La Città della Nebbia: il noir gay da leggere sulla battigia

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Un detective degli Usa degli anni '50 si ritrova a fare i conti con la propria omosessualità mentre indaga sull'omicidio di una prostituta. Edito da Panini Noir esce...

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Con il termine noir si indica un genere letterario e cinematografico nato negli Usa,  partito dai classici polizieschi e diventato presto qualcosa di molto specifico. Il noir, infatti, si contraddistingue per le sue tinte cupe e a tratti crudeli, per il cinismo dei suoi protagonisti e per la presenza di una buona dose di sesso o di situazioni che prendono il via da torbide relazioni sessuali. Non a caso i protagonisti dei noir sono spesso detective privati, disillusi dalla vita e che non credono più nei sentimenti. Il genere noir deve il suo nome alle scelte dei registi che, a partire dagli anni ’40 e fino alla fine degli anni ’50, sfruttavano al massimo le possibilità del bianco e nero, enfatizzando i contrasti drammatici fra luci e ombre e creando un genere di culto che a distanza di decenni ha ancora molti estimatori. Il noir ha ispirato anche un filone fumettistico che ha sfornato diversi capolavori, come ad esempio il Sin City di Frank Miller, che a sua volta è diventato un film di successo. Per ovvi motivi nel periodo di maggior popolarità del noir è stato impossibile trattare temi legati all’omosessualità, quindi fa un certo piacere vedere che qualcuno ha avuto la bella idea di colmare questa lacuna, realizzando un bellissimo fumetto noir a tema gay: "La Città della Nebbia".

Questo esperimento, che è stato pubblicato per la Vertigo, l’etichetta più adulta della DC Comics, non a caso si deve a due autori gay dichiarati: lo sceneggiatore Andersen Gabrych e il disegnatore Brad Rader, che hanno voluto presentare una versione inedita della San Francisco degli anni ’50, riuscendo nel difficile compito di trattare l’argomento omosessualità senza snaturare i canoni più classici del noir. Infatti il protagonista della storia è Frank Grissel, il classico detective privato con un passato da dimenticare e con un presente poco chiaro: pur avendo una relazione con la sua segretaria non può fare a meno di passare la notte fuori, cercando avventure sessuali nei cruising all’aperto della città. Questo equilibrio precario, però, salta completamente quando accetta di occuparsi della scomparsa di una giovane prostituta, che lavorava nella zona in cui Frank cercava sesso gay e in cui un’altra prostituta era stata da poco assassinata. L’istinto di Frank lo porta a pensare che dietro alla scomparsa ci sia qualcosa di più, ed effettivamente questa indagine lo spinge in una spirale di traffici illeciti e sordida depravazione che, quasi per caso, lo aiuterà a fare chiarezza sulla sua vita e sul suo passato, combattendo il fantasma della sua omofobia interiorizzata.

Senza entrare troppo nei dettagli, nel caso qualcuno volesse gustarsi questo titolo sotto l’ombrellone, diciamo che tutti i nodi verranno al pettine nel modo più inaspettato possibile, e che questo romanzo grafico è un ottimo esempio di come la tematica gay, se viene sfruttata con criterio e competenza, può inserirsi davvero in qualsiasi genere narrativo senza snaturarlo. Nella fattispecie è evidente anche il lavoro di documentazione degli autori, che hanno voluto offrire un affresco credibile della vita omosessuale nella San Francisco del 1953, molto prima di qualsiasi gay pride e quasi trent’anni prima dell’elezione di Harvey Milk. Al di là dell’aspetto narrativo, quindi, questo fumetto si può leggere anche come il tentativo di fare un po’ di luce sulla storia della comunità gay americana nell’epoca che ha preceduto Stonewall, e che rimane in buona parte misteriosa e avvolta dalle nebbie, come quelle che danno il nome al volume pubblicato in italiano dalla Panini e disponibile in fumetteria.

La Città della Nebbia rappresenta quindi un altro piccolo passo nel processo di sdoganamento delle tematiche omosessuali nel fumetto: un processo che, è bene ricordarlo, non avviene utilizzando stereotipi e luoghi comuni, ma presentando personaggi credibili e sfaccettati. Evidentemente il fatto che abbia avuto due autori gay dichiarati è stato determinante nella riuscita di questa operazione, e basterebbe da solo ad offrire qualche spunto di riflessione in più, soprattutto se si pensa alla situazione del fumetto italiano.

di Valeriano Elfodiluce

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