questo dotati di straordinaria bellezza. Non sono mai, infatti, il sangue o il piscio in quanto tali a fare da protagonisti, ma i modi in cui la loro consistenza e la loro apparenza si prestano alla luce e al colore, in un processo che eleva allo stesso tempo il loro creatore: l’essere umano.

Educato al Cattolicesimo sin da bambino, presto si rese conto di come la Chiesa agisse e operasse per esclusione e non per inclusione. Egli stesso la definì oppressiva – un’istituzione che faceva minimi se non assenti sforzi nel trattare la questione delle donne, dei neri, delle donne e uomini omosessuali o delle minoranze – insomma, tutti coloro che in un qualche modo minavano la loro agenda. Fu per questo che vi si allontanò, senza tuttavia abbandonare il proprio credo: ancora oggi, infatti, si definisce cristiano.

Ciò a cui rimase molto legato, tuttavia, fu il simbolismo ad essa associato, tanto da definire ossessivo questo suo interesse per la loro estetica. Non ci stupisce, dunque, che uno dei suoi primi lavori sia un connubio tra simbolismo religioso e umana condizione: Blood Cross del 1985.

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Blood Cross, 1985

Per creare questo scatto, Andrés Serrano riempì di sangue una tanica a forma di croce fino a farla traboccare. Monumentale e inquietante, l’opera si pone come riferimento all’ossessione della Chiesa per il corpo e il sangue di Cristo – un’enfasi biblica che si scontra con il loro stesso bisogno di reprimere e negare la natura fisica che entrambi implicano. D’altro canto, il sangue non cela nemmeno un legame con la fisicità del sacrificio di Cristo in croce.

Lo stesso anno, il fotografo americano porta la sua personale esplorazione fotografica ad un livello più alto: riducendo i fluidi corporei a campiture di colore piane e astratte, eleva sangue, piscio, sperma e latte a livelli estetici fino ad allora quasi del tutto inesplorati.

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Milk/Blood, 1985

In Milk/Blood del 1985, le superfici piane delle due taniche contenenti i due liquidi si trasformano in monocromi evocativi dell’espressionismo astratto alla Barnett Newman. Le due fotografie poste in apertura dell’articolo – Piss e Blood del 1987 – seguono lo stesso processo di transizione.

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Blood & Soil, 1987
Andres Serrano: Works 1983-1993 - 1.27.1995 - 4.9.1995 - 40 x 60 inches - Cibachrome, silicone plexi-glass, wood frame
Bloodstream, 1987
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Milk Cross, 1987

Se non fosse per i titoli delle fotografie, gli elementi raffigurati non sveglierebbero in noi emozioni contrastanti. Ed è in questo senso che l’artista lavora: sovvertire il senso di disgusto che tali aspetti del nostro corpo suscitano attraverso la bellezza visiva del risultato estetico ottenuto.

A tale proposito, Marcia Tucker – fondatrice del New Museum of Contemprary Art di New York – disse che queste sue opere rappresentano al meglio quest’incapacità di scendere a patti con la nostra umanità. Sant’Agostino d’Ippona formulò l’espressione Inter fæces et urinam nascimur (“Siamo nati tra le feci e l’urina) per ammonire il genere umano della loro condizione di peccato – una condizione resa concreta dalla vicinanza tra gli organi riproduttivo e di escrezione. Personalmente, vedo molto dell’influenza occidental-cattolica in questo senso di repulsione per la corporalità.

E’ a causa del rapporto tra corpo e spirito che una delle sue fotografie divenne l’epicentro di dibattiti e controversie ancora oggi inconclusi. Intitolato Piss Christ e facente parte della serie Immersions (“Immersioni”), lo scatto in questione scatenò l’ira di molte istituzioni religiose che videro nell’opera un’infamante dissacrazione della figura di Cristo. Tuttavia, come spesso accade, la verità è ben altra.

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