IL PARADISO DEI MASCHI…

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Cuba: isola di sogno, splendidi uomini, erotismo nell'aria. Ma il "machismo" imperante rende difficile la vita dei gay. Tra sesso sfrenato e botte da orbi, le confessioni di...

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In bilico tra l’immagine di “paradiso gay caraibico” conquistatasi soprattutto negli anni passati, e quella di enorme prigione circondata dal mare, l’isola di Cuba ha un rapporto assai controverso con l’omosessualità. Ne hanno già parlato artisti e cineasti riconosciuti a livello mondiale, come Gutierrez, con il suo “Fragola e Cioccolato” tratto dal romanzo omonimo di Senel Paz, oppure il geniale Lezama Lima che nel suo “Paradiso” traccia un identikit sognante e evanescente, ma anche concreto e toccante della situazione dell’amore gay sull’isola.

Tutti hanno evidenziato l’esistenza di una sessualità (e una sensualità) diffusissima nei paesi caraibici e soprattutto a Cuba, e che non esclude affatto il sesso tra uomini. A contrasto di ciò, l’enorme diffusione di una cultura “machista” rende la visibilità gay enormemente difficoltosa: basti ricordare che proprio i paesi caraibici e sud-americani sono quelli in cui si compiono il maggior numero di delitti a danni di persone omosessuali.

Esce ora in Italia, nella collana “Eretica” di Stampa Alternativa, un romanzo che ripercorre con accuratezza diaristica gli ostacoli che incombono sulla strada di un gay a Cuba. In “Machi di carta – confessioni di un omosessuale cubano” (p. 120, 8 euro), Alejandro Torreguitart Ruiz narra la vita del ballerino Maicol, dalla scoperta della sua omosessualità fino alla sua vita da “esule” in Italia, dove convive con il suo compagno.

Il giovane Maicol, appassionato di danza e dotato di una stupefacente bellezza efebica, ha i suoi primi approcci con la sessualità a scuola. Niente di romantico: il primo rapporto lo ha con un gruppo di compagni di classe che, dopo averlo deriso per anni per i suoi atteggiamenti, un giorno lo aspettano in bagno e, disposti a semicerchio, se lo fanno succhiare con la forza. Non che a Maicol la cosa dispiaccia più di tanto… Le esperienze successive sono con i professori, che non si vergognano di approfittare di lui, certi della sua omertà.

Finita la scuola, Maicol impara a vivere la propria sessualità vestito da donna. Non si sente donna, lui; è uomo, desideroso di esser apprezzato in quanto uomo. Ma sa che nella società in cui vive non può riuscire ad avvicinare altri uomini se non in abiti femminili. In questo modo conosce i suoi primi amanti, a molti dei quali egli fa di tutto per tenere nascosta la sua vera identità sessuale, adducendo improbabili scuse su cicli mestruali. Nella maggior parte dei casi, coloro che scoprono come stanno realmente le cose non si scompongono particolarmente: “Che mi importa se sei un uomo? – gli dice un nero una notte sulla spiaggia di Alamar – Hai un culetto fatto così bene…”.

Non sempre le cose gli vanno così. Un altro dei suoi amanti occasionali, dopo aver scoperto accarezzandolo ciò che nasconde nelle mutande, si infuria e comincia a riempirlo di botte. Costole fracassate e viso tumefatto. Questo è spessissimo il risultato della “uscite” del giovane Maicol.

Le cose cambiano quando comincia la sua carriera di ballerino in un gruppo di salsa e guaguancon: la gente va ad ammirarlo anche per godere della sua bellezza maschile, che in altri modi non può essere apprezzata. Qui, oltre che con qualche occasionale cliente, i rapporti si consumano frequentemente anche tra i componenti del gruppo, creando a volte situazioni da libro erotico.

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Ciò che caratterizza questo romanzo, comunque, è l’ipocrisia del machismo imperante nell’isola di Fidel: i maschi cubani in generale, mentre si vantano delle loro doti amatorie e manifestano esplicitamente il loro disprezzo per i gay, vengono sollecitati sessualmente da un giovanissimo ragazzo travestito più di quanto potrebbero esserlo da una donna, in barba a tutte le esibite manifestazioni di virilità.

Il giovane Torreguitart Ruiz, ventitreenne studente dell’Università dell’Avana, amante di autori come Gutierrez, Lima e Carpentier, sceglie qui di usare un linguaggio popolare e di facile comunicazione, diretto ed essenziale ai limiti dell’elementarità. Lo usa per tracciare un ritratto forte di una Cuba inedita, piena di neri muscolosi e atletici mulatti pronti a tradire le belle mogli con un ragazzino, ma altrettanto pronti a riempirlo di botte nell’ipotesi che lui si permetta di far sapere la cosa in giro.

Se un appunto si può fare al giovane autore è di indulgere con troppa morbosità nella descrizione dei rapporti sessuali, forse per il desiderio di raggiungere il grande pubblico. Ma l’erotismo presente in alcuni passaggi del libro non disturba affatto, restituendo anzi l’atmosfera carica di sensualità che chiunque abbia frequentato i paesi caraibici conosce perfettamente.

Alejandro Torreguitart Ruiz
Machi di carta – confessioni di un omosessuale cubano
Stampa Alternativa – collana Eretica
120 pagine, 8.00 euro
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