I fumetti gay conquistano il Paese del Sol Levante

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Sempre più diffusi, in Giappone, i fumetti manga a tematica gay e lesbica. In uscita anche alcune serie animate, mentre nuove riviste popolano le edicole: un clima friendly...

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Nel nostro paese sembra proprio che la moda dei manga con tematiche principalmente lgbt non abbia preso piede come ci si aspettava. I manga boys love (gli omoerotici gay per ragazze) e soprattutto le loro varianti più spinte (gli yaoi) sono andati sparendo dagli scaffali delle fumetterie (tant’è che quest’anno l’unica novità è stata "Mi vergogno da morire"di Hinako Takanaga, in uscita proprio in questi giorni per Magic Press), e i manga yuri (a tema lesbico) non se la passano meglio. Non parliamo poi dei bara manga (i manga che si rivolgono al pubblico gay), che debutteranno in Italia solo ora grazie a Black Velvet che sta per proporre l’antologia "Racconti Estremi" dedicata al maestro del S/M Gengoroh Tagame (sperando che un inizio così "forte" non comprometta la pubblicazione di altri autori di bara manga nel nostro paese). 

Difficile capire perché i manga lgbt da noi non attecchiscono e se il problema è dei lettori che non si fanno avanti o degli editori che non sanno trovare le formule giuste (con prezzi troppo alti, contenuti non all’altezza delle aspettative, mancanza di intuito nello scegliere i temi e gli autori)… O forse, più semplicemente, i manga a tema lgbt da noi non hanno attecchito perché il clima culturale in generale non favorisce la diffusione e la conoscenza di questi prodotti, perché il pubblico lgbt da noi non considera con la giusta attenzione i fumetti in generale, o ancora perché gli editori finora hanno avuto paura di proporre manga che rappresentassero la realtà gay in maniera troppo esplicita (come nel caso dei bara manga). In ogni caso, in Giappone, i manga a tematica lgbt (nelle loro varie declinazioni) continuano a essere prodotti e a guadagnare lentamente terreno, segno che evidentemente il clima nell’arcipelago nipponico si sta facendo sempre più gay-friendly (come dimostra l’allestimento del primo festival di musica lgbt a Tokyo qualche mese fa). Continuano a uscire nuove riviste antologiche che propongono boys love e bara manga (successivamente raccolti in volumetti monografici), mentre i maggiori magazine gay giapponesi (“Badi”, “G-Men”,ecc) danno sempre molto spazio ai fumetti (anche a quelli più espliciti).

Ultimamente è uscita anche una nuova rivista, Gb Comic, che propone una nuova formula, dando maggiore spazio ai bara manga rispetto ai contenuti propri dei gay magazine. Non parliamo poi dei manga lgbt autoprodotti, che costituiscono un vastissimo mercato a parte in perenne fermento. A riprova del fatto che i temi lgbt in Giappone godono di buona salute (nonostante la crisi economica globale), bisogna segnalare che proprio in questo periodo hanno debuttato due serie animate a tematica omosessuale. La prima è tratta dal delizioso manga yuri Aoi Hana (I fiori blu) di Takako Shimura, e racconta di come due amiche d’infanzia, Fumi e Akira, si ritrovano al liceo e iniziano a scoprire il sentimento che nutrono l’una per l’altra. Il tono sarà più allegro e ottimista di altre serie che avevano toccato l’argomento in passato (come "Caro Fratello", che peraltro – dopo un inizio assai audace – si rivelò una delusione sotto molti punti di vista), segno evidente che i tempi sono cambiati.

La seconda (direttamente per l’home video) è il remake di un cult arrivato anche in Italia: il fantascientifico "Il Cuneo dell’Amore", tratto dal romanzo omoerotico per ragazze Ai no Kusabi di Rieko Yoshihara, a base di ragazzi usati come oggetti di piacere da androgini biondoni geneticamente modificati. Questa volta, però, tornerà sotto forma di una vera e propria serie animata di tredici episodi, che probabilmente approfondirà tutti i risvolti del romanzo a cui la trasposizione precedente (che era stata riassunta in due soli episodi) aveva dovuto rinunciare. C’è da dire che finora non sono stati prodotti anime tratti dai bara manga veri e propri, forse perché anche in Giappone si fa ancora ancora molta fatica a quantificare il pubblico potenziale di un prodotto simile e il conseguente ritorno economico dato dal merchandising relativo (che di fatto è uno dei fattori determinanti per valutare la produzione di una serie animata in Giappone).

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Certo la radicata mentalità maschilista ed eterosessista giapponese fa la sua parte, ma probabilmente è solo una questione di tempo prima che anche i bara manga debuttino in versione animata, e quando questo si verificherà sarà molto interessante verificare come verranno accolti dal pubblico, e in particolare da quello internazionale. Forse è presto per dire che siamo alle soglie di una piccola rivoluzione culturale, e di certo non vedremo mai questi prodotti sulle nostre TV generaliste (magari accompagnati dalle sigle di Cristina D’Avena), però la loro eventuale diffusione potrebbe avere davvero delle conseguenze inaspettate. Restiamo in attesa.

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