IL SANTO NUDO CANTA L’AMORE

di

Carnalità e poesia, anima e corpo, ascesi e onanismo. Latella porta in scena a Milano "I Trionfi" di Testori, con uno splendido Danilo Nigrelli solo in scena e...

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MILANO – Vi è una convergenza sacrale e insieme drammaturgica tra Giovanni Testori e Pier Paolo Pasolini. Due figure poetiche della parola trasmigrata su vari fronti, compreso quello teatrale. Testori come Pasolini si avvicina a Dio, avvolgendolo tra viscere umane, stasi di verità elementare dell’esistenza nel rito della rappresentazione in bilico tra il dominio dell’amore e della morte, (Anche tua madre / ha gridato. / S’è afferrata / alla mangiatoia / quando dal ventre le uscivi. / Sapeva anche lei / che nascendole Cristo / come Dio le morivi?).
Antonio Latella, regista efficace e provocatorio, dopo Shakespeare e Pasolini, affronta i rovelli testoriani de “I trionfi“, poema pubblicato nel 1965, composto da 12 mila versi, dopo che cinque anni prima la presunta oscenità de L’Arialda aveva fatto conoscere Testori al grande pubblico. Lo spettacolo, in questi giorni a Milano, è una emozionante esplorazione poetica e carnale sull’uomo. Un confiteor d’amore, di passione quotidiana, disperata senza alcuna difesa. In scena il “sacro” Danilo Nigrelli, completamente nudo, adagiato su un letto-cornice recita versi strazianti, disperati, geme cantando l’amore, mimandolo in un onanismo che odora di sesso, sperma, preghiera, dolore della carne. La “pittura” poetica di Testori è lì, come un crocefisso di Grunewald o “L’urlo” di Munch. Una danza tra sintesi e perfezione nel tentativo di raggiungere il punto di origine, l’alfa del primo respiro, inizio dell’omega conclusivo. «Testori ci invita a guardare la vita oltre la forma, il definito; poi ci intima di rimanere in silenzio, di ascoltare e imparare», spiega il regista.

I Trionfi è la rappresentazione di anima e di corpo, un lento rosario sgranato sulle nudità dell’essere per perorare la personificazione astratta dell’amore, la figura che si fa linguaggio sospeso, citazioni emotive, poesia onnivora. Il “cerchio” è il pubblico in scena che si specchia di nobiltà e pianti. “Il poeta di Dio”, come fu definito Testori, coniuga spesso l’omosessualità alla sua vita di credente cattolico, dubbi teologici e ossessioni sensuali. Laureatosi alla Cattolica di Milano in Lettere e Filosofia, viene allontanato perché la tesi sulla pittura surrealista riportava la posizione sull’erotismo di molti pittori. I trionfi, primo libro di poesia, scaturisce quasi certamente da una storia d’amore che diventa eruzione poetica. Nel ricordare la sua omosessualità, il poeta si rivolge alla madre con l’impeto e la ribellione di chi dolorosamente rammenta la sua storia e ne invoca il riscatto: (ma la vita ha trovato in quel momento, in quel passo, in quell’istante, il suo fulcro, la ragione, la sola che potrà resistere davanti a sé e al distruggersi del mondo, davanti ai soprusi inverecondi, alle perenni, invereconde offese ed altergie di chi crede di sapere e perciò stesso giudica e decide).
L’adattamento teatrale (75 minuti) è di Federico Bellini, le scene realizzate da Sergio Cangini, disegno luci Giorgio Cervesi Ripa, suono Franco Visioli, assistente alla regia Federico Bellini.
Giovanni Testori, in tempi laceranti di guerre e morti, diventa più attuale che mai, perché su quella croce finale che spicca sul quadro oramai vuoto, c’è il nostro esistere incastonato tra un Te Deum e un De Profundis.
^STeatro Sala Fontana – Via Boltraffio 21 – Milano^s
fino al 25 aprile 2004
elsinor
I Trionfi
di Giovanni Testori
con Danilo Nigrelli
regia di Antonio Latella
Info e prenotazioni
Da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 15.30 Tel. 02.69015733
Dalle 18.00 Tel. 02.6886314
Ingresso
Posto intero 15 euro
Riduzione militari e giovani fino a 25 anni 11 euro
Riduzione anziani oltre i 60 anni e giovani fino a 14 anni 7.50 euro
Mercoledì posto unico 11 euro
Orario degli spettacoli
– feriali ore 20.30
– festivi ore 16.00
La foto accanto al titolo è di Alessandro Giuliano

di Mario Cirrito

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