Il fascino oscuro dell’arte baby-queer di Timothy Cummings

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Le opere dell’artista americano scoperto dalla rivista gay The Advocate inquietano per la rappresentazione gotica di un’infanzia con dissonanti caratteristiche del mondo adulto e innesti anche fetish.

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“Quando non si è più bambini, si è già morti” diceva il grande scultore romeno Constantin Brancusi, le cui allarmanti teste ovoidali d’infanti stilizzati lo fecero conoscere al grande pubblico. E non sono certo destinati a rassicurare ma si mostrano in tutta la carica del loro ammaliante fascino oscuro anche i quadri di Timothy Cummings, un eccentrico pittore quarantaquattrenne nato a Albuquerque, Nuovo Messico, e trasferitosi a San Francisco dove ha generato le sue inquietanti opere baby-queer che stanno facendo parlare di sé dopo essere state portate alla ribalta dalla rivista gay “The Advocate” (alcuni lettori si sono indignati online parlando di ‘aspetto pedofilo’ pericoloso per la comunità omosessuale).

Cummings realizza quasi esclusivamente ritratti gotici di bambini e adolescenti dal volto di porcellana con grandi occhi ipnotizzati e ipnotizzanti, con dissonanti caratteristiche del mondo adulto come muscoli sviluppati o abiti da uomo e spesso immersi in contesti tipici della cultura gender. “Dipinti con dettagli di squisita fattura, un lavoro affinatosi col tempo” secondo la critica Annie Tucker che ha scoperto l’artista autodidatta (ha frequentato la scuola d’arte per soli dodici giorni), fin da piccolo supportato dai genitori nella sua passione per gli abiti femminili e le bambole.

“Nei soli artisti si sa che la vita adulta è la continuazione naturale dell’infanzia – diceva il pittore e scrittore Alberto Savinio – per questo si dice che gli artisti sono grandi fanciulli”. E in Cummings si ritrova la visione del fanciullino prodigioso, quel bambino eterno, dormiente in Caravaggio, ludico in Chardin, plasmato dalla meraviglia continua del conoscibile nell’età d’oro dell’innocenza che tanto piaceva a Rousseau e allo stesso Savinio, con la consapevolezza, però, del ‘fanciullo disarmato’, cioè l’adulto, sempre secondo Savinio, che soffre fino in fondo l’esperienza dell’abbandono coercitivo dell’infanzia e la rivelazione del tempo che passa, della mancanza e della morte: “patisce la secolarizzazione dello stupore”.

Siamo dalle parti delle inquietudini dell’Ecce Puer di Medardo Rosso, che trasmette malessere nel suo non riuscire a plasmarsi del tutto, ma in Cummings sorprendono gli imprevedibili innesti queer persino fetish. Per dirla con Elémire Zolla: “Anche se in tutti è sepolto il gran tesoro dell’infanzia, esso si trova a irraggiungibili profondità”.

Le opere di Timothy Cummings, inedite in Italia, si possono ammirare presso le gallerie Nancy Hoffman di New York e Catharine Clark di San Francisco.

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