È nella Chiesa la rivoluzione gay

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Pasquale Quaranta raccoglie in "Omosessualità e Vangelo" le risposte di don Franco Barbero ai gay credenti. Per incoraggiarli a non sentirsi condannati.

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«Le pagine colloquiali di questo libro hanno un’ambizione umana ed evangelica: evidenziare una nonviolenta e costruttiva "rivoluzione" che, sia pur a piccoli passi, è in atto nella società e nella vita di molti cristiani e credenti di diverse tradizioni». Il senso ultimo di "Omosessualità e Vangelo – Franco Barbero risponde", curato da Pasquale Quaranta per la Gabrielli editori (162 pagine, 14 euro), è tutto nelle prime parole che "don" Franco usa nella sua introduzione: perché la Chiesa sia capace di accogliere pienamente le persone omosessuali al suo interno è necessaria una rivoluzione epocale. Alla faccia – aggiungiamo noi – del conservatorismo del signor Ratzinger.

Quali siano gli atti di questa svolta lo racconta bene Pasquale Quaranta nelle pagine di presentazione che aprono il volume appena uscito in libreria, riferendo della pastorale svolta da Barbero nella periferia di Pinerolo fin dagli anni Sessanta. Portando avanti parallelamente impegno pacifista e iniziative a favore dei diritti degli operai da un lato e ricerca biblica dall’altro, questo prete nato in provincia di Cuneo nel 1939 scavalca l’ambito geografico di Pinerolo compiendo viaggi frequenti in tutta Italia e in Europa per mettere la sua esperienza pastorale al servizio delle persone che glielo chiedono. Un’attività sempre condotta senza rinunciare alla visibilità, come testimonia la presenza della sua firma per molti anni all’interno della rubrica degli esperti di Gay.it. Ma questa visibilità non poteva non attirare le attenzioni della gerarchia vaticana che, puntualmente, nel 2003 lo riduce allo stato laicale, ottenendo solo una maestosa ondata di solidarietà nei suoi confronti. "Resto nella Chiesa cattolica e ci resto come presbitero perché me lo chiede un gran numero di donne e di uomini che mi riconoscono un ministero e mi invitano pressantemente a continuare", dice Barbero per spiegare perché continui a firmarsi "don" Franco.

In tutti questi anni sono centinaia le persone che hanno sentito l’esigenza di scrivergli, molte cercando in lui l’accoglienza che non sentivano nei loro confessori, altre per confrontarsi con la sua esperienza di studio nel tentativo di comprendere meglio le sacre scritture, altre ancora per criticare a volte ferocemente le sue posizioni poco ortodosse. A tutti don Franco ha risposto con comprensione, delicatezza ma anche parlando apertamente, senza timori: "La gerarchia è una struttura violenta ed oppressiva", scrive riferendosi ovviamente alle alte dirigenze vaticane guidate da quel papa Ratzinger con il cui pontificato "la politica della repressione, della paura e della desolazione ha raggiunto un punto impensabile fino a pochi anni fa". Con parole di questo tenore don Franco invita chi gli scrive a liberarsi dalla convinzione che per essere buoni cristiani sia necessario chinare il capo passivamente a tutto quello che viene detto dal sagrato di San Pietro: compiuto questo passo, si scopre il "Dio della libertà" e si comprende come l’amore, anche omosessuale, sia un vero "dono" di cui non ci si deve affatto vergognare.

Nei consigli contenuti nelle tante lettere raccolte nel libro, don Franco rifiuta l’identificazione tra religione e condanna dell’omosessualità e quindi offre la possibilità di conciliare la fede cattolica con l’orientamento sessuale, una alternativa al percorso di allontanamento dalla religione che appare l’unica via percorribile da tanti gay credenti schiacciati dalle posizioni di condanna del Vaticano. Se le lettere contenuto in questo libro, insieme con le "celebrazioni d’amore" con cui don Franco ha unito due coppie omosessuali citate in fondo al volume, sono la materia viva con cui si forma questo percorso, il testo di presentazione di Pasquale Quaranta, l’introduzione dello stesso Barbero e la postfazione di Paolo Rigliano contribuiscono a delineare i contorni teorici che si muovono, non bisogna dimenticarlo, nell’ambito di un quadro complessivo di rinnovazione del cattolicesimo, come emerge anche scorrendo la nutrita bibliografia che conclude il volume.

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