“Lo specchio dell’amore”: omofobia made in England

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Un fumetto di Alan Moore racconta com'era discrimiatoria l'Inghilterra di Margaret Thatcher in cui si invocava la camera a gas per i gay e si vietava qualsiasi sostegno...

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Immaginate una nazione il cui Primo Ministro approva una legge che sostiene che le unioni familiari omosessuali sono una "simulazione", e che proibisce ai politici di "promuovere" in qualsiasi modo la comunità omosessuale o di darne un’immagine positiva. Immaginate una nazione in cui un politico è arrivato a proporre ufficialmente di mandare nelle camere a gas il 90% dei maschi gay, rimanendo, peraltro, impunito, mentre il capo della polizia arrivava a dire alla radio che gli omosessuali sieropositivi sono stati puniti per volere divino. Si tratta di un film di fantascienza di serie B? Stiamo ipotizzando la situazione italiana da qui a breve?  Niente affatto: che ci crediate o no stiamo parlando dell’Inghilterra degli anni ottanta, durante il governo della Baronessa Margaret Hilda Roberts Thatcher. Non si è trattato di un periodo particolarmente incoraggiante per la comunità gay inglese, che peraltro si era vista cancellare il reato di sodomia solo nel 1967. 

Non stupisce, quindi, che in quel momento storico diverse persone che si sentivano vicine alla comunità gay, pur non facendone parte, abbiano voluto prendere una posizione e far sentire la loro voce. Fra queste c’era anche Alan Moore, forse lo scrittore di fumetti inglese più famoso al mondo (anche perché negli ultimi anni sono stati tratti diversi film dai suoi lavori: da “V for Vendetta” a “From Hell”, senza dimenticare l’imminente “Watchmen”). 

All’epoca aveva raggiunto una grande popolarità, ma aveva comunque voluto concentrarsi su un progetto che si rivolgeva ai gay e che voleva incoraggiarli a tenere duro. Il risultato fu un poema a fumetti, che ripercorreva la storia dell’omosessualità dalle origini alla fine degli anni ’80: “Lo Specchio dell’Amore”. Quest’opera comparve originariamente nel 1988, nell’antologia di fumetti Aargh (acronimo di Artists Against Rampant Government Homophobia, ovvero Artisti contro l’omofobia crescente del Governo), dopodichè era finita nel dimenticatoio fino al 1998, quando è stata riscoperta dall’artista ispanoamericano (e gay dichiarato) Josè Villarubia, che ha deciso di trarne una rappresentazione teatrale, corredata da fotografie realizzate da lui ispirandosi – in parte – alle illustrazioni della pubblicazione originale. 

Dall’incrocio fra il fumetto originale e la rappresentazione teatrale quest’anno è nato un libro, che è stato pubblicato in Italia quasi in contemporanea con l’edizione originale. I lavori di Josè Villarubia, così intensi ed evocativi, si sposano perfettamente con la prosa di Alan Moore, ripercorrendo e attualizzando la storia e i personaggi che hanno contribuito a delineare l’identità omosessuale e i sentimenti che l’hanno sempre accompagnata. Al di là del valore intrinseco dell’opera, però, bisogna notare che pubblicarlo oggi in Italia acquista anche un valore simbolico supplementare, soprattutto se si considera la particolare fase storica che sta attraversando il nostro paese, soprattutto alla luce delle infelici dichiarazioni di alcune autorità politiche e religiose negli ultimi anni. Fortunatamente non abbiamo leggi che legittimano l’omofobia, ma di fatto la totale mancanza di una normativa che la punisca in qualche modo rende il tutto molto relativo. 

Allo stesso modo non abbiamo leggi scritte che vietano ai politici la "promozione" della comunità omosessuale e dei suoi diritti, ma nei fatti è come se questa legge esistesse e venisse rigorosamente applicata da tutti. Per certi versi l’Italia di oggi è molto simile all’Inghilterra di venti anni fa, con la differenza che da noi nessuno al di fuori del mondo gay – e men che meno un collettivo di artisti – sta prendendo posizione ufficialmente e in prima persona contro l’omofobia del nostro paese. Questo vuole forse dire che fra una trentina d’anni l’Italia diventerà come l’Inghilterra di oggi? Difficile dirlo, ma la speranza non muore mai.

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di Valeriano Elfodiluce

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