DONNE CHE SCRIVONO DI DONNE

di

Dal sesso saffico visto dagli uomini, alle storie d'amore "normale" fra donne. Il viaggio nella letteratura lesbica di Margherita Giacobino ora è un libro prezioso, con qualche pecca.

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


Nel film di David Lynch, “Mulholland Drive“, tanto geniale e contraddittorio da lasciare storditi, le due splendide protagoniste, Naomi Watts e Laura Elena Harring, a un certo punto, dormendo nello stesso letto, finiscono inevitabilmente per baciarsi e prima di lanciarsi nell’amplesso lesbico più bello del cinema, una chiede: «E la prima volta che lo fai?» e l’altra risponde «Non lo so».
Questa scena mi è tornata in mente leggendo il “viaggio eroico nella letteratura lesbica” di Margherita Giacobino che “Il dito e la luna” ha dato alle stampe qualche mese fa. Innanzitutto, se ancora non conoscete l’attività di questa casa editrice milanese, vi invito a visitare il sito. Scoprirete che in Italia c’è qualcuno che con coraggio ed entusiasmo sta tentando (immagino con non poche difficoltà) di promuovere il tema dell’omosessualità femminile per dargli l’importanza che merita nel dibattito culturale di questi anni. Ma tornando al libro di Margherita Giacobino intitolato “Orgoglio e privilegio“, ho pensato a tutto il lesbismo maschile visto o letto finora. Mi riferisco a quelle situazioni più o meno ambigue che il cinema e la letteratura fatte dai maschi hanno voluto rappresentare per il solo gusto estetico o pruriginoso di mostrare l’attrazione fisica tra donne. Nel film di Lynch la scena è di grande effetto, ma di sicuro qualche donna si sarà arrabbiata perché si tratta di una sequenza fine a se stessa e priva di significato. Le due attrici sono bellissime, l’omosessualità è di moda e il regista avrà pensato che avrebbe funzionato, e non aveva torto.

Con questo libro Margherita Giacobino afferma la necessità di opere lesbiche per le lesbiche. Il bisogno che la letteratura, o il cinema, o qualsiasi altra espressione artistica che faccia riferimento al mondo omosessuale femminile nasca da un’ispirazione genuina e sia interpretata correttamente, nel bene e nel male. E dunque, libri antichi e apparentemente “innocui” che parlavano di grandi legami fra donne, si arricchiscono in quest’ottica di affascinanti sfumature acquistando un senso nuovo che avevamo forse sospettato e mai del tutto verificato, perché il mondo omosessuale femminile a differenza di quello maschile è fatto prima di tutto di sentimenti e poi di sessualità.
Peccato che il saggio, almeno nella prima parte, risulti faticoso a causa di un esposizione un po’ confusa. In apertura l’autrice spiega che il lavoro nasce dall’omonimo corso svolto in varie città del Nord. E dunque sarebbe stato necessario che il testo delle lezioni, scritto per essere detto a voce, fosse riorganizzato per la stampa in forma di libro. Era compito dell’editore accorgersi delle incongruenze dello scritto e operare quello che, con parola inglese, si chiama tecnicamente “editing”. Purtroppo nonostante la buona volontà di alcune case editrici militanti (mi riferisco a Il dito e la luna e mi vengono in mente anche Zoe di Forlì e la Libreria Croce di Roma ), le loro operazioni editoriali non hanno l’efficacia che avrebbero con una maggiore professionalità.
Ciò nonostante il libro risulta di notevole interesse non solo perché è la prima storia della letteratura lesbica che si pubblica in Italia ma per le intelligenti riflessioni esposte a commento dei libri presi in esame. La prima è ovviamente relativa all’essenza di tale letteratura. Che cos’è la letteratura lesbica? si chiede l’autrice. Molte autorevoli scrittrici non hanno piacere di parlare di letteratura lesbica, parlano piuttosto di un sentire comune che accomuna le donne nel linguaggio, nel modo di vedere il mondo e di descrivere la realtà. Ma fino al femminismo e al lesbofemminismo, la donna non poteva fare altro che essere protagonista di una storia d’amore o di disamore eterosessuale. Una donna sola, una donna con ambizioni diverse da quelle amorose, oppure due donne protagoniste e non rivali nella stessa storia erano impensabili. Poi Virginia Woolf affidò alle scrittrici il compito di parlare di sé e di quel mondo ancora inesplorato della letteratura che erano i rapporti tra donne. Una delle cose che ci si aspetta dunque dalla fiction lesbica è quella di scardinare i modelli narrativi, la trama eterosessuale obbligata, spostare il focus dell’azione, inventare nuove trame e nuove parole, dire ciò che non è mai stato detto.

Ovviamente a tale modello ci si è giunti con grande affanno. Tutto è cominciato più o meno durante l’epoca romantica in cui molti dei romanzi che raccontano intense amicizie fra donne non fanno che esaltare quello stesso sentimento che alimentò per tutta la vita la poesia di Emily Dickinson. Il libro più celebre sull’amicizia romantica lo ha scritto però un uomo che probabilmente era gay, Henry James. E Giacobino traduce il titolo del celeberrimo “The Bostonians” in “Le bostoniane” mettendo al centro del romanzo la storia di Olive e Verena. Le cose cambiano con l’avvento della psicoanalisi per cui l’omosessualità diventa non vizio ma malattia, associata con nevrosi ereditarie, mamme svampite, zie isteriche e padri delinquenti o eccentrici che allevano le proprie figlie come maschi. Nasce così il modello letterario dell’invertita. La più efficace delle quali è il personaggio di Stephen Gordon nel romanzo del 1928 “Il pozzo della solitudine” della scrittrice Radclyffe Hall. Ma questi primi libri parlano di omosessualità femminile in tono pessimistico. E per molto tempo il maledettismo, il tema della donna dannata, si intrecciava con quelli del vizio e della colpa, dell’infelicità e della punizione. Per trovare una storia con un lieto fine bisogna arrivare al 1952 quando la quasi sconosciuta Patricia Highsmith pubblica “The Price of Salt“, ripubblicato nel 1995 col titolo di “Carol“.
Il viaggio della Giacobino nella letteratura lesbica continua con la presentazione e il commento dei romanzi americani ed europei di argomento lesbico più significativi dei quali evidenzia modelli, generi e tipologie di stili e personaggi. Non mancano i libri di italiane fra le quali Maria Rosa Cutrufelli, Valeria Viganò, Sara Zanghì, Melania Mazzucco. Fino ad arrivare al genere più frequentato della letteratura al femminile di questi ultimi anni che è il giallo in cui le donne, dai tempi di Agatha Christie, hanno sempre primeggiato. Oggi i gialli lesbici forse più famosi sono quelli di Sandra Scoppettone che narra le vicende delle sua protagonista Lauren Laurano. Uno dei motivi del successo dei suoi romanzi, e non solo tra le lesbiche, è il fatto che le protagoniste sono così “normali” che non fanno paura, hanno sentimenti e reazioni umane, non sono eccentriche, superdotate, superintelligenti. Sono una dichiarazione di tregua con il mondo. Sarà vero? Solo la produzione futura ce lo potrà confermare o smentire.
Margherita Giacobino
Orgoglio & privilegio
Viaggio eroico nella letteratura lesbica

Il dito e la luna, 2003, 195 p., 12,50 euro
http://www.ilditoelaluna.com

di Alberto Bartolomeo

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...