I LIBRI DI OTTOBRE

di

Olivia in collegio, l'autobiografia di Isherwood, le passioni di Emily Dickinson.

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DOROTHY STRACHEYOlivia
Baldini & Castoldi, Milano 2001, pp. 121, Lire 12.000, Euro 10,33 http://baldini.editore.it

Ci sono libri, come questo, che incantano non solo per la bella storia o la sapiente scrittura ma anche per la capacità con cui l’Autore (in questo caso l’Autrice) riesce a descrivere la graduale presa di coscienza di una particolare condizione. Olivia, la protagonista del romanzo, è fortemente attratta dalla personalità di una sua insegnante che mostra verso di lei molta simpatia. E come tanti o tante che non osano dare il nome appropriato al loro sentimento per una persona dello stesso sesso, Olivia confronta le sue reazioni verso Mademoiselle Julie con quelle delle altre compagne di istituto e capisce finalmente di essere innamorata della meravigliosa insegnante. Purtroppo il suo sentimento sarà destinato a rimanere soltanto l’origine di emozioni fortissime ma non potrà mai concretizzarsi per molte ragioni, prima fra tutte la correttezza di Mademoiselle Julie che considera pericoloso assecondare la passione della sua giovane allieva. Questa in poche righe la storia del romanzo che ovviamente contiene molto di più. C’è tutta la sensibilità femminile racchiusa in questo piccolo gioiello narrativo, tutto un mondo di relazioni fra donne che ritengo siano rimaste immutate dall’Ottocento (epoca in cui avvengono i fatti) a oggi. Apprezzerete l’indagine psicologica dei personaggi ma anche la gustosa descrizione di quei collegi femminili francesi che nel secolo scorso l’aristocrazia di mezza Europa prediligeva per la formazione delle loro fanciulle. E in effetti quella descritta è più una Francia letteraria (con citazioni di Racine, Corneille, Vigny, Hugo) che geografica. Dorothy Strachey (1866-1960) mostra in questo breve romanzo di essere all’altezza del fratello Lytton Strachey, famoso scrittore e storico britannico, e dell’amica Virginia Woolf con la quale frequentò il celebre gruppo di Bloomsbury.

CHRISTOPHER ISHERWOODChristopher e il suo mondo
SE, Milano 2001, pp. 284, Lire 40.000, Euro 20,66

Chi meglio di se stesso può scrivere la propria biografia? Vi sembrerà una domanda retorica senza dubbio criticabile dal momento che un sacco di "autobiografi" si sono raccontati come meglio hanno creduto omettendo fatti della propria vita o lati del proprio carattere che poi qualcun altro ha rivelato senza pietà o messo meglio in evidenza. Eppure, nel caso di Christopher Isherwood sembra che nessuno meglio di lui avrebbe potuto raccontarci di se stesso. In questo libro egli riferisce di un decennio della sua vita, dall’arrivo a Berlino nel 1929, ai vagabondaggi attraverso l’Europa con un giovane tedesco, al viaggio nella Cina in guerra insieme al grande amico poeta W.H. Auden, fino alla partenza per l’America nel 1939. Il biografo Isherwood parla di sé in terza persona invitando a un curioso gioco "pronominale" che risulta affascinante. Perché egli è capace di raccontare fatti privatissimi di Christopher o di dare giudizi anche spiacevoli su di lui. Quando però il racconto tocca livelli più intimi della sua coscienza, ecco che egli passa repentinamente a dire "io". Un esempio: "La prima visita di Christopher a Berlino fu assai breve – una settimana o dieci giorni – ma fu sufficiente, e ora mi rendo conto che fu uno degli avvenimenti più decisivi della mia vita. Riesco ancora impercettibilmente a sentire il delizioso turbamento provocato dal terrore iniziatico che colse Christopher mentre Wystan (W.H. Auden, ndr) scostava la pesante tenda di pelle di un bar per soli uomini…" (pag.13). Il mondo di Christopher è popolato da una grande quantità di donne e uomini conosciuti in quegli anni, alcuni dei quali sono messi sapientemente in relazione coi personaggi dei suoi romanzi che questi gli ispirarono. Bellissima per esempio è la descrizione di Jean Ross dalla quale egli ha preso spunto per il personaggio di Sally Bowles di Addio a Berlino (1939). Un’amicizia quella fra Christopher e Jean molto più vera e intima della relazione raccontata da Isherwood stesso e poi trasposta al cinema nel celeberrimo Cabaret che valse un Oscar a Liza Minnelli nel 1972 nella parte di Sally. Potremmo andare avanti così all’infinito perché questo libro stimola riflessioni ed emozioni che sarebbe meglio provare direttamente sulla pagina graffiante e ironica di uno dei più grandi artisti del Novecento.

MARISA BULGHERONINei sobborghi di un segreto: vita di Emily Dickinson
Mondadori, Milano 2001, pp. 352, Lire 42.000, Euro 21,69 http://www.mondadori.com/libri

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Ecco un’altra splendida biografia della Mondadori che appare in una collana che arricchisce e completa il profilo di artisti italiani e stranieri già presentati nei Meridiani attraverso la loro opera. Non è un caso che l’eccellente biografia di Gabriele d’Annunzio Il vivere inimitabile, uscita lo scorso anno, sia stata scritta da Annamaria Andreoli che ha curato tutti i Meridiani dedicati al poeta. Così come Marisa Bulgheroni, che è una delle maggiori esperte nel mondo dell’opera di Emily Dickinson, è la curatrice del Meridiano che nel 1997 ha presentato per la prima volta in Italia tutte le liriche della poetessa americana. Questa biografia colpisce per due motivi. Il primo è il titolo con il quale l’autrice sottintende anche e certamente il segreto della sessualità della Dickinson. A pagina 62 si legge "Di un’ipotetica identità lesbica di Emily si continuerà a discutere – senza poterla provare – desiderata, sfiorata, consumata?". Il fatto è che tutta la vita di Emily è stata un segreto che Marisa Bulgheroni cerca di svelare. E si tratta di un tentativo eseguito sul campo, nei luoghi in cui Emily ha vissuto, nella sua amata Amherst nel Massachusetts, alla ricerca del più minimo indizio che serva a ricostruire la personalità, il temperamento, le emozioni di questa straordinaria artista. Ma si tratta ovviamente e soprattutto di una ricerca basata su documenti: le molte lettere alle persone amate, le testimonianze di amici, le dichiarazioni della sorella Lavinia e la mole interminabile di studi, saggi e biografie sulla sua vita e sulla sua opera, tutti rigorosamente riportati nella bibliografia finale. Comunque, riguardo alla sessualità di Emily Dickinson, queste speciali amicizie femminili nella sua vita ci furono eccome. La Bulgheroni ne tiene conto e ne riferisce con puntiglio. Non azzarda conclusioni ma non nega la passione di Emily per la cognata Susan Huntington Gilbert (che d’altronde è testimoniata da moltissime poesie che le dedicò) o per l’amica di lei, Kate Scott . Ma tornando alle ragioni che rendono questa biografia così preziosa, il secondo motivo per cui colpisce è senza dubbio la grande chiarezza e semplicità con la quale l’autrice ci racconta la vita di Emily Dickinson, come in un avvincente romanzo di passioni, perché furono queste che alimentarono principalmente la vita e l’opera della piccola grande poetessa americana.

di Alberto Bartolomeo

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