IL PRIMO PENE A FUMETTI

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Era il 1975: in Italia veniva finalmente pubblicato il primo albo con un disegno di un maschio nudo. Breve storia della censura contro il nudo maschile nei comics....

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Ogni volta che si passa da un anno all’altro viene spontaneo fare una pausa di riflessione, per verificare le tappe conquistate e quelle ancora da conquistare.

Per quel che riguarda il fumetto gay in Italia è molto difficile tracciare un bilancio: anche se è una realtà editoriale in progressivo fermento è solo da pochi anni che sta tentando di aquistare una sua identità, anche perchè, per la mentalità del nostro paese, è sempre stato difficile prendere atto che “gay” non vuol dire “eterosessuale pervertito” e che l’erotismo gay ha una sua ragion d’essere.

Già dagli anni ’30, quando cioè arrivarono dagli Stati Uniti i primi fumetti di avventura e fantascienza, gli editori italiani cominciarono a ritoccare i disegni originali onde occultare i particolari più “arrapanti” dei personaggi femminili (scollature e ombelichi per esempio): paradossalmente gli aitanti eroi di quelle storie potevano ritrovarsi praticamente in tanga senza che nessuno battesse ciglio, visto che all’epoca era semplicemente inconcepibile che un corpo maschile potesse avere delle valenze erotiche per qualche ragazzino.

Un esempio calzante di questa filosofia è rappresentato da Akim e Pantera Bionda (due emuli di Tarzan creati in Italia nei primi anni ’50): mentre il primo sfoggerà fino alla fine della serie un paio di slip leopardati, la seconda passerà da un malizioso due pezzi ad un sobrio tailleur maculato a seguito di sequestri e ingiunzioni varie!

Nel 1951 due parlamentari ebbero la bella idea di avanzare una proposta di legge per un comitato censorio che vagliasse preventivamente la “pubblicabilità” di ogni fumetto, come di lì a poco avrebbero fatto gli USA (clicca qui): tuttavia, nonostante il clima più che puritano di quegli anni, la legge non passò, ma le ripercussioni furono raccapriccianti.

Per tutelarsi da future aggressioni, nel 1961 gli editori di fumetti stilarono un CODICE DI GARANZIA MORALE col quale si impegnavano ad autocensurarsi per garantire il valore “morale e intellettuale” dei propri prodotti, sui quali sarebbe stato applicato il marchio “GARANZIA MORALE” (per intenderci: da quel momento nei fumetti di Tex nessuno avrebbe più fumato o bevuto alcolici).

Anche in quel caso i fumetti importati dagli Stati Uniti subirono pesanti rimaneggiamenti (per esempio i baci sulle labbra divennero baci sulle guance): ovviamente i corpi maschili seminudi non erano ritenuti censurabili, e addirittura “sostituivano” corpi dalle fattezze mostruose, come nel caso di alcuni nemici di Batman!

Poi, dal 1962, arrivarono gli albi di Diabolik, seguiti a ruota da una gran quantità di fumetti che ne ricalcavano lo stile (ovvero dubbia moralità, delittuosità e un tocco di erotismo molto soft) e che, ovviamente, non sfoggiavano il marchio GARANZIA MORALE in copertina.

Tutti questi antieroi, avevano almeno due cose in comune: una erano i nomi inquietanti (Diabolik, Sadik, Kriminal, Cobrak, ecc…), l’altra era quella di agire in aderentissime calzemaglie che ne evidenziavano la tonica muscolatura.

Ovviamente, quando a partire dal 1965 questi fumetti “neri” divennero un caso nazionale (con tanto di processi penali), non fu per i glutei maschili in evidenza, ma per i comprimari femminili sempre più smaliziati e “sovraesposti”.

I fumetti neri poterono tornare in edicola solo apponendo la dicitura “per adulti”, e fu proprio da lì che prese spunto Renzo Barbieri, l’editore che lanciò i famigerati tascabili porno.

Il suo primo personaggio, “Isabella, la duchessa dei diavoli“, nel 1966 fece scalpore (anche se oggi farebbe solo sorridere) e aprì le porte a centinaia di eroine sempre più spinte e scollacciate, alle prese con le storie più incredibili.

Com’ è facile intuire i personaggi maschili, anche in “azione”, erano mostrati il meno possibile (a chi interessavano ?) e per vedere il primo pene maschile in erezione (nella serie “Lo Sconosciuto“, foto) bisognerà attendere addirittura il 1975!

Da quel momento il corpo maschile ha iniziato ad essere sdoganato, ma solo in funzione di quello femminile (persino in fumetti “spacciati” per gay, come “Macho” e “Rolando del Fico“), e nessun editore “serio” degli anni ’80 e ’90 ha mai voluto esplorare l’erotismo del corpo maschile in quanto tale.

Fortunatamente questo 2003 sembra iniziare sotto migliori auspici: presto dovrebbe vedere la luce “Happy Gay“, la prima antologia di fumetti propriamente gay pubblicata in Italia, mentre la Echo Communication organizzerà, a partire dal 1° febbraio, una mostra tutta dedicata a tre dei suoi autori emergenti (Roy Klang, Kinu Sekigushi, Aru (K)) presso i locali della Libreria Babele di Milano (Via San Nicolao 10, inaugurazione ore 18,00).

Forse è vero che i tempi cambiano…

E se volete vedere la famosa storia col primo pene eretto mai comparso in un fumetto italiano, potete procurarvi il bel volume “Lo Sconosciuto” edito da Einaudi, che raccoglie i sei episodi della prima serie di questo personaggio (si trova in libreria e costa € 14,46).

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