Hotel de Dream: come eravamo, come saremo

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Uno scrittore eterosessuale dell'800 in fin di vita racconta una travolgente storia d'amore tra maschi. Ecco l'ultimo straordinario romanzo di Edmund White

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I grandi scrittori sono tali anche perché consentono di leggere, attraverso le loro opere, i cambiamenti della società. E, nel caso di Edmund White, parliamo principalmente della società omosessuale. White ha oggi 68 anni, ha vissuto e raccontato praticamente tutte le tappe della storia gay: le frustrazioni di un adolescente omosessuale cresciuto nella provincia Usa in Un giovane americano (Einaudi, 1990), la rivolta di Stonewall e la liberazione glbt in E la bella stanza è vuota (Einaudi, 1992), il piacere del sesso promiscuo in The joy of gay sex e l’avvento dell’Aids in La sinfonia dell’addio (Baldini Castoldi Dalai, 2000).

Egli stesso vive la condizione di sieropositività dal 1984 ed è da sempre impegnato nella lotta all’Aids. Inoltre è stato tra i primi a parlare di letteratura "post-gay", quella cioè in cui l’omosessualità dei personaggi è puramente accidentale e perde tutti gli aspetti problematici o rivendicativi che assumeva nei primi romanzi scritto dopo la liberazione di Stonewall.

Oggi, con il suo ultimo straordinario romanzo Hotel de Dream pubblicato in Italia da Playground nella bella traduzione di Giorgio Testa (240 pagine, 15 euro), White fa un passo ulteriore rispetto al suo ultimo lavoro autobiografico My Lives in cui già si vedeva un superamento del "post-gay".

La tramaHotel de Dream è una biografia romanzata (molto romanzata) degli ultimi giorni di vita dello scrittore e giornalista statunitense Stephen Crane, morto di tubercolosi nel 1900 a soli 29 anni. White descrive l’agonia di Crane, amico di Henry James, mentre viene assistito dalla sua compagna Cora, che a Jacksonville era tenutaria di un bordello il cui nome dà il titolo al libro. Cora ha portato Crane in Inghilterra e da lì lo porterà in Germania nel tentativo di trovare l’ambiente più favorevole a fermare l’avanzata della malattia che gli sta portando via il compagno. Ma mentre la tubercolosi sembra inarrestabile, Crane sente di dover assolvere ancora ad un compito letterario: riscrivere la storia di un giovanissimo prostituto incontrato per caso nelle strade di New York, la cui vita era già stata al centro di un suo scritto, poi distrutto su consiglio dell’amico Hamlin Garland. White, infatti, parte da un aneddoto riferito dal critico newyorkese James Gibbons Huneker, citato in postfazione e la cui fondatezza peraltro non è affatto dimostrata. Secondo l’aneddoto, il romanzo distrutto da Crane sarebbe stata una delle sue cose più belle ma il tema era troppo scandaloso per l’epoca, anche se scritto da uno come Crane che aveva già avuto modo di raccontare la vita dei bassifondi newyorkesi in libri come Maggie: a girl of the streets. Così White riscrive il romanzo, intitolandolo "Il ragazzo truccato": lo scrittore in punto di morte lo detta alla sua compagna Cora, chiedendole di farlo rimettere a posto da James dopo la sua morte, e descrive alla donna la vita del giovanissimo e bellissimo Elliott e del suo amante Theodore, un vice-direttore di banca, sposato con figli che vivrà con totale abbandono l’ineluttabilità del suo sentimento per il ragazzo, fino alla rovina.

Nell’800 come oggiHotel de Dream è una straordinaria prova d’autore: White cuce insieme gli elementi biografici degli ultimi giorni di Crane con la storia di Theodore ed Elliott in un gioco di simmetrie ricco di suggestioni. Crane, un eterosessuale senza ripensamenti, racconta l’ambiente di Elliott, un ambiente "pre-gay" (parliamo della fine del 1800) sorprendentemente simile a quello dei nostri giorni, con travestite, dive, mossette, luoghi di ritrovo, adescamenti. Ma soprattutto racconta il sentimento di Theodore che non ha bisogno di definire se stesso come "omosessuale" pur essendo pronto a mettere in gioco la propria vita per poter trascorrere del tempo con il ragazzo che ama. In lui quasi non si legge la fatica dell’accettazione e la separazione tra la sua vita da marito e quella da amante "gay" è condotta con semplicità, naturalezza, come se fosse semplicemente inevitabile. 

In tutto questo, White si diverte a comporre un romanzo tipicamente ottocentesco con una costruzione che si dipana solo nella seconda parte del libro costringendo il lettore a superare le prime 60 pagine senza entrare nel vivo della storia. Una fatica che viene però premiata, perché questo affresco ottocentesco è sorprendentemente efficace nel raccontare chi siamo.

Non è la prima volta che gli scrittori della letteratura post-gay ricorrono a biografie di autori dell’800 per parlare dell’attualità: basta citare l’ottimo The Master di Colm Tóibín sulla vita di Henry James. Sembra quasi che, oggi che in molti paesi due uomini si possono sposare ed esistono leggi che vietano la discriminazione delle persone omosessuali, oggi che si comincia a poter intravedere un’epoca in cui l’orientamento sessuale di una persona non farà alcuna differenza, si deve tornare ad epoche precedenti la nascita del movimento gay per raccontare il sentimento d’amore che nasce spontaneamente e ineluttabilmente tra due maschi: si deve tornare, cioè, a un periodo in cui non c’era ancora un nome per chiamare questo amore, in cui non si parlava di "gay" né di cultura o di movimento omosessuale. L’eros si spoglia così degli aspetti sociali – legati cioè a una identificazione con la "società gay" – e resta quello che è sempre stato, sin dall’inizio della storia dell’uomo: l’irresistibile attrazione di un maschio verso un altro maschio.

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