DANZA IL GUERRIERO DELLA BELLEZZA

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Il coreografo belga Jan Fabre è a Firenze con il suo ultimo scioccante lavoro "Quando l'uomo principale è una donna", storia di un'elevazione al di là del sesso....

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BOGOTÀ – Quest’intervista doveva, nelle intenzioni, essere la stroncatura di un’opera fastidiosa, quasi dolorosa nella sua fisica brutalità. Dopo l’incontro con l’autore però, abbiamo cambiato idea. “Quando l’uomo principale è una donna“, ultima fatica di Jan Fabre, è uno spettacolo scioccante, che arriva ora in Italia.

Il 15 e 16 maggio, Fabre sarà infatti a Fabbrica Europa, a Firenze, la rassegna di teatro, musica, danza che si tiene nel suggestivo spazio della Stazione Leopolda. Noi abbiamo visto lo spettacolo alcune settimane fa, al Festival di teatro ibero-americano di Bogotà, dove abbiamo raccolto questa intervista.

Lei ha realizzato uno spettacolo scarno, una ballerina su di un palcoscenico inondato da 150 litri d’olio d’oliva…

La mia opera vuole essere un tributo alla terra. L’olio d’oliva, ad esempio, ha un fortissimo retaggio simbolico. Nel passato era usato per benedire, premiare o sancire atti solenni. Gesù Cristo poi, è stato crocefisso su di una croce fatta di legno d’olivo.

La protagonista dell’opera è dapprima un uomo che si trasforma in donna fino a restare completamente nuda sul palco a danzare in mezzo a cascate d’olio. È un invito ad andare oltre i generi sessuali?

Messa così sembra la descrizione di uno spettacolo di spogliarello. La mia opera vuole essere un invito a superare la condizione fisica, le stesse differenze uomo-donna, per ascendere ad una condizione di spiritualità. È un cammino doloroso che la ballerina compie, assieme allo spettatore, aiutata dalla danza e dalla musica.

Parliamo della musica allora. Lei usa parti di “Volare” del grande Domenico Modugno.

Le parole di questa canzone sono permeate di spiritualità, di voglia di vivere. Mi è sembrato logico usare questo brano per commentare musicalmente i movimenti di Lisbeth, la mia protagonista.

Com’è stata scelta la ballerina in scena?

Lisbeth viene dal Royal Ballet, la conosco da cinque anni. L’ho scelta non solo per le sue doti tecniche, ma anche per il suo fisico. È una figura estremamente androgina dotata però, di una fortissima carica erotica femminile. Per questo piace sia agli uomini che alle donne e poi incarnava perfettamente l’idea di metamorfosi donna-uomo che avevo in mente.

Che cosa cerca Jan Fabre in un ballerino?

Di essere la sua guida. Voglio trasformarlo in un guerriero della bellezza. Spesso è un cammino lungo, doloroso. Lo spingo ad andare oltre i suoi limiti mettendo in gioco se stesso, la sua identità, la sua stessa sessualità, come nel caso di quest’opera. Esorto questi artisti a usare il proprio corpo come un laboratorio, facendosi anche male perché alla fine di questa ricerca uno può scoprirsi differente da quello che credeva di essere.

E non ha timore di essere frainteso a forza di provocare?

So che sembra una frase fatta, ma io non voglio provocare. Voglio spingere lo spettatore a riflettere. Voglio offrire stimoli al pubblico, che lo incitino a pensare. Voglio evocare le idee che dormono in ognuno di noi. È questo in fondo il compito dell’artista.

E cosa odia in un ballerino?

I sentimenti.

Non sono quelli che aiutano a trasmettere qualcosa al pubblico?

Non sono d’accordo. I sentimenti, ad esempio in un ballerino, sono nefasti. Lo inducono a pensare, a limitarsi. Un artista che si rifugia nei sentimenti non ha voglia di sperimentare. Non si mette in gioco. Si rinchiude in schemi sessuali, morali e fisici.

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Lei parla di spirito, ma l’uomo, inteso come maschio, non ne esce bene dal suo spettacolo.

Riconosco che il mio è soprattutto un tributo alla donna. Per me è lampante il rapporto donna-terra-madre, ed effettivamente all’inizio dello spettacolo prendo in giro certi atteggiamenti machisti. Tuttavia l’invito è quello ad andare oltre i generi e le differenze, una ricerca dove, alla fine, ci ritroviamo nudi, ma forse un po’ più veri.

Ecco le due uniche date italiane:
Jan Fabre: “Quando l’uomo principale e’ una donna
Ballerina: Lisbeth Gruwez
15, 16 Maggio
Firenze, Fabbrica Europa
Stazione Leopolda – tel.: +39-055-248 05 15
www.fabbricaeuropa.com

di Peter Blazan

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