Quando il letto diventa un campo di battaglia

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Sei opere teatrali da non perdere. Un rapporto gay che va in frantumi, nonostante l'amore, e il sacro matrimonio che vacilla. Poi la danza di Luca Russo, gay...

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"L’ultima ora e mezza di una coppia, in un letto che è ora un ring di due pugilatori , ora zattera di naufraghi, ora giaciglio per le carezze più disperate. L’ultima ora e mezza a cercarsi per far sì che non sia l’ultima": Sandro vuole lasciare Maro perché il loro sentimento non basta a sostenere il peso di una relazione ormai malata. In uno spazio scarno dove il letto sembra un campo di battaglia più che il terreno dell’amore, tra ricordi, recriminazioni e molta malinconia si gioca l’ultima partita, scandita dal ticchettio di una sveglia e dalle note di Frank Sinatra.

In "Under my skin" di Massimo Bavastro, Daniele de Plano dirige Antonio Merone (già interprete e co-sceneggiatore del film "Un altro pianeta") e l’affascinante Francesco Stella. Un testo complesso, gridato, con pochi momenti di alleggerimento e un grande compito sulle spalle dei due interpreti, che devono abbracciarsi, picchiarsi, baciarsi, scopare, allontanarsi e riavvicinarsi, con le parole, i gesti, gli sguardi, mostrando la forza di una passione ancora viva insieme al dolore per l’inevitabile distacco.  A Roma, al Nuovo Colosseo, fino a domenica 8 febbraio e poi in diversi teatri italiani fra cui il Teatro Baretti di Torino (dal 15 al 17 aprile).

Nessun riferimento all’omosessualità invece per le coppie dello spettacolo più divertente visto in questa stagione, in scena fino al 15 febbraio al Teatro de’ Servi: "Ti sposo ma non troppo". Una coppia in crisi prima del matrimonio, un single convinto che seduce per mestiere e un cuore spezzato che sogna l’amore eterno: un ritratto originale ma credibile del caos sentimentale di molte persone, ispirato a una storia vera iniziata su Facebook, scritto e diretto da Gabriele Pignotta, autore di accattivanti commedie generazionali, oltre che interprete insieme a Fabio Avaro, Giada Prandi ed Elena Cucci.

Una variante ‘etero’ sull’amore, valida in qualunque versante, anche se è il famigerato sacramento (vietato ai gay italiani) ad essere messo continuamente in discussione: quello che appare certo si manifesta d’improvviso in tutta la sua precarietà. Notevole la capacità di trattare argomenti seri in chiave comica con leggere venature sentimentali, un’abile fusione di diversi registri e grande senso dei tempi comici. Una pièce acuta  e coinvolgente in cui, indipendentemente dall’orientamento sessuale, lo spettatore non può non riconoscersi.

Relazioni sentimentali complicate all’insegna della commedia anche in "Doppia coppia batte il tris", due atti unici con situazioni etero e gay degli stessi autori e protagonisti del fortunato "Sono diventato etero!". Nel primo, "Bric à Brac", di Alessandro Casson e Susanna Cantelmo, la nevrosi e il non dialogo la fanno da padrona e, ridendo, si scopre la dura verità del quotidiano: la coppia necessita del ‘terzo’ per comunicare. Nel secondo, "Caro, ti presento il tuo amante", di Lorenzo De Feo, un gioco psicologico e diabolico cela il ‘terzo’ che mai vorremmo scoprire. Un gioco divertente ma con regole molto rigide in cui la coppia è vittima e carnefice di se stessa.

Rodatissima in scena e nella vita è invece la coppia (gay) composta dal ballerino Luca Russo e dal regista Dino Verga che, a differenza del più celebre (e cauto) Roberto Bolle, non nascondono di vivere insieme da 19 anni. Sabato sera al Teatro Quarticciolo, attorniati da un ottimo cast tecnico e artistico (Stefania Brugnolini, Veronica Cionni, Luca Della Corte, Anna Marinelli, Angelo Petracca, Antonella Pugliese), metteranno in scena due loro estasi suggestive di movimenti e creatività espressive: "Corpo.Jpg", sulla nascita, esplorazione ed educazione di un corpo segnato dalla natura, e "Dammi mille baci", sull’utopia che l’amore possa sanare le ferite e appianare le diversità, perché i baci e la poesia, da Catullo a Pasolini, sanno scarnificare il dolore fino a sublimarlo.

Segnalazione d’obbligo, infine, per "India", racconto multicolore sospeso tra mito e suggestioni sonore e visive, scritto e narrato da Mara Baronti,

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accompagnata da due giovani cantanti e danzatrici. Non il Paese di "The millionaire" ma quello delle millenarie leggende, secondo il regista Alfonso Santagata: "il Paese più semplice e complicato allo stesso tempo, dove lontananza e vicinanza sono la stessa cosa". Per Mara Baronti: "Un elefante che vola e si trasforma: immenso e leggero. Un racconto di miti e di Dei che ci conduce nella filosofia indiana, che non è una materia scolastica ma vita: ricerca quotidiana della conoscenza, non del mondo, ma di Sé".

Niente pontefici omofobi ossessionati dal sesso che parlano in nome di un Dio unico, bensì milioni di divinità, a volte in aperto conflitto tra loro, con le proprie debolezze e paure. Come la bambola di sale il cui racconto chiude lo spettacolo: piena di tormenti interiori e domande sull’esistenza, giungerà fino all’Oceano per avere una risposta ma, non appena avrà messo i piedi nell’acqua, comincerà a sciogliersi e a fondersi in esso. Insieme al suo corpo, spariranno anche tutti i suoi tormenti, e tutte le domande che la affliggevano.

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