LA VERA STORIA DEI GAY MANGA

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La cultura giapponese non condannava l'omosessualità nemmeno nel medioevo. Così sin nei primi fumetti si è potuto parlare di sesso tra uomini. Fino ad arrivare oggi ai gay-sex...

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Abbiamo accennato diverse volte al fatto che in Giappone i manga gay non sono gli shonen-ai (manga a tema gay per ragazze) che da diverso tempo vengono importati anche in Italia, e abbiamo anche determinato a grandi linee i loro tratti distintivi.

Tuttavia, al di fuori dell’ambito gay giapponese, finora ben poco è stato detto sulla storia di un genere di manga che affonda le sue radici in una cultura millenaria che non ha mai criminalizzato l’omosessualità in quanto tale.

Infatti è stato intorno all’anno mille che, dalla Cina, si diffuse un certo culto per l’omosessualità maschile, prima in ambito religioso e successivamente in ambito militare, che si manifestava liberamente anche in campo letterario e artistico. Quando i primi missionari giunsero nell’arcipelago cercarono subito di correre ai ripari, ma non fecero in tempo a fare molto perchè dal 1587 – caso più unico che raro – il cristianesimo venne dichiarato fuorilegge e pertanto il concetto occidentale di peccato non si diffuse.

Nel teatro tradizionale, intanto, i ruoli femminili erano diventati un’esclusiva maschile, e questo sdoganò anche il concetto di travestitismo (al punto che gli attori di teatro kabuki erano desiderati quanto le geishe più quotate). Questo clima di tolleranza scemò rapidamente a partire dal 1869, quando il Giappone si aprì alle potenze occidentali e uscì dal suo lungo medioevo: da un giorno all’altro l’omosessualità venne vista come una cosa indecente, se non una malattia mentale. Tuttavia non venne mai colpevolizzata come in occidente, e i gay bar gestiti dai travestiti erano diventati un classico dell’intrattenimento eterosessuale già negli anni ’50 (anche se gli omosessuali avevano iniziato a vivere la loro condizione nel silenzio e nell’ombra). Poichè nessuna legge contro l’omosessualità o la rappresentazione della stessa venne mai varata, nei manga come nel mondo dell’animazione questa poteva comparire più o meno liberamente, a seconda dei temi e dei contesti narrativi, anche perchè era una componente sociale che non era mai stata rimossa né demonizzata dalla cultura popolare.

Fin dagli esordi, quindi, i manga hanno presentato personaggi che potevano avere risvolti ambigui, se non marcatamente gay (cosa impensabile per qualsiasi fumetto occidentale a grande diffusione). Ogni genere di manga, da quelli per bambini agli shonen-ai, nel corso del tempo ha sviluppato un proprio approccio alle tematiche omosessuali, ma nessuno di questi può considerarsi propriamente gay: in tutti questi casi i temi omosessuali sono trasfigurati in funzione delle esigenze narrative del genere di manga in cui compaiono. I primi manga gay non hanno visto la luce nel circuito classico dei manga, ma sono figli delle prime illustrazioni omoerotiche dell’età moderna, la cui storia è intimamente legata alle pubblicazioni gay giapponesi, nate quasi per caso negli anni ’60.

Tutto cominciò con il magazine erotico Fuzokukitan (1960-1974) che, come molte riviste dell’epoca, trattava tutto quanto esulava dal concetto di sesso canonico (dal sadomaso al travestitismo, dal lesbismo al bondage…) e che iniziò a ospitare saltuariamente illustrazioni e articoli dedicati all’omosessualità maschile. Attorno a questa rivista si raccolse un primo nucleo di pubblico gay, da cui prese le mosse la prima rivista gay giapponese: Barazoku (1970), che assorbì tutti gli illustratori omoerotici che lavoravano su Fuzokukitan. Questi autori, tra i quali ricordiamo Go Mishima e Sanshi Funayama, erano caratterizzati da un erotismo crudo, tenebroso e un po’ perverso che tenne banco per tutti gli anni ’70 e che avrebbe influenzato fino ad oggi gli autori di manga gay.

Pian piano, però, le riviste si moltiplicano e i generi si differenziano (hanno molto successo quelle dedicate al genere chubby, forse perchè strizzano l’occhio all’adorazione tutta giapponese per i lottatori di sumo), fino a quando negli anni ’80 si fa più massiccia l’importazione di materiale gay occidentale. Un erotismo muscoloso e scanzonato prende il posto di quello assai più morboso e inquietante che lo aveva preceduto: grazie ad autori come Ben Rimura (tutt’ora in auge), i gay giapponesi scoprono una sessualità più leggera e sulle riviste gay iniziano a comparire i primi manga gay veri e propri. Nella maggior parte dei casi si trattava di episodi autoconclusivi (ma le serie non mancavano), il più delle volte incentrati sul percorso di iniziazione sessuale dei protagonisti, inteso soprattutto come un percorso di maturazione emotiva e personale. La novità è che in questi manga il sesso gay è molto presente ed è usato alla stregua di un linguaggio, e non come un elemento decorativo o – peggio ancora – come una parentesi narrativa nel corso di una storia più o meno articolata.

Purtroppo tutto questo materiale non è mai uscito dal circuito delle riviste gay giapponesi (gestite da editori non specializzati in manga), e non è mai stato valorizzato al di fuori della comunità gay nipponica, perlomeno fino agli anni ’90. Il punto di svolta è arrivato proprio quando, a partire dai primi anni dello scorso decennio, i media giapponesi e le riviste più quotate hanno iniziato a dare spazio a temi legati all’omosessualità. A quel punto la comunità gay giapponese ha pensato che fosse giunto il momento di iniziare ad uscire allo scoperto dopo anni di semi clandestinità, rinnovando la sua immagine e adeguandola agli standard delle comunità gay occidentali meglio organizzate. Molte riviste gay giapponesi storiche chiudono, per lasciare il posto a tutta una serie di prodotti più ricchi e innovativi.

Ad inaugurare questo nuovo trend ci pensa BADI, magazine nato nel 1994 e dedicato ai gay giovani, seguito nel 1995 da G-MEN per i gay più machos… In un crescendo di proposte editoriali che oggi conta una dozzina di periodici che si rivolgono ai più vari settori della comunità gay giapponese: riviste per gay di tutti i tipi, ma anche per travestiti, per lesbiche, per transessuali e persino per drag-queen! Ognuna di queste riviste dà molto spazio a manga e racconti illustrati, e i nuovi artisti sono influenzati dallo stile dei manga più commerciali, dalle serie animate più in voga e dal mondo dei videogames.

Tuttavia l’artista che segna il passaggio ad una nuova fase della storia dei manga gay è Gingoroh Tegame, un artista lanciato da G-MEN e il cui successo ha spinto la sua casa editrice a raccogliere i suoi fumetti in volumi, distribuiti per la prima volta nel circuito dei manga ufficiali. Il riscontro dell’iniziativa ha fatto sì che altre riviste gay nipponiche iniziassero a editare i loro manga in volume e, soprattutto, ha spinto editori specializzati in prodotti erotici ad aprire delle sezioni espressamente dedicate ai manga gay (ripresi dalle riviste o realizzati per l’occasione). Attualmente questa nicchia di mercato sta attraversando un periodo di particolare fermento: le iniziative editoriali si moltiplicano, mentre gli autori possono avere un’istantanea visibilità grazie a curatissimi siti internet (che spesso hanno l’unico difetto di essere solo in lingua giapponese).

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