La creatività queer in mostra all’Internazionale d’Arte LGBT

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Fino al 10 maggio presso le AV Art Gallerie, un'interessante esposizione di opere queer da Italia, Colombia e Sudafrica. A far da cappello alla mostra, le celebri sculture...

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Una stimolante occasione per comprendere le evoluzioni espressive dell’arte queer è l’articolata mostra Internazionale d’arte LGBT 2009 in corso a Torino in tre spazi espositivi – le due sedi dell’AV Art Gallerie di via Santa Giulia 14/C e via Mazzini 50 nonché il foyer del Cinema Ambrosio – organizzata dall’associazione culturale Koinè con la partecipazione della Fondazione Artèvision e visibile fino al 10 maggio.

«Collaboriamo col festival lgbt Da Sodoma a Hollywood da diversi anni» ci spiega il curatore Telemaco Rendine. «Visto che questa manifestazione è internazionale, dovevamo "internazionalizzarci" anche noi. Nella mostra abbiamo quindi dato spazio a tutti coloro che parlano del mondo lgbt. Alcuni artisti sono gay, altri no ma tutti hanno interpretato quello che era il loro punto di vista sulla realtà queer. Ci sono arrivate opere di una trentina di artisti, ne abbiamo selezionati nove ma esposti otto: le opere di Gianfranco Ragusano si sono purtroppo danneggiate durante il trasporto. Su tutti fa da cappello l’opera del grande Mario Molinari, un alternativo che ha sempre appoggiato coloro che iniziano a intraprendere la professione di artista».

Scopriamo così l’arte fotografica di Walter Rossignolo, le cui Emersioni trasmettono il disagio profondo della solitudine dei soggetti ritratti. Sono «emersioni alla luce vuota dell’assenza» spiega l’autore. «Decidere di vedere, di respirare quel buio che ci abita nel profondo, come un’incerta dichiarazione di fiducia». Come ci spiega la curatrice dell’allestimento, Carlotta Occhiena, «Non si tratta di ritratti, non è importante l’estetica del volto: l’idea è far emergere emozioni, stati d’animo. Walter è un giovane fotografo che nasce dalla scuola di Artévision e adesso espone in tutt’Italia».

A riprova della continua fluttuazione dell’arte queer verso una contaminazione di generi in cui l’identità sessuale è sempre meno individuabile e definibile, ecco i soggetti multisessuali dell’eclettica pittrice colombiana Martha Cecilia Meza («abbiamo intenzione di promuoverla, ha esposto poco in Italia: alcune sue opere resteranno nella nostra permanente» ci spiega la dottoresssa Occhiena) e le fotografie "scritte" di Alessandro Capurso in cui le didascalie diventano sms e tatuaggi sulla pelle come grida d’auto per comunicare il proprio bisogno di autoaffermazione, al di là

delle facili etichette di genere. Più classici, invece, i ritratti a carboncini che esaltano il corpo maschile realizzati da Moxy Hart, trentaquattrenne della provincia sudafricana di Gauteng, o i volti come paesaggi di Raffaella Campolieti che ha ritratto, tra gli altri, Franco Grillini e Susanna Tamaro. «È un’artista giovane anche se non anagraficamente – ci spiega Rendine – ha ricominciato a fare l’artista da soli sette anni, prima si è dedicata alla famiglia. Una persona fantastica, davvero eccentrica. È la compagna dello scrittore Giuseppe Campolieti. Ha centrato l’argomento realizzando una serie di ritratti appartenenti al mondo lgbt».

Quasi a proteggere e tutelare queste opere meno note, ecco le mirabili realizzazioni dell’eccelso scultore plastico Mario Molinari, divenuto celebre per le pittosculture in scatola e le evocative geometrie tridimensionali dai colori accesi. All’Internazionale d’Arte LGBT 2009 si possono vedere quattro sue sculture in plexiglas e una in legno laccato, più vari disegni e litografie.

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