CUORE DI BAMBINO

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Torna Matteo B.Bianchi con "Fermati tanto così", in libreria il 26 febbraio. Un romanzo che racconta di un obiettore di coscienza gay, alle prese con bambini difficili in...

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Arduo compito quello di non deludere i propri lettori, dopo che il primo libro che si è scritto è stato un grande successo, di pubblico e di critica: Matteo B. Bianchi ci prova, e nel suo nuovo romanzo Fermati Tanto Così (in libreria dal 26 febbraio, pp.127) lo dimostra, a nostro avviso, col candore e l’originalità propri della sua scrittura, solo apparentemente facile, in realtà studiata, esatta e musicale.

La partitura è scandita in questo caso dalle stagioni, che vedono il protagonista, Matteo, lo stesso del precedente Generations Of Love – lo si capisce dal paese di provenienza, Lentate Trovanti!- alle prese con una tribù di bambini difficili in una sorta di istituto religioso, dove il nostro svolge servizio come obiettore di coscienza. Lo sguardo del protagonista (e dello scrittore) si posa, partecipe e distante al tempo stesso, sui bambini e sulle loro piccole gesta, così come sulle religiose che si occupano di loro, e non ci sono dubbi che si tratti di uno sguardo omosessuale. Dall’inizio, da quando l’obiettore incontra il bambino-colosso Guido, del quale dovrà prendersi cura in modo particolare, si ha come l’impressione dell’esistenza di un sottotesto gay, che si snoda poi nei mirabili e divertentissimi ritratti delle suore, così come nella descrizione di incontri fugaci eppure essenziali alla definizione dello sguardo del protagonista.

La scrittura che ne deriva è simile a quella di GOL, ma non uguale: è più matura, concisa, stupisce a volte per la sua tonalità epigrammatica, per il suo saper dire tutto con poco, per essere evocativa e al tempo stesso fluida e discorsiva. La commozione si alterna alle risate in un sapiente gioco ben manovrato dallo scrittore fino alla frase che dà il titolo al libro, una sorta di primo finale giocoso e doloroso insieme, sferzante, inatteso. In questo quadro la comparsa della parola "omosessuale" e la bella pagina politica che ne deriva sembrano stonare leggermente; il desiderio di dire tutto, così lombardo nella sua razionale chiarezza, sfiora anche le pagine finali del romanzo, quelle in cui vediamo Guido ormai adulto, apparentemente libero dai suoi problemi, e felice in mezzo agli animali che una comunità di accoglienza gli ha affidato in cura.

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