ATTORI NUDI IN CERCA DI SE’

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Non ci sono regole nella "Bisbetica Domata" di Antonio Latella, che debutta a Milano. E non c'è il sesso tra uomini, che gli è costato una censura. Ma...

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MILANO – Lasciati Genet e Pasolini in una epicurea atarassia voluta e combinata, l’occhio “moderno” del regista partenopeo Antonio Latella, già vincitore del Premio Ubu 2001, illumina il gioco teatrale tornando a Shakespeare, con uno dei testi dalla grama poetica: “La bisbetica domata ovvero l’iniziazione di Sly“. Ancora una volta Latella fa teatro nel teatro, sperimenta e confonde regole e ruoli nell’atto decisivo di proporre l’arduo compito di far dimenticare ogni canovaccio per intrappolare lo spettatore nel ruolo ideale dell’attore. Chi recita è il mezzo mediatico, fluisce la storia verso la platea che diventa il punto centrale dell’operazione teatrale di Latella. Ci si deve spogliare per essere credibili e, in mancanza di uno Spencer Tunick, sono i recitanti a offrire le proprie nudità.

Così a Osimo, l’allestimento di Latella ha spaventato per le scene di sesso omosessuale lanciate tra fellatio e sodomia ed è stato censurato. In verità è il nudo maschile assoggetato alle norme, che continua ad essere additato come scandalo nel dominio dell’eterodossia maschilista. “La bisbetica domata” firmata Latella è un capolavoro o meglio una funzione teatrale spezzata tra l’onirico e la realtà, maltrattata dall’eterno duello tra passioni e dominio. «Questa notte dalle quattro in poi teatro magico ‘soltanto per pazzi’. Prezzo d’ingresso: il cervello. Non per tutti. Erminia è nell’inferno». Si dia azione alla commedia e si preparino le danze, nessun peccatore ha mai avuto tanta fretta di arrivare all’inferno.

L’operazione latelliana non può avere miglior “promenade” nel confondere Shakespere con Hesse, sillabare il teatro mimico francese, esplorare quello elisabettiano, mischiare le carte e le alchimie. Entrano in scena gli attori, nudi, danzanti come marionette, mascherati, mentre Bianca e Caterina lentamente si plasmano in un solo essere sotto le risate digrignanti della bisbetica Biondello. “Quanto silenzio!” Ed è così perché stasera non si recita ma si rappresenta. Gli attori “fuori scena” sorseggiano liquori in piccoli calici di cristallo, conversano col tecnico del suono che entra in scena intonando liriche struggenti, mentre il palco trasmigra nel cabaret, nel circo felliniano dalle mille luci incastonate in semoventi portabiti.

La cornice iniziale narra di Christopher Sly, trovato dormiente e ubriaco da un nobiluomo che lo porta al castello e lo tratta da gran signore. Viene combinato uno sposalizio con Sly e invitato ad assistere a una commedia in suo onore: La bisbetica domata, appunto.

Non è la prima volta che il regista napoletano si confronta con i capolavori shakesperiani, anzi qui è al suo ottavo lavoro sulle opere del Bardo. Gli attori in scena sono chiamati allo sforzo più grande per rendere credibile una futura idea; cambiano ruoli, costumi, in una metamorfosi continua, tra un background musical-house e il lirismo alla Bowie. Spezzano l’accettazione dialettale con duetti siculo-catanesi, rientrano in una Padova particolare come solo gli inglesi del Cinquecento sapevano descriverla. Ma su tutto trionfa il travestitismo (godibilissimo il “pas-de-deux” con tutù, da vere drag-queen). L’invito è quello di mettersi in viaggio verso i territori più oscuri dell’arte e del teatro, estremizzare la finzione scenica, calare i sentimenti intenzionalmente nella lotta amorosa e dominante tra uomo e donna.

Vi è una stecca, se di stecca può trattarsi: proprio nel momento cloù, a metà della rappresentazione, la tensione sembra mutarsi in noia e il pubblico lo avverte. Un breve tempo prima di riprendere quota con uno strabiliante monologo che in crescendo diventa coralità, passione, racconto dalle mille e una notte.

Bravissimo, come sempre, Giovanni Franzoni nei panni del Signore, Battista, Bianca e Caterina. Sly, Lucenzio, Cambio e Petruccio, interpretati da Paolo Giovannucci; mentre Fatima Martins fa l’Attore, Sarta e Biondello. Massimiliano Paggetti: Attore, Tranio, Grumio, Lucenzio. Il sempre più bravo Cristiano Nocera: Attore, Ortensio, Licio e Giuseppe Sangiorgi recita: Attore e Gremio. I costumi sono di Annelisa Zaccheria e il suono affidato all’affabile Franco Visioli. L’allestimento scenografico è di Sergio Cangini. Regista assistente Tommaso Tuzzoli; assistente alla regia Andrea Corsi. Elogi sprecati ma dovuti alla maestria di Antonio Latella, che commenta: «Forse un giorno avverrà il definitivo incontro – allora il costume verrà abbandonato come una seconda pelle, e nel corpo dell’attore il personaggio potrà trovare pace – allora l’uomo, l’attore e il personaggio saranno una cosa sola e la bisbetica sarà domata». Imperdibile!

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