CARLO COCCIOLI: DIO E IL SESSO.

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Molto amato da Tondelli, è' stato il primo scrittore a rappresentare l'omosessualità come libera forma di amore, nel romanzo "Fabrizio Lupo" che nel 1952 destò scandalo in Francia....

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Ha girato il mondo, i suoi romanzi sono famosi e tradotti in molti Paesi, dalla Polonia agli Usa, dalla Finlandia all’Argentina, ma in Italia Carlo Coccioli, caposaldo della letteratura gay, è quasi sconosciuto. Eppure è stato il primo a rappresentare l’mosessualità cone libera forma d’amore, e ad ammettere che le sue ossessioni, Dio e il sesso, potevano trovare una conciliazione. Su Carlo Coccioli, classe 1920, autore livornese da anni residente in Messico, ha da sempre pesato una certa antipatia da parte dei critici, che forse non gli hanno mai perdonato l’aver scritto libri direttamente in francese e in spagnolo, oltre che in italiano, e avere ottenuto proprio in queste altre letterature quel successo che in Italia fino ad ora gli è stato negato. A trattenerlo nei margini, inoltre, ha contribuito certamente la problematica religiosa, quel cattolicesimo inquieto che richiama le tematiche, ad esempio, di Graham Greene e che, soggiacendo nei suoi romanzi, spesso vi esplode in maniera conturbante. L’ininterrotta tensione mistica (non a caso fu autore molto amato da Tondelli) ha portato Coccioli ad affrontare direttamente varie esperienze, dalla conversione all’ebraismo, narrata in “Documento 127”, all’avvicinamento un po’ new age al movimento degli Hare Krishna, per giungere infine al Buddhismo. Questo incessante tormento teologico e la chiara consapevolezza del dolore, così strettamente legata alla compassione umana, si manifestano nella reale partecipazione coccioliana verso gli umili e i reietti, verso “tutti gli esseri senzienti”, per usare un’espressione buddhista; e a questo proposito basti pensare all’ultimo libro di Coccioli, “San Benjamin Perro” (1998), edito in Messico e scritto in occasione della morte del suo cane, dove affronta con dolorosa sensibilità il mistero dell’abbandono delle creature più umili davanti all’imperscrutabile. Molte delle ragioni per le quali Coccioli rappresenta un latitante delle nostre lettere, un fiume carsico della nostra cultura, vanno ricercate prima di tutto nella sua eccentricità culturale, restìa a farsi imbrigliare in scuole, tendenze e gruppi riconoscibili. Il cammino percorso, ad esempio, dal romanzo “Fabrizio Lupo” è probabilmente unico. Il 31 gennaio 1951, a Firenze, un giovane pittore, chiamato appunto Fabrizio Lupo, andò a trovare Coccioli. Questo fu il primo di una serie di incontri che, nel 1952, portarono alla pubblicazione, in francese, di questo libro. Sostanzialmente un grande affresco, il romanzo è la rappresentazione, in tutti i suoi aspetti, di un caso di omosessualità interpretato come una delle forme dell’amore. La prima novità di “Fabrizio Lupo” fu proprio questa: omosessualità come Amore con l’iniziale maiuscola. A questo non avevano pensato i maestri della materia: da Gide a Cocteau, da Thomas Mann a Jean Genet. In Francia, l’uscita del libro provocò un tale frastuono di reazioni che Coccioli dovette allontanarsi e stabilirsi in Messico, dove vi risiede dal 1953. Ma anche lì, quasi contemporaneamente, quando il libro venne pubblicato in spagnolo nella capitale messicana, divenendo un classico nell’America Latina, le conseguenze non furono dissimili da quelle francesi.

Apparente pretesto per vari suicidi, la storia dell’amore di Fabrizio e Laurent è stata, invece, come si legge nel risvolto di copertina dell’edizione italiana del 1978, il motivo per cui molti giovani, stando alle loro dichiarazioni, non hanno ceduto alla tentazione di risolvere i loro problemi, il nodo cruciale dell’accettazione di sé e delle proprio pulsioni, uscendo definitivamente dalla porta falsa. Questo non impedì comunque a Coccioli di sottoporsi all’autocritica di una domanda: “Al termine di un itinerario spirituale, ho davvero il diritto di presentare all’Italia del 1978 un libro che non esitai a presentare in Francia nel 1952? Me lo domando non in termini di pudore, ma perché quel che allora mi sembrava contare moltissimo non m’importa oggi se non pallidamente; oggi mi interessa solo Chi, al di là di ogni rumore, e riassumendo ogni amore, va lodato come l’Unico che resta”. Considerato (a torto) uno scrittore spiritualista e in definitiva di destra (in realtà si guadagnò una medaglia d’oro nella lotta partigiana), Coccioli andrebbe oggi riletto, ristampato e rimeditato.

La sua bibliografia comprende una cinquantina di titoli, ormai quasi tutti reperibili soltanto nei remainders. Ma vale la pena cercarli. Tra i più famosi: “Fabrizio Lupo” (Rusconi), “David” (Rizzoli e Oscar Mondadori), “Piccolo karma” (Mondadori), “Requiem per un cane” (Rusconi), “Uomini in fuga” (Guerini).

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