DIARIO DI GAYA ADOLESCENZA

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Ha conquistato gli States e ora emoziona l'Italia. E' "Scusate se ho quindici anni" di Zoe Trope, autrice ragazzina che racconta della sua amicizia con l'amico 14enne gay.

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Torna “il tempo delle mele”, ricordi di personaggi adolescenziali cinematografici lontani, cresciuti, appesi al limbo dei ricordi. Il bambino dormiente fattosi adolescente, neofita di passioni amorose esprime un linguaggio proprio, apre i cassetti della memoria. Diari non più suggellati dal mistero, chiusi da piccole dorate chiavi di scrivania. Dalla pellicola i giovanissimi sono passati alla più severa scrittura, istigati dai blog informatici, alcuni finiti poi sotto contratto da celeberrime case editrici. Nell’era dell’incomunicabilità, l’affanno maggiore resta la donazione completa di se stessi, la globale esposizione. Cascate di blog dove ci si racconta tutto, protetti dall’anonimato, felici di poter esser letti. Chi sono i mittenti-destinatari di questi deliri o della nuova cultura? Giovani, anziani-giovani, cyber-adolescenti emuli di cultura moraviana e “saperepoti” (sapere e potere) informartici. Blog, stille di vite gocciolanti sugli schermi. Tom, Underworld, Bifidus, internauti che raccontano, si rincorrono, diventano informazione e conoscenza. Tra i tanti nel mondo, i blogger adolescenti o giovanissimi sfiorano la maggioranza. Sono bravi e più curiosi dei grandi. Si affermano in rete, il tempo libero va alle tecnologie esposte nei megastore informatici, non sentono mai la sazietà del conoscere. Avviene un processo insolito, la scrittura video riafferma l’antico potere cartaceo e il libro diventa il linguaggio letterario ultimo per i nuovi scrittori.
Fa effetto la pubblicazione di libri firmati da adolescenti e da probi editori consenzienti. Lo è stato per la catanese Melissa e ha strabiliato pubblico e critica americana il blog cartaceo di Zoe Trope, “Scusate se ho quindici anni“. Spuntano nuove icone dei teens, ora arrabbiate ora tenere, terrore di un mondo adulto che scopre di non conoscerle affatto. Zoe non appartiene a Melissa o a Christiane F. di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino“; neppure a Nicola X di “Infatti purtroppo“. Di costoro possiede la rabbia narrativa, i sintomi delle negazioni e delle incertezze, ma ha una scrittura fluida, acerba, a volte furbetta. Pur vivente e reale l’imberbe autrice americana firma il suo blog-libro con il nome di una band musicale di Chicago o come la casa di produzione di George Lucas e Francis Ford Coppola. Non possiede più i quindici anni “scusati” nel titolo (ora ne ha 17 e mezzo) e dichiara ai quattro venti di “non essere un fottuto prodigio”, compiacendosi all’istante di esser divenuta immortale con questo lavoro. Il mito letterario che l’accompagna per tutte le 253 pagine è Charles Bukowski, per la scrittura geniale, cruda, che muove i personaggi in un rapporto diretto con il lettore.
La protagonista della storia frequenta il liceo di Portland e l’intero universo è formato da coetanei che si abbandonano all’effervescenza giovanile senza voler sottostare ai giudizi e agli umori dei grandi. Ecco Linux Shoe, 14 anni, prima liceo, omosessuale bellissimo, amico del cuore che non accetta l’idea che Tosca, la protagonista del melodramma omonimo debba morire. Wonka Boy, quindicenne che pensa che i genitori esistono per rendergli la vita un inferno. Cherry Bitch, rapisce con la sua bellezza da sedicenne e fuma come volesse spompinare le sigarette con la bocca colma di rossetto rosso succoso. Plum Sweater, 18 anni, capace di far venire a Zoe nodi allo stomaco e tremarelle alle mani tipo girl-scout nella speranza di poterla amare. A questi e altri personaggi che vergano d’inchiostro il diario di Zoe, le partecipazioni straordinarie di Thea Hillman, idolo lesbico, attivista intersessuale, bella donna, sincera fan di Trope e Justin Chin, poeta col culo abitato dagli elfi, mistico, talentuoso. Ma è Linux Shoe l’alter ego, la sua “checca meravigliosa”, colui che l’accompagna in giro a guardare ragazzi-Buddy Holly e ragazze-David Bowie per decretare infine che a Linux “gli manca tanto così per diventare una geisha. Anche se ormai è diventato una fichetta fuck-rock”. Nonostante gli odi che nutre e le tremende scanzonature verso compagni e professori, Zoe appare come una figura più attuale del presente perché vive e soffre di sentimenti, “odio la scuola ma amo Scully. E potrebbe essere benissimo l’unica ragione per cui mi sono alzata per andare a scuola per vedermela con degli stupidi insegnanti”.
In mezzo a questo universo di “pazze” è proprio lei a non sopportare la parola gay. Ama definirsi “PoMosexual, omosessuale postmoderna, per cui non devo usare quella parola orrenda che ho sempre detestato ancora prima di sapere chi ero”.
Scusate se ho quindici anni” fu stampato inizialmente da un piccolo editore dell’Oregon prima di essere acquistato da HarperCollins che lo ha fatto diventare un best-seller e resa famosissima l’autrice. Zoe si è trasformata così in un’idea potente per un’America a cui piace una teenager di talento che pubblica un libro importante rivolto alla sua generazione. Indubbiamente ha della stoffa Zoe Trope, colta e di buone letture, anche se rimane questo vezzo dello pseudonimo che potrebbe crearle problemi per il suo futuro letterario, sempre che non voglia adottarlo. Resta questa sua blog-opera, intelligente e dai colori forti, diario omosessuale di una quindicenne, specchio e dei tempi e di un qualche aiuto per i tanti giovanissimi gay che vivono nell’ombra della loro sessualità. Più avanti si vedrà se, come ha detto un editore americano, Zoe Trope culturalmente è la qualità del suo lavoro o la vendita del suo successo.
Zoe Trope
Scusate se ho quindici anni
Einaudi Stile Libero
pp. 253, euro 9,00
Acquistabile su Gayshopping: clicca qui

di Mario Cirrito

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