I GAY COMICS IN ITALIA

di

In principio fu Enrico la talpa in

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Un fumetto è lo specchio della società che lo produce: questo è un dato di fatto.

Quindi non deve stupire che in paese facile ai moralismi gratuiti e al cattolicesimo nella sua accezione più intransigente, l’omosessualità a fumetti sia stata per lungo tempo un tabù inviolabile.

Ma d’altra parte parliamo di un paese nel quale tutti i fumetti che vanno contro alla morale imperante subiscono sequestri e attacchi spietati: da Diabolik (nel 1965), ai fumetti delle edizioni Topolin (1998!!!) che, pur contando su autori pluripremiati all’estero, hanno avuto la “colpa” di mostrare senza veli i vizi e le brutture della società attuale.

Tuttavia, in merito al discorso omosessualità, c’è da dire che il nostro paese aveva esordito più che bene, a partire dalle striscie di…Lupo Alberto! Erano gli anni settanta e uno dei comprimari, Enrico la talpa, prese a sbandierare la propria gaiezza e a reclamare i propri diritti di fronte agli altri abitanti della fattoria Mc Kenzie, anche se, a dire il vero, con l’evoluzione della serie la cosa non ebbe seguito.

E allo stesso modo non ebbero seguito immediato gli sperimentalismi della rivista “Contro” che, negli stessi anni ebbe il coraggio di pubblicare dei toccanti omaggi alla memoria di P.P.Pasolini e del poeta Sandro Penna ad opera di Graziano Origa che, sempre su quelle pagine, propose un fumetto decisamente avanti coi tempi.

Si trattava di “Pike & Pike“, ovvero le avventure di due detectives di New York: duri coi criminali ma che… non esitavano a baciarsi teneramente in pubblico!

Per tutti gli anni ’80, se escludiamo un paio di oscuri tentativi a livello di tascabili porno e le tavole che pubblicava la rivista “Gay Italia” (materiale estero abbastanza spinto, a volte anche valido, ma proposto senza troppa cura e, probabilmente, senza autorizzazione), il massimo dell’omosessualità era dato dai rapporti saffici che, dall’erotico al porno, servivano ad appagare gli eterosessuali maschi: in qualche caso compariva anche l’omosessualità maschile, ma più che altro a livello di caratterizzazione comica o negativa.

Per riaprire seriamente il discorso bisognerà attendere i primi anni ’90 e la nascita della rivista “Blue”, nata per presentare ed approfondire l’erotismo in tutte le sue forme, anche omosex.

E infatti, oltre a recensioni e approfondimenti pertinenti, segnalazioni e interviste, ha portato in Italia per la prima volta le comic-strip di Ralf König, le soffuse illustrazioni di Frètet e persino qualcosa di Tom of Finland: un raro esempio di democrazia e apertura mentale.

Nel frattempo qualcosa si muoveva anche alla Bonelli (la casa editrice di Tex, Zagor, ecc…) e, nella storia di Dylan Dog “Dopo Mezzanotte”, compare Davis, un gay eroinomane e malato di AIDS, mentre su Ken Parker n°36 fa capolino Julius, un giovane coreografo travestito: per quanto approfondite, queste figure non andavano oltre i soliti luoghi comuni, ma la loro comparsa su albi “popolari” era segno del cambiamento in atto.

Cambiamento che si concretizzò con l’arrivo di Sprayliz.

Con storie frizzanti e un disegno accattivante, Luca Enoch racconta le avventure della giovane graffitara e della sua “amica del cuore” Kate: una lesbica emancipata e piena di grinta… a cui in seguito si aggiungeranno altre figure di omosessuali di ambo i sessi, nessuna delle quali si piange addosso o è rosa dai sensi di colpa: una piccola rivoluzione destinata a lasciare il segno!

Tant’è che in una nuova serie fantascientifica bonelliana, Legs Weaver, la protagonista non regge l’altro sesso ed è “profondamente legata” all’amica/collega/coinquilina May.

Tuttavia è solo negli ultimi anni che ha preso corpo una “cultura” del fumetto omosessuale, principalmente per merito di quella generazione cresciuta sotto l’influenza dei “cartoni giapponesi” e della loro non-omofobia.

Infatti, in diverse parti d’Italia, si stanno costituendo club e associazioni culturali il cui scopo è diffondere e promuovere la letteratura e i fumetti omoerotici, opera di autori (ma soprattutto autrici) made in Italy.

E intanto le case editrici più avviate non stanno a guardare, e iniziano a produrre o a importare prodotti di questo genere e a stabilire un ponte con la comunità omosessuale.

Tant’è che “Pazzo di te” verrà presentato al Cassero di Bologna il 27 luglio e, finalmente, la Star Comics ci ha annunciato che da gennaio partirà un mensile a grande tiratura che ospiterà, a rotazione, proprio dei “Japan-Cult” come Kizuna e Bronze.

Nel frattempo, comunque, possiamo deliziarci con una commedia alla Almodovar (“Paraiso Punk Rock Bar” a luglio) e con la vita quotidiana di una famiglia di drag-queen e drag-king giapponesi (“Family Kompo” da ottobre): forse i tempi iniziano a maturare?

di Valeriano Elfodiluce

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