La filosofia e il disprezzo: Diego Fusaro e la questione transgender

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Sul perché il pensiero del giovane filosofo è radicato nell'ignoranza e nella mancanza di umanità.

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Il rapporto complicato dei filosofi con la vita concreta ha radici lontane. Molti sono stati i libri scritti e molte le parole spese sulla storica inimicizia tra teoria e vita vissuta. Hannah Arendt, la grande pensatrice politica, ha detto sul tema le cose più profonde e laceranti. Arendt dovette assistere nella sua Germania, all’epoca dell’avvento del nazismo, al sostegno accordato dai suoi amici e colleghi filosofi al regime di Hitler. “I filosofi furono i primi ad allinearsi” disse. In gioventù la pensatrice fu anche l’amante di Heidegger ed ebbe modo, proprio attraverso quel tormentatissimo rapporto, di rendersi conto di come la filosofia spesso porti a “prendere dimora nel regno del pensiero“, finendo col perdere di vista la vita nei suoi risvolti più umili, concreti, reali. Per questo Hannah Arendt arrivò a rifiutare la definizione di “filosofa” (le preferiva quella di “teorica della politica”) dichiarando di aver chiuso con la filosofia e di non voler più aver niente a che fare con i filosofi di professione.

Proprio dallo scollamento tra pensiero e vita possono venire, sono venute, cose terrificanti. Di fatto tutti i grandi mali del Novecento. Il pezzo di Diego Fusaro uscito il 15 febbraio sul sito del Fatto QuotidianoTransgender, perché la nostra società li santifica – può essere ricondotto proprio a questa antica tradizione di “tradimenti filosofici” dell’esperienza. È un testo che dice cose molto gravi, inesatte e violente sulle questioni di genere. Un testo che vìola il senso della parole, lo piega a fini ideologici, ignorando il peso esistenziale dei temi che maneggia, un testo che attiva dispositivi retorici passepartout là dove invece servirebbero comprensione, intelligenza emotiva, umanità. I “transgender” – come Fusaro definisce le persone (termine su cui va posto l’accento) transgender – non sono entità: sono esseri umani. Esistenze concrete, individui. È per questo che le si dovrebbe protegge – più che “santificarle” – quando vengono denigrate ed è per questo che non comprendere l’importanza delle battaglie per i loro diritti è gravissimo. Soprattutto nel 2017, soprattutto da parte di un giovane (aspirante) filosofo.

L’USO DELLE PAROLE

Le parole a cui Fusaro ricorre sono animate dal desiderio non di capire e far capire (che dovrebbe essere il compito della filosofia) ma di trascinare il lettore dalla parte degli intolleranti. Innazittutto Fusaro sbaglia in pieno equiparando gli eterosessuali ai cisgender: l’eterosessualità riguarda l’orientamento sessuale, il termine “cisgender” allude invece all’identità di genere. Un/una cisgender è un persona che, poniamo, si sente uomo e ha dalla nascita un corpo maschile; un/una transgender invece nasce con quella che è definita disforia di genere: il genere che egli percepisce come proprio non corrisponde a quello del suo corpo biologico. Cis- e trans-gender possono poi essere eterosessuali, omosessuali, bisessuali, asessuali. L’orientamento sessuale è altro dal genere. Inoltre Fusaro scrive che l’ “ordine mediatico ha scelto di santificare il transgender” quando, a ben vedere, se il giovane professore di filosofia si trova a scrivere quell’articolo – peraltro sul sito di importante quotidiano nazionale – è proprio perché la dignità delle persone transgender è stata attaccata, liberamente, in modo plateale e da attori mediatici importanti. Perché il leader di uno dei principali partiti politici italiani (Beppe Grillo) ha liberamente espresso in un suo spettacolo – ora disponibile sulla principale piattaforma di prodotti di intrattenimento (Netflix) – volgarità e frasi denigratorie sulle persone transgender. Insomma, un processo di santificazione alquanto zoppicante. È quantomeno bizzarro poi che Fusaro usi il verbo “santificare”: egli finge di ignorare che l’Occidente, attraverso un processo lungo e tortuoso, è arrivato a ritenere inviolabili una serie di diritti, atti a tutelare la dignità umana, il rispetto del valore della vita umana indipendentemente dalle varie forme che essa può assumere. Ed è proprio in quest’ottica che le battaglie compiute da e per la comunità LGBT sono battaglie fondamentali, di civiltà. La società e l’ordinamento politico dovrebbero non santificare ma prendersi cura e tutelare ben più di quanto facciano attualmente la condizione delle persone transgender perché queste vivono sulla loro pelle innumerevoli e gravissime forme di discriminazione personale e sociale (al punto che vengono definite “minoranza nella minoranza“). Le persone transgender costituiscono il segmento della comunità LGBT che sconta in modo più pesante stigma e pregiudizio.

NATURA E CULTURA

Fusaro nella sua battaglia contro l’inesistente teoria del gender – esattamente come fanno i più noti sostenitori di questo tipo di prospettiva – cavalca la grande retorica del rispetto della natura, del pericolo gender che incombe sull’integrità “naturale”. Però Fusaro a tutto ciò aggiunge la questione neomarxista. Il capitalismo e lo strapotere liberista, secondo Fusaro, vogliono cancellare le differenze naturali per rendere tutto mercato, merce. In realtà tocca ricordare a Fusaro ciò che gli esperti dicono da tempo: le teorie gender non esistono. Esistono invece gli studi di genere, ovvero un ambito di riflessione che tenta di liberare la vita umana dalle gabbie ideologiche e dalle strutture di potere che riguardano il genere e la sessualità, cercando di produrre rispetto e senso delle differenze lì dove invece ci sono forme di oppressione e disuguaglianze. Fusaro ignora – o finge di ignorare – che le sue parole si dirigono direttamente contro chi vive la delicata condizione della disforia di genere, ovvero chi nasce con un corpo non in sintonia con il genere che percepisce come proprio. A Fusaro, della condizione concreta e incarnata dei singoli, non interessa: le sue parole restano sul piano astratto e generalissimo della teoria, passano sopra la testa delle persone. Inoltre non si può non ricordare che il confine tra cultura e natura così fermamente invocato dal filosofo è chiaro e definito proprio solo per i retori e i sofisti. Gli antropologi ci hanno insegnato invece, già da molto tempo, che separare in modo definitivo e certo naturale e culturale non è possibile. Fusaro più che altro sembra ritenere tutto il queer come arbitrario, esito di decisioni, prese di posizione volontarie. Ma si sbaglia. Per quanto possa risultare destabilizzante per gli intolleranti, caratteristiche quali l’omosessualità e l’identità transgender non sono affatto decise dal soggetto. Il soggetto le vive come “naturali”, stabili, parte integrante della propria identità.

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LA RETORICA DELL’ESAGERAZIONE

Dipingendo poi “il transgender” come una specie di figura mitologica o di supereroe che tutto può o tutto vorrebbe potere – Fusaro scrive che vuole “trascendere ogni limite e poter essere tutto senza inibizioni naturali o morali, biologiche o culturali” – il filosofo s’imbatte in quella che è definita la fallacia del piano inclinato. Attraverso una retorica che procede per iperboli, Fusaro tenta di far passare l’idea che la rivendicazione dell’identità transgender porterebbe all’annullamento dell’ordine naturale, al “varcare ogni confine, limite, frontiera naturale“. Insomma vien da pensare che per Fusaro le persone transgender volino, governino gli elementi, viaggino nel tempo. La retorica dell’esagerazione impera, è utile, gli torna comoda per buttare fumo negli occhi, delineare futuri fantasiosi e distopici. È evidente che Fusaro sia in malafede: non può ignorare che le identità queer esistono da sempre e in tutte le culture, anche non occidentali e certamente non capitalistiche. Ciò che Fusaro e gli intolleranti come lui non vedono o più facilmente fingono di non vedere è che ciò che chiamano gender non è affatto un’invenzione della modernità ed è naturale tanto quanto cisessualità ed eterosessualità.

FILOSOFIA vs VITA

Nell’utilizzare grandi categorie ideologiche per far violenza alla vita, Fusaro, e con questo concludiamo, compie il classico errore di molta (cattiva) filosofia. Come dicevamo in apertura di questo articolo, il giovane aspirante filosofo tira in ballo entità astratte che, fatte agire tra di loro, occultano di fatto l’esistenza concreta e la vita vissuta dagli uomini e dalle donne di cui si sta parando. Applicando alle questioni di genere la sua prospettiva pseudo marxista e anticapitalista, Fusaro dimentica il valore delle storie individuali, il modo in cui le persone si sentono. Che ne sa Fusaro delle esperienze di cui parla? L’aspirante filosofo giudica dall’esterno e senza interesse umano, diciamo pure in modo dis-umano, forme di vita che gli sono estranee, attribuendo loro un senso strumentale e utile ai suoi scopi di interpretazione generale del mondo. In questo senso l’articolo di Fusaro e più in generale tutta la battaglia contro i diritti civili che l’autore ha ormai da tempo intrapreso sembrano radicate nel disprezzo del diverso, nell’ignoranza verso ciò che è diverso e nella strumentalizzazione di questo diverso che si disprezza e non si conosce, ma che si ritiene utile dover attaccare e mal interpretare per difendere costrutti identitari e retorici ma anche, banalmente, per supportare un’appartenenza politica o più semplicemente vendere più copie. Diego Fusaro dovrebbe scusarsi con la comunità LGBT e con le persone transgender. Scusarsi e non tornare più sull’argomento. Perché al di là dei trucchi di pensiero dei filosofi e della loro voglia di giocare con la storia e gli ideali, esiste la vita delle persone. E quella sì che va rispettata o, come ama dire il nostro, santificata.

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