IL RAGAZZO RAGGIANTE

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La vita di Keith Haring diventa un Musical a Broadway. Dalle periferie di New York, ai graffiti in Italia, la breve vicenda di un grande artista gay, stroncato...

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Nessun altro meglio di Keith Haring rappresenta un nuovo modo di vivere l’arte. Simbolo dell’ascesa del graffitismo negli anni Ottanta e di tutto il movimento artistico che segna la new wave newyorkese di quegli anni. Il suo motto era: “un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata”.

Nato nel 1958 in Pennsylvania da una famiglia della middle class protestante, a 18 anni si trasferisce a Pittsburgh per frequentare la scuola d’arte. Nel ’78, appena ventenne, approda nella Grande Mela, dove si iscrive alla School of Visual Art, seguendo le sue passioni si dedica a varie tecniche per approdare a quella del graffito, che diventerà di lì a breve un vero e proprio fenomeno di costume. Cominciano così le sue notti passate, come un nomade, alla ricerca di pannelli e spazi da poter ricoprire con graffiti, scoprendo così quella che lui stesso definirà la “libertà creativa e sessuale newyorkese”. La sua prima apparizione in Europa è nel 1983, a Venezia, dove espone alla Biennale ed a Berlino, dove dipinge una porzione del Muro. Nel ’89 è nuovamente in Italia, decora le pareti del negozio di Fiorucci a Milano e realizza un murale permanente, di dimensioni enormi, sull’esterno della chiesa di Sant’Antonio a Pisa. L’anno successivo ad ucciderlo è proprio il male simbolo degli anni ’80, l’AIDS.

Il suo “Radiant baby“, il bambino circondato da raggi protagonista di scene fantastiche, ricche d’icone e simboli, diventa oggi il titolo del musical (dal 31 gennaio al Joseph Papp Public Theater di New York) diretto da George C. Wolfe e interpretato da Daniel Reichard (foto). Lo spettacolo si basa sulla storia della vita dell’artista, così ricca di dramma, di gioia e tragedia da renderla assolutamente attuale anche oggi. “Keith Haring è un soggetto affascinante per molte ragioni.- ha dichiarato il regista – È l’icona degli anni ’80, il decennio che ha visto la nascita di Madonna così come la morte di Andy Warhol. Il movimento gay era al suo massimo fermento, c’era un’incredibile libertà sessuale. Poi improvvisamente è scoppiata la bomba AIDS. Nel mezzo di tutto ciò c’è Keith Haring che ha avuto questo incredibile breve decennio creativo e poi è morto, troppo presto! La sua opera era senza confini, tutto era arte per lui, da un bottone venduto nel suo Pop Shop ad un disegno a gesso realizzato sotto la metropolitana. Ci sono un sacco di dicotomie che convivono in Keith. Era famoso, ma anche sorprendentemente populista “. Il musical, ambientato nel 1988, comprende una ricca serie di eventi della vita dell’artista e cattura la pazza, frenetica energia della New York di quegli anni, con una partitura originale influenzata dalla musica hip-hop, dalla new-wave e dalla disco. Nello spettacolo c’è anche un altro personaggio molto importante, Andy Warhol, che, oltre ad essere il padre della Pop art, è stato la guida spirituale per un gran numero di giovani artisti.

“Keith e tutti gli altri che abbiamo perso con l’AIDS – afferma ancora il regista – hanno vissuto solo il primo atto della loro vita. Ma se guardiamo a fondo nelle loro vite spesso troviamo un grande senso di completezza. Non solo è sopravvissuta l’arte di Keith, ma anche il suo spirito”. Lo spirito di vivere la vita come un’anima libera, dando spazio all’immaginazione, fuori dagli schemi, così come la sua opera, ed andare lontani con la fantasia.

di Francesco Belais

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