L’AMORE E’ UN ANTIDEPRESSIVO

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"Assuntina e Amedeo". Due fratelli in preda all'apatia. Ma ecco due uomini, uno per lei, uno per lui… È la commedia, in scena a Roma, di Cesare Belsito....

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ROMA – Un’idea per trascorrere una serata frizzante e divertente? Allora, senza dubbio, un consiglio è quello di andare a vedere “Assuntina e Amedeo“, al Teatro de’ Servi a Roma fino all’8 febbraio, giunto al quarto anno di repliche.
Il testo, scritto e diretto da Cesare Belsito, è giocato su un sottile equilibrio tra Eduardo e Almodovar. Nel gustare lo spettacolo, infatti, ci si trova immersi nella più classica tradizione del teatro napoletano, ma anche nelle storie un po’ surreali del regista spagnolo.
La trama è la seguente: Assuntina (la brava ed espressiva Franca Abategiovanni) e Amedeo (lo stesso Belsito), orfani di entrambi i genitori, sono due fratelli che vivono nella stessa casa, senza più entusiasmi, spenti dalla vita. Sembra che si trascinino verso la solitudine e l’apatia più completa: non hanno più contatti con il mondo esterno e la depressione regna sovrana in una casa sporca, malandata e disordinata. Le loro giornate si avvicendano in maniera scialba: secondo un accordo, Amedeo in casa fa tutto e Assuntina gli legge le carte quotidianamente. All’improvviso – ma preannunciati dalle carte! – piombano nella loro casa due giovani – Aurelio (Leonardo Gambardella) e Alberto (Gianluca Soli) – che sconvolgeranno la loro vita. Inizia allora una fase di gioia e di rinnovamento che porterà Assuntina e Alberto a letto, ma anche Amedeo passerà una notte di follie con Aurelio…
Si assiste alla metamorfosi dei due fratelli: dall’iniziale “l’amore è una stronzata” affermato con una tristezza angosciante, al finale “no, l’amore non è una stronzata!”, esclamato con gioia che pare sprizzare da tutti i pori. Ma Aurelio e Alberto dovranno andare via, e allora…

Il testo è ben costruito e ricco di spunti per sorridere e riflettere. Interessanti le scene, curate da Massimiliano Mereu, con il ritratto dei genitori defunti di Assuntina e Amedeo che cambiano espressione a seconda dell’umore dei figli, e un grande cuore che compare e scompare dalla scena.
Uno spettacolo che merita di essere visto per la delicatezza e ironia con la quale affronta sia il tema della depressione e che quello dell’omosessualità.
“Prima della prima” abbiamo rivolto alcune domande a Cesare Belsito, che proprio pochi giorni fa ha terminato di lavorare con Vladimir Luxuria allo spettacolo “Che fine ha fatto Cenerentola?“.
Come hai iniziato questo 2004?
L’ho iniziato benissimo, lavorando come un matto, finendo un lavoro che avevo iniziato a novembre come attore e che mi ha dato grosse soddisfazioni.
… e lo inizi anche con il quarto anno di repliche di “Assuntina e Amedeo”, al Teatro de’ Servi. La stampa ha detto del tuo spettacolo: “Cesare Belsito è davvero bravo e in questa piece dà prova di vero teatro. Tempi, pause, ritmi, tutto perfetto. E la stessa abilità scenica la dimostra l’altra protagonista, Franca Abategiovanni, insieme ai due bravi giovani. Un’ora di spettacolo che corre via leggera e veloce. Una commedia di esilarante comicità. E soprattutto una prova di vero teatro. Bravi tutti”(Rossella Fabiani), direi un’ottima recensione non trovi? Anche per iniziare scaramanticamente quest’anno che, come si dice in un proverbio, “anno bisesto, anno funesto”…
Le critiche al mio spettacolo sono state veramente osannanti, qualcuna anche imbarazzante per l’elogio fatto a me e ai miei compagni di lavoro. Credo che sia il frutto di un team ben affiatato e della volontà di ognuno di noi di fare le cose bene e con grande professionalità, senza falsa modestia. Riguardo alla scaramanzia dell’anno funesto, che da buon napoletano mi appartiene spudoratamente, tento di sfatarla non pensandoci e pensando che visto che le stagioni sono cambiate, il mondo è cambiato , e persino i segni zodiacali pare non siano più gli stessi, forse non è questo l’anno funesto, ne sarà un altro? O è addirittura già passato?
Come ti è venuta in mente l’idea di scrivere questo testo?

L’idea di questo testo mi è venuta una sera che sono stato invitato ad una festa di compleanno di un conoscente. Sono arrivato in ritardo e, lo ricordo ancora adesso, nonostante siano passati quattro anni, ho trovato un bel po’ di persone con visi tristi, malinconici, disperati, depressi appunto. Ho provato a parlare con qualcuno di loro e avevo sempre risposte cordiali ma frettolose e indifferenti. Mi son detto dentro di me: “Questi qui non starebbero così se nella loro vita ci fosse l’amore“. Sono tornato a casa e ho scritto “Assuntina e Amedeo”, forse per sdrammatizzare quel senso di angoscia che mi aveva trasmesso la serata trascorsa, usando quella dose di sana ironia che mi appartiene da tempo.
Porti in scena il tema della depressione e dell’omosessualità: due temi importanti e delicati nella nostra società…
Si. E ne vado fiero. Riguardo la depressione credo di avere trattato l’argomento in chiave comica appunto per sdrammatizzare quello che molti chiamano il male del secolo. Non potevo e non volevo parlarne da un punto di vista medico. Non è il mio campo. Ho solo portato in scena un tema difficile e devastante in chiave comica, ho solo espresso un personale antidoto contro la depressione… Per quanto riguarda l’omosessualità, Amedeo, gay convinto, è solo un simpatico omosessuale che si innamora dell’idea dell’amore più che del ragazzo che gli si presenta davanti. E’ un entusiasta della vita, si innamorerebbe di tutti e di tutto… Purtroppo la vita lo ha portato ad avere grosse delusioni e quindi cade in depressione, ma appena gli si presenta di nuovo l’occasione si risveglia quasi immediatamente dal suo torpore affettivo. Non è questo un atteggiamento soltanto omosessuale, conosco anche molti eterosessuali che si comportano così.
La scorsa estate, nel corso di uno spettacolo, qualcuno si è scandalizzato di “Assuntina e Amedeo”, dicendo in un articolo di risposta a tue precisazioni: “Non posso accettare il concetto che il sesso o l’amore eterosessuale siano posti sullo stesso piano di quelli omosessuali. Posso comprendere e rispettare l’omosessualità, ma non posso accettare che sia rappresentata indistintamente e mi dispiace dirlo subdolamente come normalità”. Reazioni del genere al tuo spettacolo sono frequenti o si tratta di una voce isolata?
In genere il pubblico che da tempo ha visto lo spettacolo è sempre stato molto vicino al personaggio di Amedeo, lo prende in simpatia, non pensa proprio alle sue scelte sessuali, anzi le accetta con molta tranquillità e normalità. Forse per questo mi sono molto stupito della prima persona che si è “scandalizzata”. Ho voluto conoscere, anche se verbalmente soltanto, i motivi della sua acredine e ho anche risposto pubblicamente alla sua opinione, ma appena ho capito che mi trovavo davanti qualcuno che si rifiutava di ammettere che esistono moltissimi omosessuali nell’intero globo e che l’amore omosessuale è identico a quello eterosessuale, ho deposto le armi e non ho più voluto controbattere. Mica si può cavare sangue dalle rape? Mi son solo detto, tra me e me, chissà forse un giorno suo figlio gli dirà: “Papà sono gay”. Mai dire mai!
Cosa vorresti dire ai lettori di Gay.it che leggeranno questa tua intervista?
Intanto vorrei che venissero tutti a vederlo. Spesso, vedendo l’atteggiamento di Amedeo, molti gay si identificano, ridono, si divertono, e certe volte lo criticano per i suoi comportamenti eccessivi. È un po’ ridere, divertirsi e criticare se stessi. Alcuni mi dicono: “C’è un mio amico che è esattamente come Amedeo”… questo mi fa piacere.
Che progetti hai per il futuro?
Ho scritto un nuovo testo sempre per Franca Abategiovanni e me che si chiama VERGINE SARAI TU COME UNA ROSA SPAMPANATA. Stavolta saremo due amici travestiti… No, non voglio svelare di più, sono scaramantico, ma spero di metterlo in scena l’anno prossimo e sarete i primi a saperlo.

^STeatro de’Servi (via del Mortaro, 22 – Roma)^s
13 gennaio – 8 febbraio 2004
Aries
Presenta
Franca Abategiovanni Cesare Belsito
in
Assuntina e Amedeo
(mamma mia comme stammo depressi)
Scritto e diretto da Cesare Belsito
con Leonardo Gambardella, Gianluca Soli

di Roberto Russo

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