NON ABBIAMO PIU’ VERGOGNA

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Anteprima: il libro di Delia Vaccarello "Gli svergognati". Dieci racconti di vite gay, lesbiche, trans. Per superare le barriere con gli etero, e ritrarre la comunità gay di...

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«Il pregiudizio antigay non pesa solo ai gay: pesa anche a chi non è gay e lo vive come una barriera rigida che separa genitori e figli, colleghi di lavoro, amici; una barriera che divide la società in due parti opposte e deformate». Gettare un ponte verso le identità diverse da quelle omo, bi o transessuali: questo è lo scopo dichiarato de "Gli Svergognati – Vite di gay, lesbiche, trans… Storie di tutti" il libro di Delia Vaccarello (ed. La Tartaruga, 200 p., 12,40 €) in libreria a partire dal 22 ottobre. Lo si evince anche da quella frasina posta nella parte finale del sottotitolo: "Storie di tutti".

Nei dieci racconti che compongono il libro, l’autrice ritrae altrettante storie vere, raccolte attraverso la conoscenza diretta delle voci narranti. Il tratto con cui ne traccia i contorni è quello di una giornalista (tale è appunto, curatrice anche della rubrica quindicinale "Un, due, tre, liberi tutti" sul mondo gay pubblicata dal quotidiano L’Unità), ma sfumato dalla passione per i sentimenti e per l’umanità che la Vaccarello mette nel suo lavoro. «Le storie sono scritte come racconti – spiega la Vaccarello – con lo scopo di rendere nel lettore l’impatto con lo spessore e la complessità delle vicende». Così la scrittura si adatta ad ogni singola storia restando in bilico tra il resoconto giornalistico e la letteratura biografica.

Leggendo "Gli Svergognati" non si può non pensare a un’altra raccolta di storie gay che ha fatto epoca, quel "Ragazzi che amano ragazzi" di Paterlini che ha aiutato migliaia di giovani gay a accettare con più serenità la loro condizione. Tra i due libri, che pure hanno moltissime differenze, passano più di dieci anni, durante i quali la comunità gay è molto cambiata. «Il libro di Paterlini parlava solo di giovani maschi – afferma Delia Vaccarello – "Gli Svergognati", invece, include storie di lesbiche, di transessuali, di persone che convivono con questa realtà, e di persone che si scoprono in età adulta. Oggi è cambiato il coraggio. E il rapporto con l’ interezza della propria persona. Si tende a non ridurre la relazione d’amore al rapporto sessuale. A non cercare nel rapporto sessuale una conferma del proprio orientamento. Si sente l’orgoglio dell’identità nella sua complessità». Insomma il ritratto che ne risulta, tra cronaca e sentimento, è quello di una comunità più matura e consapevole, anche nelle storie più difficili.

E sono tante le situazioni intricate che i protagonisti affrontano: una donna 25enne si scopre lesbica dopo pochi anni di matrimonio, una transessuale attraversa esperienze di droga e prostituzione, mentre un transessuale di ricca famiglia lotta per conquistare la sua vera identità. Un padre separato, infine, deve vivere con attenzione la propria omosessualità per non perdere del tutto la possibilità di continuare a vedere i propri figli. Tutte colpiscono per la loro immediatezza e umanità e, anche se non tutte ritrarranno esattamente la situazione del lettore, in ognuna di esse, chi legge può riconoscere un aspetto di sé, una lotta compiuta, una scoperta conquistata. E’ per questo motivo che realmente queste sono "Storie di tutti". Anche dei "non gay".

Nessuna madre e nessun padre, ad esempio, potranno rimanere indifferenti leggendo la descrizione serena e "naturale" che un bambino fa della sua famiglia allargata: il padre, la madre e la compagna della madre, tutti e tre insieme in un’unità e una solidarietà che costituiscono il miglior ambiente di crescita del piccolo. E il giovane lettore non può non chiedersi come reagirebbe se dovesse ricevere la lettera che il padre protagonista del racconto "Non potrai più chiamarmi papà" indirizza al figlio per spiegargli le motivazioni e le pulsioni che lo hanno spinto a diventare donna.

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«Il libro è per tutti – spiega la Vaccarello – Oggi si avverte una maggiore sensibilità anche da parte degli etero. Quando sulla rubrica affronto argomenti di largo respiro come il futuro, la tivù, l’adolescenza, mi scrivono anche moltissimi non gay, a cui il pregiudizio contro gli omosessuali pesa davvero molto».

"Gli Svergognati", in conclusione, ritrae una comunità gay più matura, orgogliosa ed equilibrata. Sembra perciò lanciare una sorta di amichevole sfida al "mondo degli etero", come se stesse ora a loro dimostrare di poter approfittare di questa maturità.

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