CHI ERA IL KAVAFIS GAY?

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Uno sguardo alla biografia del poeta alessandrino di cui Adelphi ha appena pubblicato una raccolta di poesie: l'ambiente cosmopolita in cui viveva, l'amore per i ragazzi, il sesso...

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Molti gay d’oggi non conoscono il nome di Konstantinos Kavafis. Questo poeta alessandrino, bilingue e dalla cittadinanza inglese, scrisse un buon numero di poesie a tematica gay. Però i visi dei ragazzi e i luoghi in cui li incontrava, cantati nelle sue poesie, non sempre erano un ricordo reale ma solo frutto della sua immaginazione. Alcune situazioni descritte da Kavafis rispecchiano il gay life style d’ogni epoca, pertanto egli è d’attualità anche un secolo dopo la sua attività.
Una vita nella cosmopolita Alessandria
Kavafis nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1863 e vi morì nel 1933. Era uno dei centomila greci che, insieme a ebrei e copti, italiani e armeni, abitavano tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento in questa città cosmopolita mediterranea. I genitori provenivano dalla comunità greca di Istanbul. Da Alessandria, Kavafis si mosse poco: evidentemente l’ambiente culturale della città lo soddisfaceva. Alessandria era una città vitale e ricca: con i suoi fiorenti commerci del cotone e del legname, una borsa attiva, i club di tennis e di polo, le ville europee circondate da giardini e i grandi alberghi in cui si davano feste, balli e cene in cui tutti parlavano disinvoltamente almeno cinque lingue. Appariva così la città, oggi snaturata dal nazionalismo arabo di stampo nasseriano. In essa Kavafis si sentiva cittadino del mondo.
Le permanenze fuori d’Egitto di Kavafis furono poche: in Inghilterra e a Parigi con la famiglia, tre deprimenti viaggi ad Atene, lunghe visite ai nonni a Istanbul. La cultura polimorfica di Kavafis forse ha origine dalla consapevolezza che era la storia greca, oltre alla lingua e alla religione, a unire le comunità elleniche della diaspora. Egli infatti era sempre in un ambiente greco anche lontano da Alessandria e cercava di non allontanarsi dal mondo originario. Riconosceva alla comune Storia il valore di legame che univa tutti i greci anche fuori della madrepatria. Fu ad Istanbul che il giovane Kavafis conobbe il sesso. Ebbe contatti con giovani donne e con ragazzi. Tornando ad Alessandria, Kavafis si accorse che la città natale non era un crogiolo di culture, ma aveva una sua peculiare cultura risultante dal crogiolo di varie culture, in cui quella arabo-islamica era percepita come estranea. Molte specificità culturali erano infatti presenti solo ad Alessandria e non ad Atene, non a Londra o Istanbul.
Il rapporto con l’ambiente di lavoro
Durante trent’anni, Kavafis fu impiegato al ministero egiziano dei Lavori Pubblici, attività che lo lasciava annoiato e frustrato. Peraltro sappiamo che il suo comportamento in ufficio e verso i colleghi era improntato a una forse inconscia sensazione di superiorità e indulgeva al lassismo tipico di una classe sociale europea costretta a servire in un’amministrazione levantina, i cui ritmi erano blandi e mai rigidi. Pur risultando un impiegato coscienzioso e utile, Kavafis si permetteva molte libertà sul posto di lavoro, impensabili al giorno d’oggi. La sua reale vocazione erano la storia, specialmente bizantina, e la poesia. Era consapevole della propria capacità artistica e non voleva essere giudicato da un singolo poema ma da tutta la sua attività.
Come componeva Kavafis?
Resosi conto della realtà delle proprie origini e lungi dall’essere intimorito dal complesso melting pot in cui viveva, il poeta reagì trasformandolo in una delle principali fonti di ispirazione per i propri versi. Appaiono così fusi in molte poesie erotiche la sensualità e alcuni dettagli della città.
Egli scelse di coniare un idioma a proprio uso, un greco succinto e magistrale. Il premio Nobel Seferis disse di Kavafis: egli non esiste al di fuori delle sue poesie. Non scriveva di getto; lavorava su più versioni allo stesso tempo, sempre su fogli sciolti. Dopo anni decideva quale fosse la versione finale, dopo altri tagli e aggiunte: un mosaico composto più volte con le stesse tessere. Il tempo non aveva molta importanza e ciò che era accaduto tempo prima si poteva confondere con il momento presente.
I temi della sua poesia: la Grecia e l’omoerotismo
L’opera di Kavafis ruota attorno a due grandi principali temi, la gloriosa storia greca e l’erotismo maschile. Egli riuscì a restituire vita e spessore a personaggi delle civiltà antiche, dall’epoca ellenistica a quella bizantina. Ma la sua inclinazione sessuale spesso prendeva il sopravvento e sembra quasi che si fermasse solo per fissare in versi il ricordo dell’attimo vissuto e goduto.
Analizzando l’aspetto più sensuale e immediato dell’erotismo omosessuale nei versi di Kavafis, vediamo che alcuni versi evidenziano il gusto per l’avventura sessuale, l’attrazione verso la sola bellezza del corpo maschile, verso l’istinto da seguire e l’appartarsi con un giovane senza averlo quasi conosciuto.
Alessandria, paradiso del sesso gay
Ad Alessandria era esistita una società tollerante e permissiva, ben distinta dal resto dell’Egitto. La situazione cambiò con l’arrivo degli inglesi (1882) e della loro prurigine. A causa dei pregiudizi, Kavafis preferiva celare le proprie tendenze omosessuali e solo di notte frequentava i bordelli o le birrerie dove i soldati dell’occupazione inglese creavano un bazar dell’amore. Ma anche ogni viuzza, le equivoche taverne del porto, il mercato orientale dei profumi… erano luoghi dove fare incontri.
Esisteva una maison de passe (ormai demolita da tempo) dove ragazzi e ragazze, in genere greci, guadagnavano qualche tallero in più, rispetto alla misera paga. Kavafis aveva una stanza fissa in questa casa. Molti anni dopo ancora se ne ricordava, rimpiangendo la perduta giovinezza.
In gran parte, gli incontri omosessuali nelle poesie di Kavafis erano furtivi, mercenari, che lasciavano solo presagire un inizio di innamoramento poi lasciato cadere. È difficile stabilire se nella propria vita reale il poeta prediligesse i contatti sfuggenti e gli amori inappagati ma senza dubbio era questo particolare aspetto a affascinarlo di più e a dargli spunti di lirica.
Sin da molto giovane si fece sedurre dalle lusighe dell’eros e frequentava le case di piacere. Ma doveva avvertire un certo malessere se a volte criticava la società puritana del suo tempo che lo obbligava a non svelare dove si recasse in quei giri serali. Cedeva allora alla viltà del nascondersi, come egli ammise. Solo in età più tarda ebbe il coraggio di ammettere che la vita sordida e scellerata gli era stata prodiga di ispirazione lirica e anch’essa aveva i suoi lati poetici.
In cerca di piacere e di sesso
Kavafis era spesso in cerca di piacere e di sesso. Amava cantare la bellezza del corpo maschile, sapeva vedere il lato affascinante di ogni ragazzo. Sono delle immagini che si ripetono, malinconiche. Il corpo efebico nudo fra le lenzuola, l’attesa interminabile davanti una porta che non si apre, una voce o un rumore di passi. Kavafis conosceva la Storia, le vicende degli imperatori e delle guerre, sapeva che tutto scorre. Non poteva quindi fare altro che cogliere ciò che il suo breve tempo gli donava: la voluttà della carne, il contatto fugace di una mano, due occhi inquieti rapiti in uno specchio, la luce d’una lampada, un canto notturno lontano.
Come visto, Kavafis era ossessionato dal corpo maschile ma provava anche tenerezza verso i giovani diseredati che affollavano le case notturne e le strade in cerca di facili guadagni e che invariabilmente destavano il suo eros.
A Kavafis pesava non poco il senso di inadeguatezza sociale dei suoi comportamenti ma era convinto che assecondasse solo il proprio istinto naturale e dovesse accettare l’ineluttabilità delle pulsioni sessuali. Amava soffermarsi sul ricordo e fissarlo su uno dei suoi soliti foglietti volanti, magari per tornarci a distanza di anni e modificarlo. Il compito di un Poeta era quello di comunicare il più fedelmente una sensazione, di catturarla appena possibile e di perpetuarla. L’eternazione delle sue nostalgie di sessantenne per i ricordi dei ragazzi amati trenta o quaranta anni prima era il suo sistema per lasciarci un’eredità morale che la sua società coeva non sarebbe stata in grado di apprezzare.
E’ da poco nelle librerie Costantino Kavafis, Un’ombra fuggitiva di piacere, a cura di Guido Ceronetti, p. 105, Adelphi, € 7,00. Clicca qui per la recensione

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