LA PUREZZA DI DEREK JARMAN

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Il regista di 'Caravaggio' diventa protagonista di una pièce teatrale: a Milano, 'Animanera' mette in scena "Ho camminato dietro il cielo", definito lo spettacolo più gay del nuovo...

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Derek Jarman approda in teatro: per la prima volta, testi del regista autore di pietre miliari della cinematografia gay come "Sebastiane", "Caravaggio" o "Blue", costituiscono la base di un esperimento teatrale che la compagnia Animanera presenterà il 16 e 17 aprile a Milano, nella palazzina Liberty di Largo Marinai d’Italia.

Lo spettacolo, intitolato "Ho camminato dietro il cielo", e presentato come "lo spettacolo più gay del nuovo millennio", ripercorre l’opera dell’artista omosessuale, morto per Aids il 20 febbraio del 1994. Qualche mese prima, Jarman aveva lasciato il suo testamento spirituale, il film "Blue", uno schermo blu monocromo solcato e graffiato da voci, ricordi, rumori, poesia, ironia, dolcezza, dramma, morte: un disincantato resoconto della terribile malattia che negli ultimi anni della sua vita lo stava piano piano privando della vista, per rendergli un mondo di bagliori indistinti. Sul finale di "Blue", Jarman aveva posto queste sconsolanti parole: "Il nostro nome verrà dimenticato col tempo/ Nessuno ricorderà il nostro lavoro".

Il progetto teatrale del gruppo Animanera nasce proprio da questa sfida: dimostrare che l’opera, la vita, il rigore etico, la critica feroce dell’Inghilterra tatcheriana, la trasgressione estrema, la necessità di ribadire costantemente con forza l’orgoglio omosessuale, la straordinaria purezza dei messaggi di Jarman, non vanno perduti, rimangono e possono essere riscoperti dalle generazioni future, quelle che lo stesso Jarman si augura possano "vivere in un futuro migliore, amare senza soffrire e ricordare che anche noi amammo".

In "Ho camminato dietro il cielo", dai testi prepotentemente evocativi di Jarman sono nate immagini permeate di sentimento e nostalgia. Le sue parole filtrate attraverso l’esperienza personale e la sensibilità creativa degli attori, restituiscono così tracce di una vita diventata negli ultimi anni una lenta, inesorabile preparazione alla morte. In scena rivive la denuncia di ogni ghettizzazione, lo strazio per la perdita degli amici colpiti dal male, la testimonianza sull’indifferenza che ha caratterizzato gli anni Ottanta, l’informazione sull’inesorabile avanzamento della malattia, l’ironia e la gioia di essere omosessuale, la dolcezza dell’amore cercato con forza.

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