Il coming out è facile se sai come farlo

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Mamma, papà... devo dirvi una cosa: torna sugli scaffali delle librerie il più riuscito manuale per il coming out mai pubblicato in Italia. Ne abbiamo parlato con gli...

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Ricompare finalmente in  libreria il più classico dell’omosessualità vissuta serenamente: Mamma, papà: devo dirvi una cosa (ed. Sonda) di Giovanni e Paola Dall’Orto. Sotto il nuovo titolo, maturo per le sfide del presente, c’è tutto il brio di Figli diversi il celebre manuale “scritto da una madre e da suo figlio”, il più importante facilitatore di coming out mai pubblicato in Italia.

Il libro per adolescenti (e non) e per i loro familiari, a 20 anni dalla prima

edizione e con alle spalle oltre 10 mila copie vendute, continua a essere un punto di riferimento irrinunciabile per tanti gay e lesbiche che muovono i primi passi nei loro affetti, tra dubbi e  paure che sono più comuni di quanto si possa immaginare. La preziosa guida offre anche, sulla base dell’esperienza realmente vissuta dagli autori, consigli e suggerimenti (e non ricette, quelle le deve costruire il  lettore) a coloro decidono di cimentarsi nel raccontare finalmente i propri amori ai genitori e agli amici giusto per rendere l’evento, se non facile, almeno possibile. E l’aiuto offerto a chi vive l’ansia del dirlo, la paura del rifiuto o persino l’incubo di essere cacciato di casa può fare la differenza tra un coming out difficile e uno sereno.

Mamma, papà: devo dirvi una cosa, prende il lettore per mano perlustrando tutte le alternative possibili del raccontare la propria omosessualità, da una solida analisi degli infiniti buoni motivi per uscire allo scoperto fino alle possibili obiezioni che verranno (l’omosessualità è contro natura? Gay e lesbiche si travestono? I gay sono anormali? E così via). Pagina dopo pagina si scopre l’esperienza dei tanti che sono passati indenni dal coming out a conferma che uscire allo scoperto è davvero più facile di quanto si possa immaginare. Provare per credere.

La guida poi, grazie ad una parte scritta interamente da una madre che racconta i momenti difficili della scoperta dell’omosessualità del proprio figlio e la successiva accettazione, apre un confronto diretto con l’incertezza e il  dubbio di mamme e papà che si muovono sui territori inesplorati dell’omosessualità dei propri figli. La lettura diventa un sostegno essenziale nello sciogliere i nodi e i pregiudizi che ancora colpiscono gay e lesbiche e aiuta i genitori a bilanciare il proprio ruolo rispetto verso i propri pargoli, così diversi dalle aspettative. E quella dell’accettazione è una sfida che genitori e figli devono affrontare insieme.

Il testo, nella nuova edizione, è stato aggiornato anche con una riflessione su come è cambiato il coming out anche grazie alla visibilità pubblica planetaria ormai conquistata da gay e lesbiche. Fortunatamente si esce allo scoperto di più e prima, spiega Giovanni Dall’Orto, autore e figlio gay: «il coming out in certi casi avviene addirittura nei primi anni delle superiori. Il tredicenne che confessa disperato alla madre che non ce la fa più a sopportare il bullismo omofobico dei suoi compagni, aggiungendo nel contempo che l’accusa è vera, è troppo giovane e fragile per essere di sostegno ai genitori nel loro cammino di accettazione».

I genitori per parte loro, come spiega mamma Paola Dall’Orto, sono «in linea generale più aperti e soprattutto più disponibili al dialogo con i figli: questo grazie ad una diversa e più moderna posizione pedagogica ed educativa», ma c’è ancora molto bisogno di supporto. «È necessario – argomenta – aiutare le famiglie a rompere i vecchi schemi e stereotipi duri a morire per la grande paura legata anche alla vergogna di dovere apparire per la grave colpa di avere un figlio o una figlia omosessuale».

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Per l’autore, tra le sfide aperte dalla modernità per i figli, quella che, tra chat on-line e sui cellulari che offrono incontri sessuali alla velocità della luce «qualcuno agisca prima ancora di avere capito che sia e cosa voglia, con il tipico effetto bambino-libero-di-agire-in-una-pasticceria. Certi mal di pancia di 25enni stufi-del-mondo-gay e disillusi si spiegano solo così». Per i genitori, dall’altra parte, è ancora forte il disagio di scoprire il proprio figlio o figlia omosessuale e va  «messo in relazione con la mentalità, con  la concezione erronea dell’omosessualità vista spesso ancora come malattia, come perversione e peccato. Ricordiamoci che in Italia esiste ancora una grossa e strisciante componente omofoba su base cattolica, molto più evidente e più forte che negli altri paesi UE», conferma Paola Dall’Orto.

Sullo sfondo c’è anche, e il libro ne da ampiamente conto, una recrudescenza del bullismo nella scuola e una feroce campagna messa in atto da un gruppo di fanatici religiosi che propongono di “riparare” i gay nonostante la psicologia abbia affermato che solo provarci è oltre che inutile, pericoloso. Rimangono poi le difficoltà di sempre. Tra le altre, ad esempio quella che vede i genitori considerare l’omosessualità un problema personale e privato o, per i figlioli, l’irrinunciabile tutela dalle malattia a trasmissione sessuale. Insomma abbiamo ancora bisogno di leggere e rileggere questo libro anche perché il nostro paese sull’omosessualità migliora, ma non volta pagina: «se siamo alla sesta edizione del libro è perché il problema non è andato via: l’Italia è per troppi versi ancora quella di venti anni fa. È vero che il nostro è un Paese rimasto bloccato in generale dal suicidio della sinistra, ma anche il movimento gay ci ha messo del suo. Se avessimo parlato molto meno coi segretari di partito e molto più coi ragazzini gay in lacrime, oggi l’Italia sarebbe senz’altro un Paese migliore» è il duro giudizio di Giovanni Dall’Orto.

Ma siamo ancora in tempo per rendere migliore il paese. E a dimostrarlo ci sono quelle migliaia di gay e lesbiche che hanno già regalato questo manuale o che lo doneranno ai genitori perché finalmente convinti che il tempo di uscire finalmente allo scoperto, e di godere di una vita senza paure e sotterfugi, è adesso. E non valgono più scuse pretestuose «a tutela della proprioa famiglia e a scapito della propria liberà» come «i miei genitori non devono sapere, papà potrebbe avere un infarto,  la mamma cadere in depressione e mio fratello suicidarsi». E a suggerircelo con un sorriso complice è proprio mamma Paola Dall’Orto.

di Stefano Bolognini

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