Quando le Pantere Nere e la comunità LGBT iniziarono a combattere insieme per i diritti umani

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Cinquant'anni fa venne fondato il partito per la lotta contro le discriminazioni razziali. Che inizialmente discriminava gli omosessuali: ecco come tutto cambiò.

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Il 15 ottobre 1966, esattamente 50 anni fa, venne fondato il gruppo rivoluzionario delle Black Panthers, che rivendicava l’uguaglianza della comunità afro e di quella bianca: se pur dopo varie vicissitudini il gruppo venne represso col sangue e i suoi membri riformarono organizzazioni più moderate, le Pantere segnarono la storia contemporanea della società americana, evidenziando in modo coraggioso e significativo il problema delle discriminazioni razziali. Quest’articolo tratto da Advocate racconta un momento specifico nella storia del gruppo, quando gli ideali della comunità black si unirono grazie all’operato di Jean Genet, pietra miliare della letteratura francese, a quelli della lotta per i diritti del movimento di liberazione omosessuale. Perché bisognerebbe sempre combattere insieme per lo stesso obiettivo.

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Nel 1970 il gruppo delle Pantere Nere invitò Jean Genet, il famoso scrittore e attivista gay, negli Stati Uniti, perché molti lo consideravano un alleato dopo la pubblicazione dell’opera The Blacks. Nel 1991 a Parigi, la pantera nera Angela Davis parlò dei suoi incontri con Genet.

Davis ricordò un discorso che Genet fece all’Università di California a favore del rilascio dei prigionieri politici di colore. “Genet aveva fatto quelle proposte 20 anni prima che noi cominciassimo a svilupparle, come per esempio la partecipazione attiva dei bianchi nella lotta al razzismo. Dopo un quarto d’ora di brusii e mormorii in sala, qualcuno interruppe Genet chiedendogli di parlare solo di se e del suo lavoro. Genet, senza scomporsi, rispose: ‘No, non sono qui per parlare di letteratura o dei miei libri, ma per difendere il gruppodelle pantere nere’“.
Angela Davis sottolineò l’importanza dei legami tra la coscienza politica black e i diritti gay: “Un ultimo punto importante: fu Genet che risvegliò la coscienza del partito verso la questione omosessuale. David Hilliard mi raccontò che nei loro viaggi da una università all’altra alcuni membri del partito usavano espressioni omofobe molto forti contro Nixon e il procuratore generale Mitchell. Fu Genet, evidentemente disturbato da quelle espressioni, a far capire che quel vocabolario era sbagliato“.
Una notte Genet si presentò in hotel, dove le pantere nere dormivano 4 o 5 per stanza, vestito di un negligee rosa . Tutti pensarono che Genet fosse impazzito, e invece era il modo da lui scelto per imbastire una discussione sulle somiglianze della guerra al razzismo a quella contro l’omofobia.
Dopo quegli incontri, sul giornale delle Pantere Nere apparve questo articolo scritto da David Hilliard, capo del gruppo in quel periodo: “Qualsiasi siano le vostre opinioni personali e le vostre insicurezze riguardo l’omosessualità e i vari movimenti di liberazione, tra omosessuali e donne, dovremmo unirli in uno spirito rivoluzionario. Dico ‘qualsiasi siano le vostre insicurezze’ perché a volte il primo istinto per noi è stato di rompere i denti a un omosessuale e di imporre il silenzio a una donna. Vogliamo rompere i denti ad un omosessuale perché abbiamo paura di scoprirci noi stessi omosessuali. E vogliamo far stare zitta una donna perché abbiamo paura ci possa castrare, o dimostrare di avere le palle che a noi mancano. Non abbiamo stabilito un sistema di valori rivoluzionario. lo stiamo creando ora. Non ricordo che sia stato mai sancito che sia rivoluzionario offendere gli omosessuali o impedire a una donna di parlare della sua oppressione, ed è un dato di fatto che nella nostra società agli omosessuali non viene data né libertà né espressione da nessuno. Sono forse le persone più oppresse nella società“.
Fu da quel momento che il movimento di liberazione omosessuale e quello per la lotta al razzismo iniziarono a condividere valori e ideali: quella condivisione che oggi è necessario recuperare.

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