Omosessualità e vita di strada: gli anni ’80 nel Lower East Side di Martin Wong

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Il romanticismo poetico e decadente che prese come soggetto principale edifici fatiscenti, le comunità di afro-americani e latini con le relative fantasie omoerotiche.

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Sharp Paints a Picture (Collaboration with Sharp) , 1997-98
Sharp Paints a Picture (Collaboration with Sharp), 1997-98

Baudelaire definiva flâneur quell’uomo che vagando per le vie della propria città, osservava il tessuto urbano e i suoi cambiamenti, lasciando che le emozioni provate strada facendo lo dirigessero nel suo percorso artistico e di flânerie. Non coinvolto, quindi, ma grande osservatore. E’ questa una definizione che calzerebbe a pennello l’artista cinese-americano Martin Wong, sebbene a più di un secolo di distanza. Trasferitosi a New York nel 1978, dopo aver creato costumi per una compagnia teatrale di drag queen a San Francisco, si stabilì nel Lower East Side di Manhattan, ottenendo una camera nel malandato Meyer Hotel in cambio di un lavoro come portiere di notte.

La situazione urbana e sociale che gli si presentò davanti agli occhi era ben lontana da quella attuale: quest’area della Grande Mela era una vera e propria no man’s land dove il degrado, il crimine e l’abuso di droghe pullulavano senza restrizioni. Tuttavia, fu proprio qui che la maggior parte dei suoi più celebri lavori vennero dipinti. Rivestendoli di un grande romanticismo poetico e decadente, prese come soggetto principale gli stessi edifici fatiscenti, le comunità di Afro-Americani e Latini che vi abitavano e quelle fantasie omoerotiche che spesso riservava loro, con una particolare predilezione per pompieri e carcerati.

Sweet 'Enuff, 1987
Sweet ‘Enuff, 1987
 This Night Without Seeing Her Passes Like An Eternity, 1987-88
This Night Without Seeing Her Passes Like An Eternity, 1987-88
King of Pain, 1997-98
King of Pain, 1997-98
Sharp and Dottie, 1984
Sharp and Dottie, 1984
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African Temple at 9th Street, 1985

In My Secret World e in Voices, invece, è la propria camera da letto vista da due punti di vista differenti a costituire il soggetto dell’opera.

My Secret World, 1978-81
My Secret World, 1978-81
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Voices, 1981

Nel primo caso la visuale è data dall’esterno verso l’interno, lasciandoci intravedere quelli che da un lato possiamo considerare “autoritratti d’artista”, come Psychiatrists Testify: Demon Dogs Drive Man to Murder (finestra sinistra, parete frontale) – uno dei suoi primi “dipinti per sordi” (che in seguito vedremo), e dall’altro i libri simbolo dei suoi molti interessi, i cui argomenti spaziano dallo studio delle costellazioni all’hockey.

Nel secondo caso, il punto di vista è interno: ciò che intravediamo è la visuale che Wong stesso vedeva fuori dalla propria finestra: un muro di mattoni. Il titolo Voices è indicativo dell’alienazione e della solitudine di cui soffriva appena trasferito, tanto forte da dedicare un quadro a quelle voci che dalla sua finestra sentiva e con cui non poteva entrare in contatto.

Un elemento che appare in entrambi i quadri è il muro di mattoni – uno dei motivi più esplorati e intrisi di significato per l’artista. Se da un lato una delle più ovvie interpretazioni ci porta a considerarli come barriere urbane, la loro rappresentazione tanto meticolosa da diventare poeticizzata lascia trapelare qualcosa in più, forse una riflessione sulla vita terrestre dell’uomo, sulle sue interazioni e i suoi sviluppi; uno strumento – il mattone – che adempie alla sua funzione solo se impiegato assieme ad altri, come in una comunità o in un linguaggio.

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Heaven, 1988

 

 

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Rupture, 1988
La Vida, 1988
La Vida, 1988

Il potenziale creativo del mattone viene così esplorato per dipingere fedelmente i muri insudiciati del suo circondario, ma utilizzato al contempo come sfondo per scene di gioia e unità, come in La Vida, fino a costituire la materia stessa delle sue fantasie, come in Mi Vida Loca.

Mi Vida Loca, 1991
Mi Vida Loca, 1991

Negli anni successivi al suo trasferimento, il Lower East Side fu sottoposto a un progressivo processo di gentrification – un rinnovamento urbanistico e socio-culturale che comportò l’abbattimento di edifici e la cessazione di svariate attività di coloro che furono costretti ad abbandonare la zona – un aspetto che Martin Wong non mancò di registrare. Nella serie di quadri Storefronts (traducibile con “Esterni di Negozio”), l’artista produsse dipinti dalle grandi dimensioni in cui si ergono crude facciate di chiese o garage chiusi, incatenati e dimenticati.

La Iglesia de Dios, 1985
La Iglesia de Dios, 1985
Iglesia Pentecostal Mansion de Luz, 1985
Iglesia Pentecostal Mansion de Luz, 1985
Closed, 1984-85
Closed, 1984-85
Iglesia Pentecostal, 1986
Iglesia Pentecostal, 1986

Se da un lato l’interesse è rivolto quindi alle sembianze degradate del Lower East Side, dall’altro questa zona funge da palcoscenico su cui proiettare i propri desideri e le proprie fantasie omoerotiche, come abbiamo visto in Mi Vida Loca, dove ha eretto un pene a monumento. In altri casi, invece, queste pulsioni sessuali prendono le forme di scene in cui sono i pompieri a fare da protagonisti – figure verso cui l’artista ebbe sempre un’attrazione particolare.

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