MICHELANGELO INNAMORATO

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Di Tommaso de' Cavalieri. Ecco le lettere che gli spediva. Ce le racconta Filippo Tuena che ha curato l'inedito carteggio, appena pubblicato per l'editore Fazi.

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È senza dubbio uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Davanti alle sue opere si rimane sbalorditi e senza fiato. Generazioni di studiosi e ammiratori sono da sempre incuriositi dalla personalità dell’uomo che più di tutti rappresenta il Rinascimento italiano: Michelangelo Buonnaroti.

Filippo Tuena da anni si dedica allo studio della vita e delle opere dell’artista fiorentino. L’anno scorso ha pubblicato un bellissimo romanzo, La grande ombra (Fazi editore, 287 pag., 14,46 euro) che racconta l’ultimo soggiorno romano di Michelangelo attraverso le testimonianze delle persone a lui più vicine. Oggi Tuena pubblica uno straordinario libro La passione dell’error mio. Il carteggio di Michelangelo. Lettere scelte 1532-1564 (Fazi editore, 227 pag., 18,50 euro) e ci racconta di Michelangelo in un modo che nessuna cronaca né alcun manuale di storia potrebbe mai fare.

Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Come è nata la sua passione per la figura di Michelangelo?

Nei primi anni ’80 studiavo l’ambiente degli scalpellini romani del ‘500. Alcuni di questi lavoravano per Michelangelo. Così iniziai a raccogliere documentazione dell’ambiente legato al Buonarroti. Affrontai il carteggio di Michelangelo soltanto con uno scopo documentario, ma ne sono rimasto fulminato. Ricordo anche la lettera che mi convinse a questo cambio di rotta, che dura ormai da una ventina d’anni. E’ quella del 23 febbraio 1556, che Michelangelo invia a Giorgio Vasari, informandolo della morte di Urbino. E’ un manifesto dell’esistenzialismo ante-litteram. Veramente un capolavoro. Ma quasi in ogni lettera, anche in maniera inaspettata, Michelangelo riesce ad essere impressionante, coinvolgente grazie a una scrittura essenziale, illuminante, efficacissima.

Il suo romanzo dello scorso anno e questo carteggio pubblicato ora sembrano due libri complementari, nel primo lei sviluppa con la fantasia fatti, vicende e sentimenti testimoniati da queste lettere. Come mai ha pensato di pubblicare prima uno e poi l’altro e non il contrario?

Il romanzo è nato da una fortissima pulsione espressiva. Dovevo, dopo anni di letture e ricerche, dar vita ai fantasmi che mi avevano accompagnato per tutto quel tempo. La grande ombra è stato scritto di getto – quasi fosse un’improvvisazione jazzistica – in poco più di sei mesi con pochissimi ripensamenti. Quanto all’epistolario, mi sembrava importante continuare a lavorare sul quel periodo della vita di Michelangelo (la vecchiaia) e condividere con i lettori che avevano apprezzato il romanzo l’esperienza della lettura del carteggio. Sicuramente, i due libri formano un dittico, sono due aspetti di uno stesso lavoro e illustrano molto bene i miei interessi di natura storica e narrativa.

Si è fatto un’idea sulla sessualità di Michelangelo?

Certamente complessa, e segnata da un’infanzia molto difficile. I primi anni trascorsi a balia lontano dai genitori; poi il ritorno a Firenze in famiglia; la morte della madre avvenuta poco dopo; il nuovo matrimonio del padre. Inoltre il suo aspetto fisico che sicuramente non lo favoriva nei rapporti affettivi. I biografi ricordano che ‘si asteneva dal coito’. Ma fu una scelta volontaria? La mia impressione è che anche nella sessualità Michelangelo cerca disperatamente il rapporto con l’esterno. E anche nella sfera sessuale questa comunicazione viene a mancare. In questo senso anche la sua omosessualità dev’essere letta come uno spaventoso sforzo per comunicare col prossimo. Le lettere a Tommaso sono impressionanti proprio per questo: dichiarano la passione travolgente per un’essere umano. Che fosse uomo o donna mi sembra un dato del tutto secondario. Credo che anche a Michelangelo importasse relativamente l’etero o omo sessualità dell’oggetto del suo desiderio. Era la capacità di esprimere un desiderio forte quel che lo affascinava. Veniva vinto dalla meraviglia, dalla passione quando, per caso, s’imbatteva nei suoi desideri. Come ogni grande mente libera andava oltre il dato contingente.

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Esistono altri documenti oltre al carteggio con Tommaso dei Cavalieri che possono testimoniare se non proprio l’omosessualità, l’interesse di Michelangelo per il suo stesso sesso?

Vi sono una lettera e alcuni sonetti dedicati a Febo di Poggio, questo giovane fiorentino che Michegelangelo frequentò nei primi anni trenta. Ma l’unica lettera che abbiamo di Febo è una richiesta di denaro, abbastanza deprimente. Anche in questo ridottissimo carteggio ciò che emerge è la dirompente necessità d’affetto che Michelangelo esprime e la pochezza dell’esito, come ho detto, malinconico, fallimentare. Tra l’altro i sonetti per Febo possono avere per destinatario anche Tommaso, tanto sono indeterminati. E altri sonetti dedicati a Tommaso, possono con altrettanta ragione essere riferiti a Vittoria Colonna. Dunque, si torna sempre all’indeterminazione del sesso dell’oggetto desiderato.

Lei sottolinea la caparbietà con cui l’artista rifiuta le lusinghe di Cosimo I de’ Medici, l’uomo politico più importante di tutto il Rinascimento italiano. La figura di Michelangelo appare dunque ancora più grande e attuale in questi anni di regime in Italia. Ha pensato a questo aspetto mentre lavorava al libro?

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