GALATTICI GAY

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'Urania' compie 50 anni: la fantascienza è stata uno dei primi generi letterari a trattare l'omosessualità. Parla Giuseppe Lippi, curatore della famosa collana Mondadori.

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Il 10 dicembre 1952 appariva per la prima volta in edicola, per i tipi della Arnoldo Mondatori Editore, Urania, la rivista di fantascienza più longeva della storia italiana. E allora? Che c’entrano i cinquant’anni di Urania con l’omosessualità? C’entrano, perché la fantascienza è stata uno dei primi generi letterari (se non forse il primo genere letterario) a trattare il tema, e a farlo in maniera sovversiva e con forti connotazioni sociali e politiche. D’altra parte, è innegabile che l’omosessuale, nella cultura occidentale contemporanea, è uno dei tanti esempi di "alieno" – nel senso di "altro" – rispetto a quel che potremmo chiamare "l’essere umano standard": il maschio bianco eterosessuale sano e cristiano. Altri esempi di alieni sono le donne, i neri o comunque le minoranze etniche, ma anche religiose, i portatori di handicap fisici o psichici… E chi meglio della fantascienza è in grado di rappresentare l’alieno?

Le cose, in realtà, non sono state sempre così, come ci ricorda l’attuale curatore di Urania, Giuseppe Lippi, che ne approfitta – come peraltro è sua abitudine – per ironizzare sul genere stesso: «Una volta la fantascienza era un genere molto puritano in assoluto, non solo per quanto riguarda l’omosessualità. Secondo me era pienamente giustificata nell’esserlo perché la maggior parte di queste storie si svolgono in ambienti proibitivi o addirittura nel vuoto dello spazio, per cui fare sesso è fuori discussione. Credo che le cose siano cambiate quando l’ambientazione dei racconti si è "terraformata", uniformata cioè all’habitat terrestre. Oggi si leggono molti romanzi di science fiction nominalmente ambientati su lontani pianeti che guarda caso sono simili alla Terra o sono stati terraformati, il che mi sembra un’assurdità vera e propria. Comunque, se tu ti accontenti di ricreare un ambiente terrestre appena un po’ più esotico è evidente che ci puoi mettere di tutto, persino i preservativi. Una sola avvertenza: diffidate dei robot con pruriti sessuali. Sono individui di dubbio gusto e bisogna sempre accertarsi che siano stati oliati».

In realtà lo stesso Lippi, da esperto del genere, sa bene che molto spesso la fantascienza è un genere utilizzato dagli autori (talvolta anche dai cosiddetti autori mainstream, cioè non di genere) per parlare della realtà presente attraverso un’ottica straniata, e su questo affascinante e fondamentale aspetto si potrebbe stare a discutere per giorni. In questa sede sarà sufficiente ricordare che a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta si è sviluppata una branca del genere chiamata social science-fiction che aveva come obiettivo proprio quello di occuparsi di tematiche sociali: politica, razzismo, successivamente femminismo, ecologia e via discorrendo. Last but not least, quindi, anche l’omosessualità.

Anche Urania, come altre case editrici, ha pubblicato autori dichiaratamente omosessuali (la più nota è senza dubbio la femminista Joanna Russ) o che, senza essere gay o lesbiche, hanno saputo presentare l’omosessualità in un contesto di normalità, e non in quanto "diversità" (e c’è da dire che, in effetti, questo è forse tuttora possibile solo attraverso la fantascienza): un testo fondamentale in questo senso, che mostra la vita di una comunità di androgini condannando alla fine la concezione comune di "perversione", è Venere più X di Theodore Sturgeon, un libro pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1960. Bisogna però fare dei distinguo: in passato, infatti, ci fa sapere Lippi, «le scene erotiche ed i riferimenti troppo espliciti venivano indistintamente eliminati dalle traduzioni».

E i lettori, il "popolo del fandom", come hanno reagito e come reagiscono alla pubblicazione di testi dai contenuti gay? Ci sono mai state lettere di protesta, o cali di vendite, per esempio? È sempre Giuseppe Lippi a rispondere: «Niente di tutto questo e ti faccio un esempio. Recentemente abbiamo pubblicato un romanzo di David Gerrold, Ascensore per la Luna (Jumping Off the Planet), in cui c’è una componente omosessuale. È un divertente romanzo di avventura e nessuno ha protestato, anzi, poco dopo l’uscita del libro un amico bibliografo, il prezioso Ernesto Vegetti, mi ha segnalato che il romanzo ha vinto in America il premio Gaylactic Network Spectrum come miglior testo di sf (science-fiction, ndr) con contenuti gay. Il sito di questo nuovo premio, attribuito annualmente, è http://www.lambdasf.org/spectrum/ e si tratta senza dubbio di un fatto notevole».

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E così scopriamo non solo, com’era prevedibile, che gli amanti della fantascienza (scritta, quantomeno: non vengono in mente film che abbiano trattato il tema consapevolmente e seriamente) sono perfettamente civilizzati e non cercano solo avventurine spaziali alla Guerre stellari, come potrebbe invece pensare qualche profano, ma che esiste addirittura un importante premio per la fantascienza gay. Questo genere letterario ci riserverà altre sorprese? A detta di Lippi, parrebbe di sì, e in realtà non solo questo genere letterario: «molti hanno visto, in certa sf militare e in una parte dell’heroic fantasy, temi omofili. Del resto è storia vecchia, non sapevi che secondo certi critici anche Sherlock Holmes era gay?». Elementare, Watson.

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