IN CAMMINO VERSO LA LIBERTÀ

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Dai fasti dell'ambiente diplomatico al percorso di purificazione in Tibet. In "1979" di Christian Kracht una storia sul difficile rapporto di un omosessuale occidentale con i totalitarismi dell'Est.

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1979 di Christian Kracht (Rizzoli, 2002, 14 euro) è un buon libro che non vogliamo considerare un vero e proprio romanzo. Si tratta, in realtà, di due racconti, uniti da un sottile stratagemma narrativo che dovrebbe amalgamare le due storie in una sola.
Nella prima parte l’autore ci racconta con efficacia l’atmosfera in Iran nei giorni immediatamente prima della caduta dello scià e dell’avvento di Khomeini. Il tono è pacato, lo stile sobrio e le descrizioni scorrono fluide sulla pagina. Kracht riesce a trasmetterci la terribile sensazione di baratro che all’inizio di quell’anno visse un intero paese. Eppure la vita sembra scorrere come sempre: Teheran è affollata di gente sorridente, i bazaar traboccano di spezie e mercanzie, e i ricchi trascorrono le serate alle feste organizzate dai potenti della città.
Il narratore senza nome e il suo compagno Christopher sono due turisti europei che hanno molta familiarità col mondo mediorientale. Quella sera parteciperanno a un cocktail in una lussuosa villa. Il protagonista descrive il rapporto col partner che sembra ormai logoro da troppi anni di convivenza. Christopher è molto malato ma nasconde le tracce dell’infermità sul suo corpo con vestiti eleganti. All’opulenza della fastosa residenza che pullula di personaggi bizzarri si contrappone l’orrore e la miseria dell’ospedale pubblico dove Christopher verrà portato dal suo compagno in seguito al collasso causato da troppe droghe e alcol e dove muore. Il narratore, dopo essere stato esortato da più parti ad abbandonare il paese, si ritrova nel rifugio di un ricco iraniano conosciuto alla festa che gli propone un rito di purificazione per ritrovare l’equilibrio perduto. Dovrà recarsi fino in Tibet e girare intorno al monte Kalais che si trova in territorio cinese ma che molte religioni considerano il centro dell’universo.
Nella seconda parte del libro viene descritto il lungo cammino verso l’alta montagna e il deludente giro circolare che il protagonista compie con fatica ma che eseguirà di nuovo – questa volta carponi, secondo un’antica tradizione – insieme a un gruppo di pellegrini tibetani che accogliendolo nella loro comunità lo faranno sentire finalmente libero da tutto il superfluo. Ma il suo processo di purificazione avrà seguito in modo inaspettato. Coi nuovi compagni viene catturato dai militari cinesi che lo portano in un campo di lavoro dove subisce la durissima disciplina riservata ai prigionieri politici.
L’autore di questo singolare libro è svizzero e, come apprendiamo dalle note biografiche di copertina, è considerato uno degli esponenti di punta della nuova letteratura di lingua tedesca. Nonostante i suoi trentasette anni, la descrizione dell’atmosfera politica del 1979 nei paesi di cui narra è molto documentata. Ci piace del romanzo l’aspetto marginalmente gay del protagonista senza alcuna caratterizzazione se non quella di un osservatore attento ma distante, una sorta di Bruce Chatwin ante-litteram, un europeo imbevuto di valori occidentali che si troverà ad affrontare in prima persona la crudeltà inflitta dai regimi insensibili ai bisogni dell’individuo.
L’omosessualità del protagonista è doppiamente significativa. Kracht la tratta con naturalezza ma nel corso delle drammatiche vicende narrate non ne fa mai cenno. Come a intendere che di fronte alla perdita di libertà fondamentali che il totalitarismo khomeinista o la rivoluzione culturale cinese hanno causato, le problematiche sessuali passano purtroppo in secondo piano.
L’aspetto migliore di queste due storie sta comunque nel tono disincantato del narratore che coglie con lucidità l’inadeguatezza dell’Occidente verso le ragioni di culture diversissime dalla nostra, cosa che ha inevitabilmente portato al violentissimo scontro di questi ultimi anni.
CHRISTIAN KRACHT
1979
Rizzoli, 2002, 165 p., 14 euro
www.rizzoli.rcslibri.it

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