Gianni Rossi Barilli: “Il movimento gay in Italia”

di

Feltrinelli, pagg.245, L.13mila

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Giornalista e militante del movimento omosessuale, Rossi Barilli ripercorre con precisione e puntualità la strada delle battaglie e delle conquiste gay, sottolineando non solo quello che a grandi passi è stato fatto, ma anche quel molto che resta ancora da fare. Il secolo che si chiude è trascorso lentamente, per quanto riguarda i diritti gay in Italia, fino agli anni sessanta, vero discrimine della storia dei diritti civili. Prima di allora, in particolare agli inizi del secolo, mentre in Germania e Gran Bretagna vigevano leggi severissime contro la sodomia e già si combatteva per abolirle, l’Italia era una sorta di paradiso per il pellegrinaggio omosessuale dal Nord Europa, un po’ come oggi lo sono per alcuni italiani i paesi arabi. Imperava la morale cattolica del ‘si fa ma non si dice’: paradossalmente, proprio questa ipocrisia di fondo, e la mancanza apparente di un nemico deciso contro cui lottare, ha ritardato in Italia la formazione di una forte comunità gay, come invece avvenne negli altri paesi europei più avanzati. Rossi Barilli, spiegando questo importante aspetto storico del movimento gay italiano, mette in luce come il ‘lasciar fare, basta che non diano noia’, e il conseguente ‘si fa ma non si dice’ sia stato in Italia un terribile strumento di negazione dell’identità gay. Ovvero l’altra faccia, quella da cui è più difficile difendersi, dell’omofobia più retriva.

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di David Fiesoli

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