DIAVOLO DI UN CANINO

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Esce in libreria il Raffa book, un libro dedicato a Raffaella Carrà dal suo fan numero uno. Nell'intervista, Canino spara a zero (anche su Zero) come è solito...

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Come si potrebbe introdurre il ‘marziano’ della tv? Ironico, brillante, ex iena, e con un segno distintivo: assolutamente pazzo della Carrà, tanto da dedicargli un libro, il ‘Raffa Book’, che come lui stesso lo definisce è «più che un libro, uno show del sabato sera». Basterà? Forse no. Allora cosa potrei aggiungere? Trasparente, senza peli sulla lingua, e con il coraggio di dire quello che pensa senza reticenze. Leggete cosa dice a proposito di Renato Zero, di una certa Italia politica che non ha certo aiutato Gay.tv a rimanere in vita. Guai però a chiedergli della sua vita privata, si chiude a riccio.
Fabio, la tua vita professionale è costellata di omaggi alla Carrà: dallo spettacolo teatrale ‘Fiesta’ a questa ultima fatica letteraria, il ‘Raffa Book’. Non dovremo mica iniziare a preoccuparci? Dai confessa, ti sei innamorato di lei?
No, sono innamorato di ciò che la Carrà rappresenta, sciocca!
E cosa rappresenta?
Per quanto mi riguarda, il mondo della televisione. Io sono cresciuto con la Carrà e i primi spettacoli del sabato sera che vedevo da bambino erano show dove c’era lei. Programmi televisivi che, anche se con i dovuti adeguamenti, mi piacerebbe vedere anche oggi.
Un’infanzia a pane e Carrà, insomma. Dobbiamo immaginarti chiuso nella tua stanzetta, davanti allo specchio a sbattere la testa come Raffa?
Pensa che nella mia follia non ho mai avuto bisogno di chiudermi nella mia stanza per ballare la Carrà. Potevo ballare anche in salotto davanti a tutti, per cui sin da bambino tutti avevano già capito con chi avevano a che fare. Tanto che poi da grande ho fatto uno spettacolo teatrale che si chiamava ‘Fiesta’.

Il ‘Raffa Book’ contiene foto ed interviste inedite. Una verà golosità per i fan di Nostra Signora della Tv. Quanto tempo avete impiegato dall’idea iniziale alla realizzazione completa del libro?
L’idea è nata quando mi ha contattato la Sperling&Kupfer nella primavera di quest’anno. Avevano pensato ad un libro su Raffaella e avevano creduto che l’unico che poteva realizzarlo fossi io. Chiaramente ho detto subito di si. Abbiamo iniziato a lavorare a giugno, e fino ad ottobre abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca in tutto il mondo. Volevamo capire che idea si erano fatti di lei all’estero, e poi l’idea che, come dice il sottotitolo (più che un libro, uno show del sabato sera ndr), ci fossero più capitoli che avessero a che fare con gli spettacoli del sabato sera: quindi camerino, costumista, truccatore e parrucchiere, la sala prove dove incontravamo il coreografo ecc. Un grande lavoro e tanto tempo per intervistare tutte queste persone, soprattutto perché volevo che non fosse un’intervista di 5 minuti. Con molti di loro abbiamo passato ore a parlare. Pensa che Gianni Boncompagni ci ha regalato un paio di scatti fotografici assolutamente inediti che nessuno aveva mai pubblicato, e siamo stati felice che li abbia regalati proprio a noi.
Tra la varie rarità, quale elemento ti ha portato via più tempo nella ricerca?
La cosa che più ci ha preso tempo…
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Tra la varie rarità, quale elemento ti ha portato via più tempo nella ricerca?
La cosa che più ci ha preso tempo è stata la guida ragionata alla discografia, perché abbiamo scoperto dischi impensabili in parti del mondo incredibili. Ci abbiamo messo tanto tempo per rintracciare tutti i dischi e tutti i titoli, contattare tutte le case discografiche in Giappone piuttosto che in Cile, un lavoro lungo ma molto divertente.
Una scoperta sulla Carrà, che ti ha emozionato particolarmente, qualcosa che ancora non sapevi sul suo conto?
Devo dire che negli ultimi anni avevo iniziato a sospettare che non fosse quella brava signorina che tutti televisivamente conoscevamo. Fino a quando non ho scoperto, grazie all’intervista che ho fatto a Leopoldo Mastelloni, che lei fu la prima e l’unica per molto tempo ad invitarlo nuovamente nei suoi show televisivi, dopo la bestemmia che gli valse il suo nome nella lista nera della Rai come personaggio da tener fuori dalla televisione. Ed il fatto che Leopoldo fosse anche omosessuale era una scusa in più per volerlo cancellare dalle scene. Invece Raffaella, riconoscendo il grande talento, lo invitò a ‘Pronto Raffaella’ nonostante i forti richiami della Rai, prendendosi tutta la responsabilità come conduttrice del programma.

Secondo te c’è un erede della Carrà in tv?
No, ma non perché non ci sia gente brava, ma perché Raffa è unica, dall’aspetto, al modo di vestire, dal tipo di carriera, dal suo curriculum, dal fatto che parla tre lingue, perchè ha ballato e cantato. Non a caso, come ci ha detto il costumista Luca Sabatelli, lei non vuole essere vestita dalle griffe, ma si cuole vestire da Carrà. È un marchio di fabbrica che la rende unica, e come tale deve essere originale in tutto.
Amore, il suo ultimo programma, non ha avuto un grande successo in termini di ascolto. Discorso diverso per le adozioni, quasi centomila. L’hai seguito, cosa ne pensi?
Guarda, penso che non è vero che non sia andato bene, non era un programma da sabato sera. Lei stessa voleva che fosse destinata al giovedì sera, dove quegli ascolti sarebbero stati considerati buoni. Raffaella voleva davvero portare l’affetto del pubblico ai bambini lontani, quindi il suo scopo l’ha raggiunto, avendo fatto adottare tantissimi bambini. Certo, il programma poteva essere più snello, ma con una carriera come la sua non deve dimostrare niente a nessuno.
Toglici una curiosità: ma la Carrà ti ha chiamato?
Assolutamente si, mi ha ringraziato, mi ha detto che era molto gratificata, e che era felicissima che il libro l’avessi fatto io. Mi ha confessato anche che gli abbiamo risolto il problema dei regali di Natale, perché ne ha acquistato 50 copie da regalare agli amici. E pensa che nel libro ci sono cose che lei stessa non aveva.
Fabio è un momento d’oro per te: l’uscita del libro, il programma radiofonico su Paly Radio, e a quando un nuovo programma in tv?
La tv in primavera, su Sky in un nuovo canale di cui saremo testimoni che si chiama Sky Show, e su Raidue in prima serata.

Cambiamo pagina direbbero gli speaker dei telegiornali. Senti ma secondo te, questo Calvani è o no gay?
Luca è un mio carissimo amico. Quello che è lo sa lui. È in una fase della sua vita dove deve capire molte cose. Uno come lui, che solitamente è molto riservato, si trova improvvisamente alle luci della ribalta. Deve calibrare molto bene quello che deve dire, perché la stampa aspetta solo che lui faccia un passo falso. Per quanto riguarda Sara Tommasi posso dire che se lei è laureata alla Bocconi, effettivamente la Bocconi non è più quella di una volta.
E sulla caduta di stile di Renato Zero con quel ‘sono fatto di ben altra pasta’?
Mi meraviglio che vi meravigliate, perché sono anni che dico Renato Zero andrebbe boicottato per l’ipocrisia con cui porta avanti la sua carriera. Un artista con il suo talento, la sua popolarità e la sua fama – tra l’altro io amo una sua canzone che è ‘Magari’ – davvero non capisco perché un uomo così ha paura di dichiarare quello che è. Posso capire che alla sua età non voglia dichiararsi, mi fa anche un po’ di tenerezza e tristezza, ma addirittura accettare che spari ‘merda’ facendo delle battutine sulla gente gay, non lo posso accettare. Se non sei in grado e se non hai il coraggio di affrontare la cosa stai zitto, canta e basta.
Gay.tv, di cui tu sei stato il volto storico, sta per chiudere. Cosa Provi?
Chiaramente l’ho presa malissimo, perché Gay.tv è come una parte di me. In Italia non può che succedere questo, in un paese dove ci sono partiti come l’Udc e come vice- ministri personaggi come monsignor Rutelli, personaggi davvero imbarazzanti, mi meraviglio che Gay.Tv ce l’abbia fatta per cinque anni. È un peccato, non solo per la comunità gay che comunque va avanti, ma perché era un occasione per avere un punto di vista diverso e in più, e dava la possibilità di far vedere che i gay non sono degli ufo.
L’amore come va?
Buon Natale e Buon Anno a tutti!!
Un sogno nel cassetto?
Di trovare il cassetto in ordine, perché quando apro i miei cassetti c’è sempre un gran casino.
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di Michele Sabia

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