La storia del porno gay in un volume

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Un volume ripercorre la storia della pornografia gay, da Andy Warhol al nosto sito X-Tube. Ogni capitolo copre dieci anni con interviste ai nomi di riferimento del settore.

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Il porno gay è nato ufficialmente con la proiezione cinematografica del video Boys in the sand, che peraltro ha preceduto di un anno la proiezione del primo porno etero: lo strafamoso Gola Profonda. In realtà, se si volesse essere pignoli, il porno gay nell’età moderna è nato con la fotografia e il mercato clandestino delle foto omoerotiche di artisti come il barone Von Gloeden, per poi acquistare una nuova dimensione nel secondo dopoguerra e negli anni ’50 con le prime riviste di culturismo cripto gay, come la statunitense Phisique Pictorial diretta da Bob Mizer. Tuttavia è stato solo con la liberazione dei costumi degli anni ’60, e la conseguente depenalizzazione dell’omosessualità, che la censura ha allentato le sue maglie e il porno gay è stato libero di diventare un settore legalmente riconosciuto, arrivando a diventare un piccolo fenomeno di costume con l’arrivo di internet.

Forse è per questo che solo in anni recenti il porno gay ha iniziato ad animare una saggistica dedicata, con titoli interessanti come Pornucopia e Bigger Than Life. Tuttavia finora mancava ancora la saggistica illustrata, e a colmare questa lacuna – tanto per cambiare – è arrivato l’editore Gmuender. Proprio quest’anno, infatti, ha pubblicato un bel volumone dal titolo PORN -> From Andy Warhol To X-Tube, che si propone di ripercorrere la storia della pornografia gay grazie anche ad un nutritissimo contributo iconografico.

L’autore del volume è Kevin Clarke, giornalista tedesco, già direttore della rivista gay Månner e pornofilo per passione. Evidentemente ha saputo realizzare un lavoro egregio, e di cui si sentiva la mancanza, visto che nel giro di pochi mesi è stato necessario mandare in stampa una seconda edizione, nonostante si trattasse di un volume lussuoso e con un prezzo non propriamente economico.

Si tratta di un vero e proprio viaggio fotografico attraverso i volti e i corpi dei gay porn performer che hanno segnato gli ultimi quarant’anni, accompagnati da esaurienti didascalie e da un testo che ripercorre la storia dell’hard gay dagli esordi ai giorni nostri. Inoltre, a differenza della saggistica precedente, che era di provenienza statunitense e che risentiva di una buona dose di campanilismo, questo volume ha un approccio più internazionale, e non manca di puntare l’attenzione anche su registi come Cadinot e George Duroy.

Ogni capitolo, a parte l’introduzione che inquadra il fenomeno dagli albori della fotografia, ripercorre circa dieci anni nella storia della pornografia gay e ad impreziosire il tutto ci sono anche diverse interviste esclusive ad alcuni nomi di riferimento nel settore: il blogger JC Adams, il documentarista Tom De Simone (che già nel 1973 diresse Erotikus, il primo documentario sulla pornografia gay), lo storico regista William Higgins, il fotografo Fred Bisonnes, il fondatore della Cazzo Film Axel Schock, il presidente della Falcon John Rutherford, l’imprescindibile Chi Chi LaRue, il big boss della Raging Stallion Chris Ward, la filmaker Mr Pam e – a tenere alta la bandiera italiana – Lucas Kazan, che a metà anni ’90 inizio a produrre porno gay di un certo livello nel nostro paese. E non è il solo italiano a fare bella figura in questo volume.

In effetti – fra i tanti volti noti che arricchiscono questo viaggio fotografico nel mondo dell’hard omosessuale – fa un certo effetto riconoscere anche performers come Carlo Masi e Alex Marte (in foto), che a quanto pare sono davvero riusciti a ritagliarsi un posto nella storia del porno gay. Forse non è eccessivo scrivere che libri come questo dimostrano come la pornografia gay, nel tempo, sia diventato un risvolto non proprio irrilevante della cultura omosessuale, riflettendone l’estetica e i desideri, ma anche accompagnando la comunità gay nel suo lungo percorso di emancipazione.

D’altra parte non è un caso se il libro è stato realizzato grazie anche alla collaborazione dello Schwules Museum di Berlino, uno degli archivi storici gay più forniti d’Europa. In ogni caso il buon successo di vendite di questo volumone ha spinto la Gmuender a prepararne altri due che dovrebbero uscire a breve: Heavy Traffic – Vintage Porn Covers, dedicato alle riviste porno gay pubblicate dagli anni ’60 agli anni ’80, e Gay Porn Heroes, che riporcorre le vite dei cento gay porn performers più significativi degli ultimi quarant’anni. A quanto pare il porno gay sta decisamente uscendo dal ghetto e forse il fatto che nessuno di questi volumi avrà un’edizione in lingua italiana dovrebbe farci riflettere.

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