PER AMORE DI TADZIO

di

La vera storia dell'efebo adolescente che fece innamorare von Ashembach, il protagonista della 'Morte a Venezia' di Thomas Mann. Un'identità che si sdoppia.

2754 0

Gilbert Adair è palesemente ossessionato dalla Morte a Venezia in tutte le sue forme, a partire dal romanzo di Thomas Mann, passando per il film di Luchino Visconti, per arrivare alle opere liriche e a qualunque altra cosa il capolavoro di Mann abbia generato direttamente o indirettamente: ad esso infatti Adair si è ispirato per il suo romanzo Vivere e morire a Long Island, dal quale è stato tratto l’omonimo film, per un altro romanzo breve uscito in una collana francese, e ora pubblica un libricino curioso dal titolo La vera storia di Tadzio, l’icona bionda di Morte a Venezia.

Tadzio è, naturalmente, il protagonista del libro di Mann e del film di Visconti. E il libro di Adair è curioso perché non inquadrabile in una categoria precisa. Di fatto, ripercorre e ricostruisce la vita di “vari Tadzio”, verrebbe da dire, in primo luogo quella dell’originale che ispirò lo scrittore tedesco, il polacco Wladyslaw Moes, ma anche quella dell’attore che impersonò il ragazzo nella versione cinematografica, lo svedese Bjorn Andresen. Una doppia biografia, dunque? L’autore lo definisce «un lungo e tardivo esempio del fratello meno garrulo della biografia: il necrologio». In realtà, nel centinaio di pagine del volumetto, Adair non si limita a ricostruire vita, morte e miracoli dei personaggi che, per una ragione o per l’altra, hanno ruotato intorno a quel che è considerato oggi un classico della letteratura mondiale, ma, verso la fine, si lancia in considerazioni di carattere vario – estetico, letterario, tecnico, storico – sui lavori che sono stati ispirati dal personaggio di Tadzio, o da quello del vecchio von Aschenbach che di Tadzio si innamora, aggiungendo notazioni del tutto personali su epoche, tendenze e abilità letterarie di vari autori, allo scopo di sostenere la sua tesi che Morte a Venezia è sostanzialmente la bibbia letteraria dell’omosessuale, e che nessun altro autore o libro sia altrettanto amato o amabile in ambito gay.

Considerazioni, naturalmente, opinabili, e che soprattutto rendono la struttura del libro piuttosto confusa: non si capisce, per l’appunto, quale sia esattamente l’obiettivo del saggio (se saggio si può chiamare). Ricostruire i retroscena dei vari Morte a Venezia? Capire perché il libro (e con lui il film) è tanto amato ancora oggi? Scoprire quello che Adair definisce «il significato della Morte a Venezia nella storia socioculturale dell’omosessualità»? Scrivere un manuale omnicomprensivo, una sorta di Bignami su “Tadzio e i suoi fratelli”? O altro ancora? Forse un po’ tutto questo, forse l’autore ha messo un po’ troppa carne al fuoco, e la coerenza dell’opera finisce per risentirne.

Certo, il libro è scritto bene, si fa leggere con piacere, e i dati che fornisce Adair, giornalista di professione che evidentemente si è sobbarcato una bella mole di lavoro per ricostruire tutti gli spostamenti dei due Tadzio più famosi, sono molto interessanti, in particolare la vita di Moes (Adzio, nel diminutivo popolare del nome Wladyslaw): aristocratico assai consapevole e fiero della sua bellezza fin da ragazzino, ma che un’educazione rigida quanto basta, la guerra, il comunismo e sventure personali di vario tipo rendono comunque uomo di valore, per nulla viziato o frivolo. Un lavoro investigativo che però forse Mann non avrebbe del tutto approvato: perché se è vero che egli stesso aveva ammesso di essersi ispirato per il suo libro a un fatto reale (anzi, a una serie di fatti reali), proprio nella Morte a Venezia fa dire al suo alter ego von Aschenbach: «È bene, senza dubbio, che il mondo conosca solo l’opera insigne e non anche le sue origini, le condizioni in cui è nata; giacché la conoscenza delle fonti donde l’ispirazione fluisce all’artista, sarebbe non di rado cagione di sgomento e di orrore, sì da cancellare l’influsso benefico della grandezza».

Leggi   Yang Shi: "La mia strana storia gay, made in China"

Adair Gilbert
La vera storia di Tadzio. L’icona bionda di Morte a Venezia
Arcana Editrice
128 p., 8.00 €

di Selene Verri

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...